L'assunzione della Vergine di Luigi Leone nel Duomo di Corato

15 agosto, solennità dell'Assunta

Franco Leone Arte, bellezza immortale
Corato - sabato 15 agosto 2020
L'Assunta del Duomo di Corato
L'Assunta del Duomo di Corato © Franco Leone

La volta del duomo di Corato può essere considerata come una estesa pinacoteca orizzontale con le sue nove grandissime tele di cui la maggior parte rappresenta la vita di Gesù. Sei di esse sono state dipinte tutte nel 1949 dal sommo artista coratino Luigi Leone, nato nel 1911 e morto nel 1967.

Tre tele, più precisamente l’Annunciazione, la Visitazione e la Natività, occupano lo spazio della volta della navata sinistra. Altre tre, ovvero l’Adorazione dei Magi, Gesù tra i dottori e Noli ma tangere sono sotto la navata destra.

Dietro l’altare invece campeggia lo splendido dipinto di un’Assunzione della Vergine tra gli angeli che non reca alcuna firma, né alcuna datazione. Secondo lo studio accurato e l’interpretazione della dott.ssa Loredana Acquaviva, eccellente restauratrice dei dipinti di Luigi Leone e pertanto autorevole conoscitrice della sua pittura, anche questa pala d’altare potrebbe essere attribuibile al pittore coratino. La datazione sarebbe postuma al 1949 e pertanto il quadro potrebbe essere considerato come opera dell’attività terminale della sua vita, intorno alla metà degli anni ’60.

All’ipotesi della paternità di Leone si perviene esaminando le linee, i tratti, la distribuzione delle gradazioni dei colori, la calibrazione della luce, la dosatura delle sfumature e la realizzazione degli incarnati tipici della sua arte e fortemente improntati sullo stile delle sei grandi tele presenti sotto la volta del tempio della nostra città. Alla tesi della datazione invece si giunge esaminando le opere da lui rilasciate nello stesso periodo degli anni ’60 (per esempio i dipinti presenti nella chiesa della casa di riposo della Madonna delle Grazie in località Oasi di Nazareth a Corato) al ritorno dal Venezuela, soggiorno che aveva contribuito a cambiarne lo stile, rendendolo un po’ meno fluido e sicuramente meno aulico.

Descrizione del dipinto dell'Assunta del Duomo di Corato

Il dipinto è ispirato a una tela del sommo pittore bolognese del Seicento Guido Reni, databile al 1627 e conservata nella chiesa di Santa Maria Assunta di Castelfranco Emilia in provincia di Bologna.

Nella tela di Corato non c'è alcun segno di tristezza per la dipartita della Vergine, ma solo gioia espressa in modo mirabile attraverso i volteggi degli angeli. Notiamo anche la soave accettazione di Maria affidata all’espressione del viso e alle braccia spalancate. La Vergine ormai distaccata dalle cose terrene, appare concentrata con gli occhi verso il cielo, mentre sembra quasi “decollare” sullo slancio che quattro angeli stanno imprimendo al suo corpo leggero. Leone è riuscito a riprodurre egregiamente la leggerezza e la soavità di Guido Reni, annullando l’effetto della forza di gravità.

Il leggero ruotare del volto crea un sommesso equilibrio con la delicata sinuosità del corpo plasmata dalla luce che scivola sul drappeggio delle vesti. La ieraticità della scena è completata dall'alone dorato nel quale lei sta entrando, avendo lasciato ai suoi piedi la tomba aperta da cui fanno capolino tre cherubini. La gloria del Padre è rappresentata da teste di cherubini che come ologrammi o visioni oniriche le fanno da raggiera. La rappresentazione della tomba aperta è un’interpretazione di Leone non presente nella tela emiliana di Guido Reni.

Dedico a questo capolavoro della mia città la mia poesia in versi endecasillabi.

L'Assunta di Luigi Leone a Corato

Dentro un alone di luce dorata,
con gli occhi ormai concentrati sul Padre,
è ormai Maria verso il cielo librata.
Spinta da quattro creature leggiadre,
ci appar da sei cherubin circondata:
sta per spiccare il suo volo la Madre.
Bellezza esprimono il viso e le mani,
Maria però ha già i pensieri lontani.

Qui del dolor non c’è affatto parvenza,
non c’è la morte, non vi è dipartita.
I drappi avvolgon la dolce movenza
di lei che appare di luce vestita.
Di Guido Reni c’è qui l’avvenenza,
ci sono il garbo e la grazia infinita.
Ma coi colori in solenne armonia
Leone scrisse la sua sinfonia.

Ottave in endecasillabi con rima ABABABCC.

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