​«Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi»

“Corsica 2018”, il diario di viaggio di due coratini in mountain bike

Le entusiasmanti scoperte di Licio Maino e del suo «compagno di mille avventure, Ignazio»

Corato domenica 14 ottobre 2018
di La Redazione
“Corsica 2018”, il diario di viaggio di due coratini in mountain bike
“Corsica 2018”, il diario di viaggio di due coratini in mountain bike © Licio Maino

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi». E oggi è il giorno del ricordo per Licio Maino che, anche quest’anno, affida a CoratoLive.it il “diario di bordo” dell’estate 2018. Quando ormai l’autunno cambia i colori di ogni paesaggio, la mente si aggrappa alla memoria della stagione più calda dell’anno, tanto più se vissuta in mountain bike.

«Ad un anno esatto dall’Elba tour, rieccoci ad affrontare una nuova sfida, ancora più impegnativa, il giro della Corsica in mountain bike, resa possibile anche grazie al supporto di coloro che hanno creduto nel progetto: Legno Design, Meditrans Srl, Resta Viaggi, Farmacia Cantatore Margherita, Centro Riparazioni Peugeot di Ferrucci Giuseppe, Agriturismo Posta Mangieri, Tony Bang, Autoveicoli Colella, Agenzia Zurich Italia Corato, Sisal match point Corato, EffeVi, Oleificio Sannicola, Talìa Ottica.

Anche questa volta, il compagno di mille avventure Ignazio accetta di accompagnarmi, sebbene un po’ a corto di allenamento, a causa di una caduta in moto, per fortuna senza gravi conseguenze.

Si parte all’alba del 23 giugno, direzione Livorno, dove ci imbarchiamo per la Corsica nel primo pomeriggio. Dopo una bella traversata in mare di quattro ore, giungiamo a Bastia, nord della Corsica, nel tardo pomeriggio e decidiamo di pedalare un po’ fino a Saint Florent. La Corsica ci dà subito il benvenuto con una bella salita di 10 Km che ci porta a quota 500 m, ma non ce ne accorgiamo proprio per l’euforia di aver finalmente iniziato il viaggio.

Giungiamo nell’hotel, prenotato poche ore prime nel traghetto e velocemente ci prepariamo per andare a cenare. In pochi minuti dopo aver girato un po’ di locali, abbiamo la conferma che in Corsica mangiare fuori è molto caro, ma ci mettiamo l’anima in pace.

Quello che è stato difficile da accettare, è il costo esorbitante dell’acqua e dunque cercavamo di fare scorta nei supermercati.

Il giorno dopo si fa sul serio, iniziando a costeggiare la costa ovest della Corsica, sicuramente la più bella e interessante dal punto di vista paesaggistico. Visitiamo due tra i più famosi porti turistici, ovvero Isola Rossa e Calvi, ma quello rimarrà più impresso sarà il susseguirsi di cale e calette deserte, che, curva dopo curva, aprono la vista a panorami sempre nuovi e affascinanti.

La terza tappa è caratterizzata dalla visita dei Calanchi di Piana, formazioni rocciose di granito rosso, che si elevano per circa 400 m sul livello del mare: bellissimi. Incontriamo un trio di ciclisti olandesi, anche loro impegnati nel giro della Corsica, ma con biciclette da corsa. In serata troviamo un B&B sul mare nei pressi della spiaggia di Menasina e cogliamo subito l’occasione per un bagno al tramonto.

Nella tappa successiva raggiungiamo Propriano, con un continuo saliscendi, che spesso dal mare ci porta verso l’interno e viceversa. A metà strada visitiamo la capitale Ajaccio, non particolarmente interessante, a nostro avviso.

L’indomani mentre ci spingiamo verso l’estremo sud, abbiamo la netta sensazione di trovarci in Sardegna, da cui la Corsica è separata da uno stretto di mare di appena undici chilometri, le cosiddette Bocche di Bonifacio. Proprio il fattore geografico, gli avvenimenti storici (la Corsica è appartenuta alla Repubblica di Genova fino al 1768) e la vicinanza al Bel Paese, portano i corsi a considerarsi più italiani che francesi, come confermato dalla maggior parte degli abitanti incontrati nel nostro viaggio.

Dopo aver visitato in lungo e largo Bonifacio, con le sue alte falesie bianche e il suo centro storico abbarbicato su un costone roccioso a picco sul mare, cominciamo la risalita verso Bastia, fermandoci nei pressi di Porto Vecchio.

Finalmente il giorno dopo, ci possiamo rilassare al mare per un’intera giornata e ne approfittiamo per fare il bagno in due tra le più famose spiagge della Corsica, Santa Giulia e Palombaggia. Quest’ultima in particolare, ricorda molto le tipiche spiagge caraibiche della Sardegna.

A questo punto del viaggio, ci poniamo il dubbio se visitare Corte al centro della Corsica, considerata dai corsi la vera capitale, oppure il cosiddetto “dito”, che per la sua forma protesa, ricorda un dito puntato verso nord. Optiamo per il dito e non ce ne pentiamo, anche se per raggiungerlo dobbiamo percorrere ben centottanta chilometri. Siamo sulla costa est della Corsica, abbastanza pianeggiante e, dunque, anche meno interessante dal punto di vista paesaggistico. Giunti a Bastia, visitiamo la città e ne rimaniamo affascinati, soprattutto per la bellezza del suo centro storico e dei suoi bistrot all'aperto: se ne trovano ovunque, dalle piazze al porto vecchio, al ben tenuto lungomare. Uscendo da Bastia, iniziamo a costeggiare il dito, una vera isola nell’isola. Punteggiata da torri di avvistamento risalenti al periodo della dominazione genovese e coperta da una fitta macchia mediterranea, questa zona alterna paesini di pescatori a tratti di costa di una bellezza davvero selvaggia.

L’indomani abbiamo anche il tempo per fare un bagno nella spiaggia di fronte al B&B dove abbiamo soggiornato la notte precedente, prima di ritornare a Bastia e prendere il traghetto che ci riporta a Livorno. Terminiamo il giro dell'Île de Beauté, l’isola della bellezza, con un giorno d’anticipo e con all’attivo ben 660 Km e oltre 7000 m di dislivello positivo.

Ritornare alla routine quotidiana dopo questa bellissima esperienza, non è stato affatto facile. Tanti sono i ricordi che affollano la mente: i profumi intensi, le spiagge deserte, le montagne, le foreste, le stelle, i tramonti. Del resto ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi e dunque ha un inizio ma non una fine».

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