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Palazzo de Mattis

a cura di Ada Loiodice - Filippo Loiodice - Mario Piccarreta

L’edificio che il Molinini dice eretto da Martius Patroni nel 1579, successivamente passato ai Patroni Griffi, è ora noto come Palazzo de Mattis. Planimetricamente si tratta di un edificio a pianta rettangolare occupante un intero isolato del nucleo antico di Corato ed in particolare del lotto all’intersezione fra gli assi Via Roma e l’omonima Via de Mattis.

Il valore architettonico dell’edificio lo si deduce dal tipo di bugnato utilizzato ai piani alti. L’edificio noto anche come “u palazz de re pète pezzate” presenta al di sopra della cornice marcadavanzale un piano nobile totalmente rivestito con Bugne a punta di diamante probabilmente di fattura e derivazione Ferrarese. Ciò lo si deduce dalla presenza di dimostrati rapporti culturali intrattenuti nel 500 fra Ferrara e la terra di Bari, e nello specifico attraversa la figura di Lucrezia Borgia. Lo stesso tipo di decorazione ritorna nelle tredici bugne assai più sporgenti che incorniciano e gerarchizzano il portale d’accesso; nelle diciotto dimensionalmente più raffinate che incorniciano le singole finestre ed infine negli elementi a punta che scandiscono il basamento lungo la via Roma. Tipologie decorative simili sono rintracciabili a Corato in un edificio sulla via Santa Caterina oltre che nel distrutto Palazzo Ducale, oltre che in alcuni edifici biscegliesi. Nello specifico il prototipo base dovrebbe essere costituito dal Palazzo dei diamanti a Ferrara opera di Biagio Rossetti.

Sul piano nobile, allo spigolo fra via Roma e via de Mattis campeggia lo stemma patronale della famiglia Patroni Griffi, altre volte presente negli edifici coratini. Lo stemma in questione presenta una divisione netta in due parti, l’una per i Patroni e l’altra per i Griffi, con due simboli differenti, da un lato una mano sorregge un’ancora, dall’altra un grifone. L’effetto visivo attuale è traviato rispetto a quella che doveva essere la vista post edificazione. Le bugne erano tutte bianche e non rosacee, come appare attualmente, ed inoltre la precisa stereotomia ed il combinarsi delle stesse, dimensionalmente diverse, garantiva apprezzabilissimi effetti chiaroscurali e giochi di luce ed ombra sapientemente studiati dall’architetto progettista.

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