Domenica 9 dicembre alle 18.30

L’esperienza della maternità in musica​. In sala verde ″Di madri e figli″

Teresa Caricola, mezzosoprano, e Vincenzo Cicchelli, pianoforte, con musiche di Händel, Rachmaninov, Brahms, Schumann, Falla, Wolf-Ferrari, Chopin, Schubert, Gerswhin, Tosti, Fauré, Musorgskij, Warlock, Lorca, Dvorak e Rossini

Spettacolo
Corato venerdì 07 dicembre 2018
di La Redazione
Teresa Caricola, mezzosoprano, e Vincenzo Cicchelli, pianoforte
Teresa Caricola, mezzosoprano, e Vincenzo Cicchelli, pianoforte © n.c.

L’esperienza della maternità vissuta e raccontata con la musica. E cantata con voce morbida e accogliente, come il seno materno.

Teresa Caricola, mezzosoprano dalla splendida carriera artistica, e il pianista Vincenzo Cicchelli, presentano il progetto «Di madri e figli» in programma domenica 9 dicembre alle 18.30, nella sala verde del Municipio di Corato, dove l’attrice Beatrice Gallo declamerà un brano tratto dal romanzo "Paula" di Isabel Allende.

L’appuntamento rientra nella programmazione del Festival pianistico Città di Corato diretto da Filippo Balducci nella Rete di musica d’arte Orfeo Futuro con il sostegno della Regione Puglia, dell’amministrazione comunale, di alcuni sponsor e, per questa occasione, la partecipazione attiva dell’Adisco (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale).

Sbocciato quando Teresa Caricola attendeva il primo figlio, e completato con la nascita del secondo, il progetto «Di madri e figli» si presenta come un excursus tra musiche a tema, da Händel a Chopin, da Gershwin a Rossini, passando per Brahms, Schumann, il poeta-musicista Garcia Lorca e tanti altri autori, dei quali la cantante barese, coadiuvata da Vincenzo Cicchelli, si fa interprete ideale per raccontare le tante facce dell’essere madre: dalla gioia luminosa che descrive il figlio appena nato alle ninne nanne di velluto che parlano di sogni, carezze e promesse, per transitare attraverso i toni più severi del rimprovero.

La prospettiva diventa poi speculare quando è una figlia a raccontarsi, a fare le proprie confidenze a una madre e, in ultimo, a diventare lei stessa madre, perpetuando in tal modo il ciclo della vita. Il pianoforte si fa architetto dei suoni, costruisce e ricrea i luoghi e le atmosfere di brani distanti per epoca e area geografica, sapientemente accostati in questo ritratto intimo e privato i cui contorni sono tratteggiati da un’accurata guida all’ascolto.

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