Nella galleria fotografica, le immagini della protesta dinanzi alla scuola Arbore e a quella di viale Arno

Scuole chiuse, anche a Corato zaini vuoti e cartelloni dinanzi ai cancelli

«La nuova generazione si vede negato un diritto costituzionalmente sancito perché non è stato possibile assicurare una serie di processi a monte e a valle della scuola, non perché la scuola non sia sicura»

Cronaca
Corato sabato 31 ottobre 2020
di La Redazione
Scuole chiuse, anche a Corato zaini vuoti e cartelloni dinanzi ai cancelli. Qui la primaria Arbore
Scuole chiuse, anche a Corato zaini vuoti e cartelloni dinanzi ai cancelli. Qui la primaria Arbore © CoratoLive.it

Emiliano chiude. Lopalco ipotizza una riapertura prima del tempo. Intanto, però, non si placa la protesta delle famiglie per lo stop alla didattica in presenza disposto dalla giornata di ieri fino - se non ci saranno novità - al prossimo 24 novembre.

Ieri anche a Corato - come in molte parti della regione - all'ingresso di diverse scuole della città, bimbi e genitori hanno lasciato zaini vuoti ed esposto cartelloni. Nella galleria fotografica, le immagini della protesta dinanzi alla scuola Arbore e a quella di viale Arno.

«Siamo perfettamente consapevoli della gravità della situazione che stiamo vivendo» hanno affermato alcuni genitori. «Quel che proprio non riusciamo a condividere è aver fatto passare il messaggio che la scuola sia pericolosa in quanto luogo di contagio. La nuova generazione si vede negato un diritto costituzionalmente sancito perché non è stato possibile assicurare una serie di processi a monte e a valle della scuola, non perché la scuola non sia sicura».

Subito dopo la pubblicazione dell'ordinanza di Emiliano, la ministra dell'Istruzione, Azzollina, aveva chiesto al governatore pugliese il ritiro del provvedimento. «La Regione Puglia ha sospeso le attività didattiche in presenza definendo ‘impressionante’ il numero dei contagi. Eppure, secondo quanto ci ha comunicato, si tratta di 417 studenti risultati positivi (su una popolazione studentesca di 562 mila). La stessa Regione ha poi ammesso che il problema in realtà non è la diffusione del virus all’interno delle scuole ma l’organizzazione del lavoro della Sanità regionale. Pensare di risolvere il problema chiudendo le scuole è una mera illusione. Perché i ragazzi escono, anzi usciranno di più e rischieranno di contagiarsi. A scuola invece, non solo ci sono misure di sicurezza, ma anche protocolli che permettono controllo e tracciamento. Si riaprano al più presto le scuole, evitando conseguenze gravi, presenti e future, per gli studenti e per le famiglie. Sono sommersa in queste ore da messaggi di sconforto, delusione e amarezza. La comunità scolastica pugliese nei mesi scorsi ha lavorato tantissimo, per preparare le scuole alla riapertura. Dimostrando spirito di sacrificio e responsabilità. La stessa che oggi è richiesta a tutti gli attori istituzionali per non togliere alle bambine e ai bambini momenti di socialità, studio, impegno e crescita. La scuola non è "un problema" come qualcuno ha scritto. La scuola è futuro e speranza».

Il professor Lopalco, assessore alla Sanità della Puglia, aveva poi replicato all'invito della Azzolina, spiegando che «la decisione presa dalla Regione Puglia di interrompere momentaneamente la didattica in presenza nelle scuole, sofferta quanto necessaria, affonda le sue motivazioni in questioni sia di carattere epidemiologico che pragmatico che vanno tutte nella direzione urgente di mitigare l’impatto della pandemia.

I contagi nella nostra regione hanno intrapreso un ritmo di crescita esponenziale estremamente preoccupante. Il numero di casi riportati nelle scuole, apparentemente, rispecchia la fotografia della distribuzione del virus nella popolazione esterna. In realtà, da quando è partita la attività didattica ad oggi sono stati segnalati 1121 casi di positività fra la popolazione di età 6-18 anni, corrispondenti all’11% dei casi totali. Questa percentuale era del 6% nella settimana dal 17 al 22 settembre e dell’8% nella prima settimana di apertura della scuola. L’aumento della proporzione di casi in quella fascia di età è dunque sicuramente contemporaneo alla riapertura della scuola nella nostra Regione. Questo fenomeno non deve sorprendere: essendo la scuola un aggregatore sociale, a prescindere se il contagio avvenga nelle aule o al di fuori di esse, rappresenta comunque un fattore facilitante per la diffusione del virus. Quando in una epidemia come questa si osserva una curva in crescita, non ci si può permettere il rischio che tale crescita diventi incontrollabile. Bisogna intervenire precocemente con misure tempestive. Più tempestive sono le misure, minore potrebbe essere la durata delle stesse. E’ per questo motivo che noi monitoreremo la situazione costantemente e rivedremo la misura settimanalmente.

