"La flagellazione di Cristo" di Napoli, sintesi di una vita tra luce e tormento

410° anniversario di Caravaggio

Franco Leone Arte, bellezza immortale
Corato - sabato 18 luglio 2020
"La flagellazione di Cristo" di Napoli, sintesi di una vita tra luce e tormento
"La flagellazione di Cristo" di Napoli, sintesi di una vita tra luce e tormento © Franco Leone

Esattamente come oggi, 410 anni fa, il 18 luglio del 1610, alla fine di un’esistenza tormentata che lo aveva portato a fuggire da tutto e da tutti, forse anche da se stesso, Caravaggio muore di malaria nella solitudine estrema della spiaggia del Tombolo della Feniglia, in Toscana, nei pressi di Porto Ercole. Caravaggio muore dopo una fuga rocambolesca attraverso varie città per sfuggire alla pena di morte, a causa di un omicidio da lui commesso quattro anni prima a Roma all’apice della sua fama.

All’acme del successo nella città dei papi, proprio quando aveva realizzato immensi capolavori in chiese importanti della capitale, proprio quando si era ingraziato con la sua arte vescovi e ricchi banchieri, il suo carattere violento lo aveva portato ad uccidere un tale Ranuccio Tommasoni. Da quel momento in poi una fuga angosciante e senza tregua lo aveva condotto a Napoli, a Malta, poi in Sicilia ad ancora a Napoli. In ognuno di questi luoghi aveva lasciato eccelsi capolavori. Da Napoli si era imbarcato infine alla volta del Lazio, trovando invece la morte in Toscana, alla vigilia della notizia che gli avrebbe donato la “grazia” della libertà tanto attesa.

Per l’occasione, oggi sabato 18 luglio alle ore 20.45, anche io presenterò un evento dedicato a questo speciale anniversario nell’ambito del Festival Ecomuseale delle Arti della Città Metropolitana di Bari, presso il Parco Lascito Garofalo in Via Duca d’Aosta a Palese. Metterò in scena su un maxischermo le immagini di alcuni dipinti, illustrandoli attraverso descrizioni, poesie e musiche attinte dal mio ultimo libro «Caravaggio Poesia della Luce» della Secop Edizioni. È questo l’unico evento in assoluto in Puglia dedicato al grande Caravaggio che associa l’arte, la poesia e la musica del suo tempo.

Tra le oltre novanta opere che il pittore lombardo ci ha lasciato come testamento del suo talento ho scelto di portare in luce su questa pagina «LA FLAGELLAZIONE DI CRISTO», opera del 1607 circa, realizzata a Napoli e custodita alle Gallerie del Museo di Capodimonte di Napoli, perché questo dipinto sintetizza mirabilmente i chiaroscuri di una vita vissuta tra la luce ialina della sua arte e le ombre del suo destino cupo ed incerto.

Forse in questa più che in tutte le altre opere del sommo pittore lombardo convivono e si fondono gli aspetti estremi dell’esistenza ma anche dell’arte: ad esempio la fisicità umana e la sacralità divina, il peccato e il desiderio di riscatto, la bellezza dipinta dalla luce come nella scultura classica e l’orrore scolpito dalle ombre come nel tormento biblico…

Descrizione dell'opera

In questo supremo capolavoro Caravaggio ci presenta Gesù in uno dei momenti più cruciali della sua sofferenza davanti a una colonna scura che divide in due parti la scena. Tre aguzzini infieriscono in modo brutale sul suo corpo. Uno in alto a sinistra gli sferra un pugno sulla testa che si piega dalla parte opposta; un secondo malfattore a destra gli lega le braccia, stringendogli con le funi le braccia al di sopra dei gomiti; un terzo, di cui scorgiamo la testa nell’ombra davanti alle gambe, gli blocca i piedi.

Tuttavia la luce del Cristo prevale su tutto; la sua bellezza non viene umiliata, ma viene addirittura esaltata.

Un particolare di estremo rigore canonico è dato dall’anatomia di Gesù plasmata dalla luce che si irradia dal suo corpo, dove il torace evidenzia un arrossamento sopra lo sterno per via del pugno appena subito, ma soprattutto mirabile è il ginocchio dove le ombre dipingono in modo eccelso la complessità dei legamenti e delle cartilagini.

Straordinario è anche il modo con cui Caravaggio è riuscito minuziosamente a rappresentare la barba caratterizzata da folti ciuffi molto evidenti soprattutto sul mento e dalle sopracciglia con fiotti di sangue che gli rigano la fronte e una tempia. Il suo volto fuoriesce dal quadro e si inclina. Cristo barcolla per il colpo sferrato e incede verso di noi, quasi in una danza macabra. La sua gamba sporge ed entra nella dimensione spaziale di noi spettatori, come a voler creare un coinvolgimento emotivo direttamente con noi che assistiamo alla scena fuori dal quadro.

Il pittore lombardo è riuscito con la luce a creare una quinta teatrale che ci dà per la prima volta in assoluto nella storia dell’arte la sensazione di trovarci in modo verosimile di fronte alla figura tridimensionale di Cristo, rappresentato anche a grandezza naturale.

Pubblico solo una parte della mia poesia tratta dal mio libro “Caravaggio Poesia della Luce” edito da Secop Edizioni di Corato

La flagellazione di Cristo di Caravaggio a Napoli - di Franco Leone

[…]

Un fiotto intenso di luce radente
da quel Gesù si sprigiona divino,
infrange il buio e lo rende presente:
come un prodigio lui sembra vicino.
È sbilanciato, flessuoso e cadente
accusa il colpo sul capo reclino
che da un malvagio con forza gli è inferto:
il suo bel volto appare sofferto.

Un altro ancora gli lega le mani,
un terzo è giù in posizion reclinata.
Gli infliggon pene crudeli ed immani,
ma la bellezza non viene umiliata…
e sembra che anzi i supplizi sian vani,
perché essa è addirittura esaltata.
Dolcemente lui si flette ed avanza
va a morire quasi a passo di danza.

Caravaggio ha scontato il suo peccato,
perché Dio per quell’arte lo ha graziato.

Ottave in endecasillabi ABABABCC e con distico finale.

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