Botte da orbi alla processione

1° Aprile 1904, scontri e sparatorie alla processione del Venerdì Santo. Riportiamo dal periodico gesuita “Civiltà Cattolica” del 1904 una cronaca coratina dal titolo “L’intolleranza dei socialisti a Cagliari e a Corato”:

Pasquale Tandoi Accadde a Corato
Corato - venerdì 04 maggio 2007
Botte da orbi alla processione
Botte da orbi alla processione © n.c.
1° Aprile 1904, scontri e sparatorie alla processione del Venerdì Santo. Riportiamo dal periodico gesuita “Civiltà Cattolica” del 1904 una cronaca coratina dal titolo “L’intolleranza dei socialisti a Cagliari e a Corato”:


Ma assai più gravi e dolorosi furono i fatti di Corato nelle Puglie. Anche in quella città, in cui impera un Consiglio Comunale composto di radicali e socialisti, si faceva, secondo l’usanza, nel pomeriggio del venerdì Santo (1° aprile 1904) la processione del Cristo morto.


Quando la processione, che si avviava imponente, silenziosa e seguita con somma devozione da un popolo sterminato, giunse con la statua di Maria Addolorata alla piazza principale, si incontrò con un gruppo di socialisti, che non contenti di dimostrare il proprio disprezzo con un fare spavaldo e col tenere il cappello in testa, osarono pure rivolgere parole ingiuriose ai membri delle Confraternite.


I fedeli per amore della quiete finsero anche qui di non badarvi, ma quando un tale Michele Masella osò vomitare sozze parole contro la Vergine Immacolata, allora, pieni di indignazione, circondarono il gruppo dei socialisti gridando “a morte, a morte” e li avrebbero linciati, se la forza pubblica non fosse intervenuta a proteggerli con le armi. Né per questo cessò la lotta, giacchè anche i carabinieri mal potevano sostenere il furore della folla esasperata.


Il Delegato di Pubblica Sicurezza fece suonare gli squilli di tromba ma invano, e non riuscendo altrimenti ad intimidire i dimostranti, ordinò il fuoco. Un grido di terrore si levò dalla folla, e diversi caddero a terra grondanti di sangue. Seguì un fuggi fuggi generale, ma quattro feriti rimasero a terra sanguinolenti.


Tra i gravemente contusi vi è anche il Delegato di Pubblica Sicurezza e il Maresciallo dei carabinieri. Il Sottoprefetto si recò da Barletta a Corato con guardia e carabinieri, mentre una compagnia di soldati era inviata nella stessa città dal Prefetto di Bari.


L’esasperazione dei coratesi (sic) fu più forte in quanto che, come nota il “Corriere della Sera”, non era la prima volta che dai socialisti veniva messa alla prova la loro pazienza: anzi non mancarono provocazioni in questo stesso anno, quando in quella città giunsero i quaresimalisti e quando diedero principio alla loro predicazione.


Nella cronaca del periodico gesuita si avverte tutto il clima di asprezza, odio e intolleranza dei tempi: da una parte l’anticlericalismo viscerale dei socialisti che provocano consapevolmente i partecipanti ad una delle manifestazioni religiose più sentite dal popolo cattolico coratino; ma anche dall’altra parte, per nulla in armonia con l’atmosfera pasquale del perdono e della pace, i “devoti” gridano “a morte, a morte” e poi passano alle vie di fatto.


Questi episodi furono piuttosto frequenti nell’Italia tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, ma gli incidenti di Corato dovettero assumere dimensioni e caratteri di particolare gravità, visto che se ne occuparono il “Corriere delle Puglie” e il “Corriere della Sera”.


C’era attenzione su quanto succedeva a Corato, per la forte presenza di radicali e socialisti che egemonizzavano la vita politica comunale. Ciò era dovuto all’intensa opera propagandistica e al carisma di Matteo Renato Imbriani (morto nel 1901) e di Guglielmo Schiralli, uno dei padri del socialismo pugliese.

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