Una lunga chiacchierata con la giovane attrice coratina

Gloria Radulescu a cuore aperto: «La quarantena per riscoprire me stessa»

Con lo stop forzato de Il Paradiso delle Signore, Gloria parla del suo lockdown e di come il mondo della recitazione potrà affrontare il post-pandemia

Spettacolo
Corato sabato 16 maggio 2020
di Angela Iannone
Gloria Radulescu
Gloria Radulescu © n.c.

L'emergenza Coronavirus ha chiuso ufficialmente i battenti de “Il Paradiso delle Signore”, così come moltissime produzioni nazionali e internazionali. La serie, prodotta da Rai Fiction e Aurora Tv,è uno dei programmi più visti del daytime di Rai1.

Il giorno 27 aprile infatti, è andata in onda l’ultima puntata della stagione, ossia la 135 su 160 in programma, mentre il 15 marzo è stato l’ultimo giorno di registrazione presso i Videa Studios di Roma, poi i due teatri di oltre 3mila e 2mila metri quadri sono stati svuotati. Il “Paradiso delle Signore”, il lussuoso magazzino di Milano ha visto il susseguirsi di una serie di vicende con protagonisti Vittorio Conti (Alessandro Tersigni) e Marta Guarnieri (la coratina Gloria Radulescu) assieme a Umberto Guarnieri (Roberto Farnesi), Adelaide (Vanessa Gravina) e gli altri attori che hanno tenuto incollati alla tv una media di 1,9 milioni di telespettatori, sfiorando il 19,5% di share.

La coratina Gloria Radulescu racconta come ha trascorso questo periodo di quarantena, tra progetti portati a termine e una sempre più spiccata dote di umanità e che la contraddistingue da sempre.

Come hai trascorso questo “tempo di sospensione”?

All'inizio è stata un’esperienza un po' strana, quasi traumatica. Un fulmine a ciel sereno, perché ognuno stava vivendo la vita di ogni giorno con i propri ritmi. Avere all'improvviso questa reclusione forzata ha smosso gli animi di tutti, non solo i nostri, che comunque ora siamo il settore più danneggiato. Però, a lungo andare, ho tratto da questa esperienza delle possibilità. Ho cercato il positivo, come è mio solito fare davanti a delle esperienze negative. E così,mi sono dedicata molto all'ascolto interiore, mi sono buttata sulla scrittura che avevo accantonato, ho dipinto, letto molti libri, finito di guardare serie e film che avevo lasciato a metà.

Ho ripreso a scrivere il mio primo libro - ne avevo scritti già due ma non li avevo mai presentati ad una casa editrice per mia scelta - l’ho rivisto, modificato, perché accantonandolo mi sono resa conto di quanto fossi cambiata. Siamo in continua evoluzione, le esperienze che viviamo ci cambiano, ci formano e scrivere un libro è come una sfida su come tenere il passo a queste nostre continue evoluzioni interiori. Ho imparato a stabilire una connessione su ciò che ho vissuto e ciò che ho scritto.

Prima, tutte le volte che provavo a tuffarmi nel progetto del romanzo, c’era sempre qualcosa che mi portava a metterlo da parte, poi il lavoro di recitazione nel “Paradiso” mi ha completamente risucchiato, avevo dei ritmi troppo accelerati e non sono mai riuscita a tagliarmi del tempo per poter scrivere. In questi due mesi ho scritto davvero tanto e ho anche trovato una casa editrice disposta a pubblicare il mio romanzo. È una bella speranza e un bellissimo traguardo.

Essendo state interrotte le riprese, dal 28 aprile su Rai1 stanno andando in onda le repliche della serie. Un'ottima compagnia, dunque, per il vostro fedele pubblico. Come vi sta dimostrando il proprio affetto?

Sicuramente sui social sono sempre molto attivi. Su Instagram, ad esempio, ora ci arrivano più messaggi, piuttosto che emoticon. La gente ci scrive, spende parole bellissime di sostegno e affetto per noi. Ogni giorno scopro nuove fanpage di cui non ero a conoscenza. Ed è bello scoprire che ci sono persone che davvero dedicano il proprio tempo a te. Non è da poco. Ci sono fanpage così curate che custodiscono un valore speciale, hanno un proprio pensiero. Realizzano video o fotomontaggi bellissimi. Si instaura un legame tra loro e il personaggio o l’attore che, anche se virtuale,custodisce una bellezza rara.

C'è davvero da esserne grati. Loro sono lì, pazienti, che aspettano la seconda stagione, sognano, immaginano e non vedono l’ora di vedere come andrà a finire. Abbiamo fidelizzato un certo pubblico e sappiamo che loro ci sono. È vincente l’idea di creare una fiction che fa un salto negli anni ‘50 e riporta a galla le tematiche che non sono mai fuori moda: i diritti della donna, la sua indipendenza. Poi, i costumi eleganti che rispecchiano la società di allora, le musiche e i colpi di scena. E se attorno a tutto questo ci metti le storie d’amore che intrigano sempre, ecco che la curiosità ribolle.

In questo momento anche tu sei molto attiva sui social. Quanto è importante per un'artista diffondere messaggi di speranza per il proprio pubblico?

