​L’Europa post Covid

La tutela dell’ambiente e della salute hanno un ruolo preminente per prevenire qualsiasi situazione pandemica

Legambiente Corato Il cigno verde
Corato - giovedì 17 dicembre 2020
​L’Europa post Covid
​L’Europa post Covid © n.c.

L'Europa è stata scossa dalla crisi sanitaria causata dal Covid-19. Sebbene alcuni richiedano un rapido ritorno alle attività routinarie, vi è un crescente consenso per un futuro più resiliente e sostenibile. Una maggiore cooperazione europea in materia di salute pubblica e una maggiore omologazione fiscale per non creare zone franche, si va anche verso una direzione fornita dal Green Deal europeo che sono elementi fondamentali per superare insieme le problematiche relative al rilancio del Continente europeo.

Le domande sul "come" sono le più difficili perché tutti concordano sul fatto che questa crisi è stata un campanello d'allarme per i sistemi sanitari nell'UE. Come sempre in una crisi, è il settore pubblico che deve farsi avanti e trovare le soluzioni operative. Non è necessario solo applaudire agli operatori sanitari; sono necessarie riforme strutturali e una maggiore spesa sanitaria in un’ottica europea e nazionale. Le politiche di austerità che ci hanno spinto verso la liberalizzazione, la privatizzazione e una maggiore efficienza dei costi nel settore sanitario e queste sono sempre state pericolose perché hanno lasciato i Paesi Europei senza capacità funzionali per la gestione delle crisi. In tutta Europa, ogni partito politico ora comprende la necessità di maggiori investimenti nella sanità pubblica.

Non si tratta solo di capacità di terapia intensiva ma soprattutto maggiori investimenti nella salute mentale e nella prevenzione devono essere salvati per questa crisi. L'isolamento e il blocco hanno causato gravi problemi di salute mentale. La depressione e l'ansia hanno raggiunto il picco durante la prima ondata e gli stessi rischi si ripetono. Quindi, se si guarda a come si è evoluta la crisi e come si è diffuso il virus, è chiaro che un'assistenza sanitaria preventiva più forte avrebbe fatto risparmiare nelle cure. La prevenzione va ben oltre il settore sanitario. Riguarda i rischi ambientali e l'inquinamento, la qualità del cibo, le politiche commerciali e la sicurezza sul lavoro, per citare solo alcune aree. Un modo importante per sostenere il settore sanitario, è adottare un approccio alla "salute in tutte le politiche" in modo che gli impatti sulla salute siano presi in considerazione in tutte le zone.

Inoltre, le misure messe in atto ora non saranno solo temporanee, ma porteranno a cambiamenti strutturali. A livello europeo, la solidarietà tra gli Stati membri e i loro sistemi sanitari devono essere approfondite. L'assistenza sanitaria è ovviamente di competenza degli Stati membri, quindi sarà un conflitto. Ma i momenti di crisi sono tipicamente quelli in cui l'Unione Europea fa dei passi avanti e crisi come il Covid-19 non conoscono confini. Una politica sanitaria completa a livello europeo probabilmente non funzionerebbe poiché tocca troppe aree diversificate come la sicurezza sociale e il finanziamento sanitario e non. I Paesi europei hanno sistemi diversi con diversi livelli di privatizzazione, quindi potrebbero non essere nemmeno desiderabili e nemmeno realistici.

La situazione pandemica in Italia ha mostrato la necessità che la Sanità debba essere gestita direttamente dallo Stato: la conduzione regionale ha mostrato diseguaglianze tra regioni e regioni, con carenze ed insufficienze di servizi in alcune aree del nostro Paese. Ma ciò che l'Unione europea può fare, è incorporare misure che migliorano la salute nelle aree in cui si ha più influenza giuridica come cibo e agricoltura, commercio e occupazione, ad esempio. Laddove, si può agire direttamente su questioni sanitarie, come nella gestione delle crisi, l'UE dovrebbe andare oltre le raccomandazioni per intraprendere un'azione più vincolante. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha un mandato per la gestione e la preparazione alle crisi come agenzia dell'UE e dovrebbe essere rafforzato, con maggiori poteri per coordinare le chiusure delle frontiere e le scorte di emergenza di medicinali e attrezzature.

Una proposta sostenibile è la creazione di una forza sanitaria dell'UE che faccia parte dei sistemi di protezione civile europei, questo è prioritario. Medici e infermieri negli ospedali di tutta Europa potrebbero essere formati e preparati per la mobilitazione in caso di crisi o focolaio locale. La dipendenza dell'Europa dai farmaci essenziali prodotti in altre parti del mondo è stata messa a nudo durante questa crisi. Il paracetamolo viene prodotto in Cina, confezionato in India e quindi spedito nell'UE. Immaginiamo una crisi in cui le frontiere sono state veramente chiuse e l'accesso è stato tagliato. Quindi una certa rilocalizzazione è necessaria e dovrebbe essere organizzata a livello europeo.

