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Tratta Corato-Ruvo, Rifondazione: «Negli ultimi due anni promesse puntualmente disattese»

La sezione ruvese del partito ricorda i numerosi annunci sulla riapertura e si chiede: «Perché non viene presa in considerazione la possibilità di rescindere la concessione con Ferrovie Nord Barese?​»

Politica
Corato domenica 09 settembre 2018
di La Redazione
La stazione di Corato
La stazione di Corato © Circolo Legambiente Corato

«In merito alla riapertura della tratta ferroviaria Ruvo-Corato leggiamo oggi l’ennesima comunicazione da parte dell’azienda Ferrotramviaria che, ancora una volta, rimanda l’atteso evento “entro l’anno”». Lo scrive il segretario della sezione ruvese di Rifondazione comunista Pierdomenico Di Terlizzi, che a tal proposito ritiene «opportuno ricostruire una cronologia delle promesse, puntualmente disattese, fatte negli ultimi due anni a suon di comunicati e annunci.

Si parte dal novembre 2016, quando in una nota si annuncia che addirittura il doppio binario sarebbe stato operativo entro il Natale dello stesso anno. Ovviamente tutto ciò non si avvererà.

Passa qualche mese e nell’aprile 2017, a seguito di un incontro tra Legambiente e Massimo Nitti, direttore generale di Ferrotramviaria, si dice che “l’obiettivo, compatibilmente con le autorizzazioni dell’agenzia nazionale sicurezza ferroviaria, è di riaprire la tratta all'esercizio ferroviario tra i mesi di giugno e luglio. Nella peggiore delle ipotesi, il servizio sarà garantito con la riapertura dell’anno scolastico in concomitanza del nuovo orario in vigore”. Dunque, non era affatto la peggiore delle ipotesi.

Passano altri mesi, almeno i lavori vengono finalmente ultimati ma, nell’ottobre 2017, Nitti dichiara imperterrito nuovamente che “l'Ansf dovrebbe esprimersi in merito entro dicembre del corrente anno e, in caso di parere favorevole, si potrebbe pensare di riattivare entro i primi mesi del 2018 la circolazione dei treni”.

Nel novembre 2017, in un nuovo comunicato, un consigliere regionale di Forza Italia nella Commissione consiliare Trasporti, avendo ricevuto un cronoprogramma per risolvere i disservizi della Bari Nord, dichiara che “Ferrotramviaria ha comunicato che questo dovrebbe avvenire entro il primo semestre del 2018”.

E oggi, dopo due anni di promesse, come se non bastasse, se ne aggiunge un’altra: “Se non vi saranno ulteriori difficoltà contiamo di riaprire la linea in tempi brevi e comunque entro l’anno”.

Crediamo innanzitutto che i vertici dell’azienda debbano finirla di illudere gli utenti con promesse evidentemente infondate perché i pendolari, già alle prese con intollerabili e snervanti disagi, non possono a maggior ragione essere presi in giro.

Noi - studenti, lavoratori e lavoratrici che siamo costretti ogni giorno a sacrifici, attese e disservizi imposti da una concessione monopolistica del trasporto pubblico - ci chiediamo, dinanzi alla pavidità o all’interesse di una classe politica locale (Regione e Comuni) prona solo agli interessi privatistici dell’azienda concessionaria: perché non viene almeno indetta una Conferenza dei Servizi che obblighi gli Enti pubblici a compiere bene e presto ogni proprio dovere per favorire l’apertura della tratta e togliere alibi all’azienda ?

Perché non viene presa in considerazione la possibilità di rescindere la concessione con Ferrovie Nord Barese (i morti di Andria sono diversi da quelli della tragedia del ponte di Genova ?)? Perché i Sindaci dei Comuni interessati non convocano un Comitato degli utenti che gli racconti ogni giorno dei treni soppressi, dei ritardi, delle coincidenze saltate fra bus e treni?

Un servizio "pubblico" che assorbe ogni anno ingenti risorse pubbliche non può solo fare gli interessi dei privati!», conclude la nota di Rifondazione.

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I commenti degli utenti
  • salvatore di gennaro ha scritto il 10 settembre 2018 alle 07:00 :

    E' giusta la nota di Rifondazione Comunista, come sarebbe stata altrettanto simile quella eventualmente scritta da un qualunque altro partito di opposizione a Rifondazione, se quest'ultima avesse avuto la possibilità di decidere. L'inerzia e le lungaggini burocratiche, antichi vessilli di cui andiamo fieri, sono infatti un qualcosa che prescinde dallo schieramento politico. Costituiscono un nostro "marchio di fabbrica". Rifondazione, che, come tanti altri gruppi di variegata minoranza, si sviluppò dopo la sbornia ideologica del '68, è un esempio di come non si sia mai riusciti a trovare, tra i vari partiti e partitini, un "minimo comun multiplo" che li unisse per il vero interesse della nazione, ma che ci si compiacesse (anche con "calcolo") nel suddividersi e differenziarsi sempre più. Rispondi a salvatore di gennaro