Molto importante. Siamo personaggi pubblici, almeno così ci chiede di registrarci Instagram. Io non mi sento tale. Se ci fosse stata la voce “veicolo”, avrei messo quella. Perché mi sento un veicolo: attraverso il mio corpo e la mia personalità, porto al pubblico un personaggio,che incarna valori, esperienze e sentimenti, a cui poi la gente vuole bene. Tuttavia, penso che per dire qualcosa non è necessario fare per forza questo lavoro. Tutti potremmo dire qualcosa, tutti dobbiamo dire qualcosa. È importante che tutti diano il proprio sostegno, speranza e conforto a chi gli sta intorno. C'è una frase che dice “la forza dell’uomo è un altro uomo”, aldilà dei ruoli nella società e dei lavori. È proprio la forza dell’uomo che deve manifestarsi in momenti come questo, con la sua presenza, la sua energia impiegata nel fare del bene.

A causa del Coronavirus, molti tecnici, collaboratori, registi e attori sono stati congedati dal proprio lavoro. Come si è organizzata la vostra troupe?

Per ora agli Studios Videa di Cittadella non c’è nessuno. Sono andati via tutti quanti e ad oggi non si sa quali siano le nuove disposizioni di sicurezza da adottare. Non si sa quando riprenderemo a girare e soprattutto a quali condizioni. Nel nostro ambiente ci sono tantissimi collaboratori, tecnici, autori e attori che lavorano sul set. Con l’inizio della Fase 3 per quanto ci saranno più “via libera”, niente è veramente finito. E per noi è rischioso. Inoltre, sul set non possiamo recitare con le mascherine o rispettare la distanza. In una soap opera sono inevitabili le scene di abbracci e baci. Bisognerebbe mettersi a tavolino e capire quando riaprire, per ora nessuno sa darci indicazioni. Le difficoltà ci saranno eccome, ma l’importante è avere la certezza di poter lavorare in sicurezza. Abbiamo bisogno di qualcuno che realmente cerchi di capire qual è la soluzione per il nostro settore.

Aver deciso di proiettare le rassegne teatrali in tv corrisponde alla morte del teatro stesso. È vero che c’è il vantaggio di guardare un grande spettacolo teatrale stando comodamente a casa davanti alla tv, soprattutto per coloro che non possono proprio andare teatro, o che ne hanno dimenticato la bellezza. Ma è un controsenso guardare il teatro in tv. È come ammazzare una forma di cultura. Noi viviamo di questo. E poi, come si fa a rinunciare all'idea che ogni sera si va in scena con un’atmosfera diversa, un pubblico diverso con cui si stabilisce una connessione diversa. Sei lì, tutto si svolge in quel momento, sei sul palco, senti il profumo delle tavole di legno del palco, il sipario che si apre e l’applauso che arriva. Ci sono una serie di cose uniche che fanno parte del teatro. Non si può regalare una rassegna teatrale abbandonandolo come un pacchetto di servizi in tv. E’una notizia triste e destabilizzante.

Voi artisti, attori protagonisti di una serie tv, riuscirete a colmare il vuoto tra il mondo prima della pandemia e quello che avremo dopo?

Quello a cui penso in questo periodo è la necessaria riabilitazione del contatto tra i corpi. Ciò a cui pensiamo ora è solo la riabilitazione della macchina del lavoro, giustamente. Dobbiamo pagare il mutuo, le tasse, ma non è importante solo il dio denaro. Dovremmo capire che questo momento deve insegnarci a riscoprire l’importanza di un abbraccio, del senso di umanità e civiltà che spesso mancano nel nostro paese.

Quando vado al supermercato noto che la gente è così spaventata e preoccupata che non appena incrocia qualcuno si blocca, indietreggia, come se volesse scappare. È giusto attuare misure severe di sicurezza, ma da qui a guardarsi con occhi così traumatizzati. Temo che ne usciremo peggio di prima. La nostra diffidenza, aumentata, potrebbe cancellare la bellezza di una stretta di mano, di un incrocio di sguardi sinceri o di un abbraccio. E in una società che già normalmente ci costringe a guardare solo alla propria vita, cosa diventeremo dopo tutto questo? A volte mi soffermo a pensare questo.

Non voglio più rimandare le cose, voglio viverle fino in fondo. Quando tornerò al mio lavoro è questo il messaggio che porterò con me: si può trovare la felicità nelle piccole cose. Siamo una società di depressi, di arresi e minacciati dalla paura, pur avendo tutto spesso siamo infelici e insoddisfatti. Sono stata in Africa tempo fa e ho visto la felicità camminare a piedi nudi, ma con un sorriso smagliante, puro e sincero. A noi cosa manca? Forse la speranza, l’umanità e la consapevolezza che si può davvero riscoprire la novità nelle cose più semplici.

Qualche anticipazione della serie, su ciò che succederà tra Marta e Vittorio?

Nello spot si vede una bimba che arriverà nella loro famiglia. Arriverà per caso nelle loro vite, stravolgendo un po' tutto. Starà con loro per un po' e farà riflettere Marta e Vittorio sul senso di famiglia. Per quanto riguarda il finale della seconda stagione nessuno ne è a conoscenza, perché la stesura era ancora in corso d’opera prima dell’interruzione delle riprese. Chi lo sa come andrà a finire tra Marta e Vittorio e l’arrivo di questa bimba.

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