L'Unione Europea ha anche competenza sullo sviluppo e la commercializzazione dei prodotti farmaceutici e vaccini. Durante la crisi del Covid-19, alcuni Stati membri hanno iniziato a negoziare direttamente con le aziende farmaceutiche per preordinare i vaccini. Ovviamente all'industria piace negoziare con più Paesi. Fortunatamente, la Commissione europea, da allora, ha preso il sopravvento e il risultato saranno condizioni molto migliori per lo sviluppo e la produzione di vaccini. Se vogliamo garantire la convenienza e l'accesso per i Paesi nel resto del mondo, il livello europeo è essenziale.

La crisi solleva interrogativi sul modo in cui produciamo e commercializziamo prodotti farmaceutici più in generale. Il potere dell'industria farmaceutica è enorme. Negoziano i prezzi a loro vantaggio e si concentrano sui farmaci più redditizi. Non sono interessati ai farmaci a basso costo o destinati a fasce deboli. Il settore pubblico, anche a livello europeo, dovrebbe considerare di prendere l'iniziativa e investire in laboratori pubblici per la ricerca e lo sviluppo. Una ricerca pubblica Europea favorirebbe uno sistematico studio sulle malattie rare, e oncologiche in modo che tanti ricercatori rimarrebbero in Europa a lavorare per la ricerca. Per l'Europa sarebbe motivo di orgoglio ottenere risultati dove altre nazioni hanno rinunciato solo perché non c'è un certo margine di ritorno economico. C'è anche un altro motivo per separare lo sviluppo e la commercializzazione dei farmaci. Il settore pubblico potrebbe guidare dove deve avvenire lo sviluppo e poi collaborare con il mercato per organizzare la ricerca e il marketing, in modo equo. Il mercato farmaceutico non è come gli altri mercati perché in primo luogo, come paziente, non scegli la tua malattia e, in secondo luogo, alla fine, tutto viene pagato con il denaro pubblico o le assicurazioni.

L'epidemia di Covid-19 è avvenuta a causa del rischio di diffusione zoofila che il nostro rapporto comporta con gli ecosistemi. Gli esperti hanno già avvertito che altre malattie come il Covid-19 emergeranno in futuro, in particolare, se la distruzione degli habitat degli animali selvatici continuerà. Il compito del mondo ambientalista è quella di mantenere questo messaggio sulla cima delle agende istituzionali. L'Organizzazione mondiale della sanità ha incorporato questa narrativa nella sua analisi della crisi del Covid-19. Il passo successivo è assicurarsi che questo collegamento sia riconosciuto dai governi e dalle istituzioni europee. L'impegno dell'UE a proteggere la biodiversità nel 30% di tutti gli ecosistemi entro il 2030 deve essere sostenuto da investimenti e azioni. I collegamenti tra la perdita di biodiversità e le origini di questa crisi, nonché quelli tra inquinamento atmosferico e vulnerabilità al Covid-19, mostrano che l'ambiente, il cambiamento climatico e la salute non possono essere separati.

Se vogliamo pensare alla resilienza ed evitare future pandemie, tali questioni devono essere affrontate insieme in modo sinergico e scientifico. Potrebbe sembrare strano dirlo, ma il cambiamento climatico è insignificante. Va molto lentamente e le persone non possono vedere i suoi effetti immediati. Ma ancora, stiamo parlando di eventi che impiegano circa 10, 15, anche 30 anni per diventare visibili. Il cambiamento climatico è astratto e sarà il problema della prossima generazione. La pandemia, d'altra parte, è stata così dirompente; ha portato tutto a un punto morto in un modo che non avremmo potuto immaginare un anno fa. Era qualcosa fuori dalla fantascienza, ma è successo. Quando il cambiamento è così radicale - per la società, per le aziende, per l'industria, per tutti - è il momento di orientare la ripresa in una nuova direzione.

Le forze, principalmente di estrema destra, che vogliono tornare al business come al solito e attenersi a un'economia dei combustibili fossili tradizionali, sono ora in minoranza. In altri gruppi politici, nella maggior parte dei paesi dell'UE, ma non in tutti, e anche nella Commissione europea, questa crisi è intesa come un momento per costruire un futuro basato sulla neutralità climatica e sulla digitalizzazione. Le proposte ecologiste e le idee per la ripresa e la resilienza avanzate durante la crisi hanno continuato a dare forma al pacchetto di ripresa dell'UE. Perché quando ricostruisci un'economia, non pensi a una sequenza temporale di due o tre anni, ma guardi 20 o 30 anni avanti. Le ambizioni e la tempistica per le transizioni climatiche ed energetiche sono chiare e forniscono la direzione da prendere.

Il Green Deal europeo ovviamente sembra fantastico e ambizioso, ma i piani sembrano sempre belli sulla carta. I progressi compiuti attraverso una strategia per la biodiversità e gli investimenti verdi possono essere completamente indeboliti con riforme agricole che non impongono i tagli dei pesticidi di cui si ha bisogno e una politica commerciale che consenta di ridurre gli standard degli anticrittogamici. L’auspicio è quello che con il post pandemia si possano individuare azioni chiare, concrete e sostenibili per creare sempre nuove opportunità.

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