Accanto a queste considerazioni di natura epidemiologica vi sono anche considerazioni di ordine pragmatico circa quello che ha rappresentato l’attività scolastica in termini di impatto sul servizio sanitario. A causa del suo ruolo di aggregatore sociale, ogni volta che si sviluppa un caso di positività nella comunità scolastica, si avvia una macchina sanitaria imponente per isolare i casi e i loro contatti, eseguire i tamponi a tutti ed avviare la indagine epidemiologica in ogni caso secondario che dovesse risultare positivo. A titolo di esempio, nella ASL di Lecce, la meno colpita dal contagio nella nostra regione, a fronte di 34 studenti positivi sono al momento in isolamento domiciliare 840 studenti. A questo carico di lavoro per gli addetti al tracciamento, che rischia di ingolfare un’attività cardine per il controllo dell’epidemia, si aggiunge l’enorme numero di richieste di certificazioni (spesso accompagnate dalla richiesta contestuale di inutili tamponi) di cui sono inondati i pediatri di famiglia.

Le chiedo, onorevole Ministro, invece di avere un atteggiamento inutilmente ideologico nei confronti della didattica in presenza a tutti i costi, di accompagnare l'amministrazione scolastica in un percorso che purtroppo deve modificarsi velocemente in base alle esigenze epidemiologiche di un virus le cui azioni devono essere prevenute e non inseguite. Avrei potuto, da epidemiologo, darle un parere sui banchi a rotelle che hanno monopolizzato il dibattito estivo, o sulla mancata ristrutturazione organizzativa della didattica, quali doppi turni, alternanza di didattica in presenza e distanza, orari di ingresso fortemente differenziati, ecc. Ma non è mio compito farlo. Noi speriamo comunque che questa interruzione possa portare ad una ristrutturazione organizzativa volta a diminuire sensibilmente la presenza in contemporanea degli alunni nei plessi scolastici. Da parte nostra, siamo impegnati a migliorare la capacità di testing adottando il più possibile l’uso di tamponi rapidi e semplificando la burocrazia che accompagna la scoperta di un caso di positività a scuola. Ma anche in questo abbiamo bisogno di un aiuto da parte dell’amministrazione per ridurre al minimo la richiesta di certificazioni spesso improprie. Una pandemia la si combatte insieme. Si vince o si perde insieme».

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I commenti degli utenti
  • carlo mazzilli ha scritto il 31 ottobre 2020 alle 21:49 :

    ma vedete di non rompere il cappero per qualche ore di lezione saltata! ma BASTA! e vergognatevi! tutte adesso con la strafregola della scuola! ma smettetela! ma lo volete capire o no che siamo davanti ad un cappero di fatto EPOCALE, mai accaduto prima, mai affrontato prima e che è davvero difficile da comprendere ed arginare! cercate di essere più responsabili e di sentirvi più in trincea insieme a chi ha l'onere immenso di prendere decisioni, magari anche sbagliate, ma certo nell'interesse di tutti!!! fatela finita e siate solidali e responsabili! ecchecca$$o!!! e sono convito che i più esagitati e barricaderi in questo caos sono proprio quelli che farebbero carte false per NON accompagnare i figli a scuola !!! Rispondi a carlo mazzilli

  • Non se ne può ha scritto il 31 ottobre 2020 alle 06:02 :

    Mi chiedo: ma veramente contestiamo per il diritto allo studio o, nel nostro più profondo inconscio, non siamo più in grado di fare i genitori/psicologi con i nostri stessi figli? Perché celarsi dietro false giustificazioni:"Pensare di risolvere il problema chiudendo le scuole è una mera illusione. Perché i ragazzi escono, anzi usciranno di più".....veramenteeee???? Scusate ma i ragazzi sono in DAD, sono in aula virtuale, come farebbero ad uscire di più? Infine vi faccio due domande su cui riflettere:1) è tanto problematico concedere UN mese? 2) qual'è il male minore: un mese di DAD o chiusura di quelle attività considerate non di prima necessità? E allora, a quel punto,non avrò lavoro e non potrò assicurare quel diritto a mio figlio,diritto che ora sto pestando sotto i miei stessi piedi Rispondi a Non se ne può

  • Mamma arrabbiata ha scritto il 31 ottobre 2020 alle 05:33 :

    Nessuno parla delle votazioni e dei vari comizi a cui hanno preso parte lopalco e emiliano Rispondi a Mamma arrabbiata

    Mamma super arrabbiata ha scritto il 31 ottobre 2020 alle 10:22 :

    Condivido pienamente, si è pensato più ai comizi creando inutili assembramenti, piuttosto che alla riapertura della scuola in sicurezza!!! Ritengo del tutto infondata la chiusura delle scuole perché non si riesce a snellire la burocrazia del sistema sanitario. Come al solito a pagarne le spese sono le famiglie e i bambini. Rispondi a Mamma super arrabbiata