Un lavoro nato per caso

La sua firma sulle allegorie di Palazzo De Mattis: una ricerca rende omaggio al maestro Luigi Leone

Lo hanno realizzato Giuseppe Magnini, Vincenzo Corcelli e Franco Leone. Si intitola "Dalle quattro misteriose allegorie di palazzo Patroni Griffi (De Mattis) alle opere presenti a Corato del maestro Luigi Leone"

Cultura
Corato sabato 20 febbraio 2021
di La Redazione
Le allegorie di Palazzo Patroni Griffi
Le allegorie di Palazzo Patroni Griffi © CoratoLive.it

In pochi sapranno che sulla volta di una sala del primo piano di uno dei palazzi più famosi di Corato, cioè Palazzo Patroni Griffi (De Mattis) - comunemente conosciuto come “u palazz de re péte pezzute” - è conservato uno splendido dipinto a muro, senza la firma dell’autore. Nell'opera è rappresentato un cielo coperto di nuvole da cui emergono quattro bellissime figure femminili panneggiate, che si pensava fossero le rappresentazioni allegoriche delle quattro stagioni.

Nel 2018 queste figure allegoriche, grazie ad una segnalazione, furono oggetto di uno studio di ricerca da parte di Giuseppe Magnini, cultore di storia locale e socio Archeoclub Corato, il quale - attraverso l’utilizzo di foto ad alta risoluzione - escluse che queste figure simboleggiassero le quattro stagioni a causa della mancanza degli attributi iconografici. 

Successivamente, il perito d’arte Vincenzo Corcelli intraprese una ricerca iconografica confrontando altre forme d’arte, riuscendo ad individuare a quali dipinti l’autore si fosse ispirato per realizzare le quattro figure femminili. Esse, infatti, non sarebbero altro che quattro bellissime riproduzioni delle allegorie delle 6 ore del giorno e delle 6 ore della notte, realizzate dal pittore e disegnatore Michelangelo Maestri (1741- 1812) tra il 1803 ed il 1806.

Il perché della scelta delle quattro allegorie, tra le dodici, da parte del pittore che le aveva riprodotte nella stanza del Palazzo, potrebbe essere stata dettata dalla necessità di voler rappresentare delle allegorie che indicassero quattro momenti particolari della giornata quali l’alba, il giorno, il tramonto e la notte (come riporta Lo Stradone nel settembre 2018).

Durante la ricerca si riuscì ad identificare anche i committenti dell’opera, ovvero la famiglia Graziani, proprietari degli ambienti di palazzo Patroni Griffi, intorno al 1960. Solo un particolare era rimasto in sospeso: individuare chi fosse l’autore delle quattro Allegorie. Nel 2019, grazie al lavoro di Franco Leone il quale,confrontando lo stile e il modo con cui furono dipinte le quattro allegorie con altre opere presenti a Corato, riuscì ad attribuire l’opera, in maniera inequivocabile, alla mano del maestro pittore coratino Luigi Leone (1911-1967) (cfr. Lo Stradone gennaio 2019).

Tale scoperta non poteva rimanere nell’ombra ed è per questo motivo che gli autori hanno deciso di realizzare una pubblicazione sulle pagine di academia.edu per poter valorizzare in qualche modo tutte o quasi tutte le opere del maestro presenti ancora a Corato. Il lavoro è consultabile cliccando qu questo link.

Il maestro Leone fu molto attivo a Corato tra il 1932 e il 1965, ad esclusione degli anni dal 1949 al 1960, quando emigrò in Venezuela. Le sue bellissime opere e decorazioni arredano da anni le pareti e le volte di antichi palazzi, ma soprattutto sono presenti in molte chiese: per esempio nella chiesa della Madonna del Carmine, nella chiesa di San Domenico, nella chiesa di Santa Maria Greca, nella chiesa del Sacro Cuore, in chiesa Matrice e nella chiesetta della Casa di Riposo presso l’Oasi di Nazareth.

In queste chiese ci sono solo alcuni dei dipinti più famosi del maestro Luigi Leone. Ci sono, però, anche tante altre opere meno conosciute ma di certo non meno importanti, come ad esempio un lenzuolo dipinto con l’effige dell’Addolorata oggi scomparso, oppure un separé realizzato utilizzando tre antiche porte, con rappresentazioni di figure orientali e un dipinto su tela del 1937 con figure mitologiche in stile neoclassico, esposti negli ambienti di palazzo Gioia.

«Sarebbe stato moto bello poter realizzare un convegno in presenza a tema - spiegano gli autori - ma, a causa dell’emergenza sanitaria, la maggior parte degli eventi culturali sono sospesi e quindi con questo lavoro si è voluto comunque  rendere omaggio al maestro Leone che con la sua passione ha portato una nuova linfa nell’arte della sua città natale, impreziosendone templi e palazzi con opere consegnate al futuro, nell’attesa che il suo richiamo alla bellezza non resti nel vuoto, ma venga colto dalle nuove generazioni e propagato a chi verrà dopo ancora».

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