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Corato - venerdì 17 febbraio 2017 Attualità

I coratini lo chiamano “u palazz de re pète pezzute”. Per gli storici dell’arte è palazzo De Mattis, uno dei più pregiati esempi di architettura rinascimentale sorti in Puglia

Rinasce il palazzo delle "pietre pizzute". Le foto

«Ogni intervento è stato concordato con la Soprintendenza di Bari nella persona dell’architetto Lucia Patrizia Caliandro. I lavori, durati circa due mesi, sono quasi ultimati: devono solo essere rimossi i marmi posticci»

Rinasce il palazzo "delle pietre pizzute" © CoratoLive.it
di Marianna Lotito

I coratini lo chiamano “u palazz de re pète pezzute”. Per gli storici dell’arte è palazzo De Mattis, uno dei più pregiati esempi di architettura rinascimentale sorti in Puglia. E oggi, finalmente, torna a splendere.

Grazie all’opera di restauro commissionata e interamente finanziata dai proprietari, il palazzo - che occupa un intero isolato del centro antico all’intersezione fra via Roma e via De Mattis - avrà presto un nuovo volto. Nonostante sia ancora in parte coperto dalle impalcature, come si nota dalle immagini della galleria fotografica, la luce del sole gli dona ad ogni ora del giorno un aspetto diverso.

«Ci siamo imbattuti in quest’opera - afferma uno dei proprietari, l’avvocato Ettore Quinto - per evitare che le infiltrazioni potessero rovinare un immobile di così grande valore storico. L’accordo tra tutti i proprietari ha permesso di realizzare il restauro integrale dell’esterno del palazzo con l’obiettivo di “tornare alle origini”.

Ogni intervento, eseguito dall'impresa Carnicella, è stato concordato con la Soprintendenza di Bari nella persona dell’architetto Lucia Patrizia Caliandro. I lavori - durati circa due mesi - sono quasi ultimati, devono solo essere rimossi i marmi posticci che si trovano nella parte bassa dell’edificio».

Gli interventi eseguiti
I lavori sono stati affidati alla direzione dell’architetto Pasquale Lobascio. «Abbiamo iniziato con l’idropulitura del bugnato - ci spiega - per evitare di utilizzare sostanze aggressive. Individuate le zone volumetriche in cui erano presenti delle lacune, si è provveduto alla ricostruzione.

L’intonaco ha lasciato il posto al grassello di calce ed è stata eseguita anche un’opera di consolidamento generale della struttura con degli architravi rinforzati. Ogni singola fase dei lavori è stata guidata dalla filosofia del rispetto dei materiali e della storia del palazzo».

Interessante lo studio dei pigmenti.

«Prima di arrivare a scegliere il tono di colore per la parte alta del palazzo, abbiamo eseguito un’attenta analisi dei vari strati di pittura che nei secoli si sono accumulati sul bugnato. Il più antico era il rosso mattone che adesso vediamo splendere nuovamente sul palazzo. Abbiamo scelto di riproporlo in pieno accordo con la Soprintendenza».

Lo stemma
Ancora coperto dalle impalcature lo stemma che troneggia all’angolo del palazzo, quello della famiglia dei Patroni Griffi: «siamo in attesa di capire quale fosse la colorazione originale» conclude Quinto. Di fatto un simbolo che, con un’ancora e un grifone, unisce due famiglie. Un po’ come il palazzo che, grazie a Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, tiene unite le storie di Corato, Bisceglie e Ferrara. Di questo, nella sezione di CoratoLive.it dedicata alla città, raccontano Ada Loiodice, Filippo Loiodice e Mario Piccarreta.

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