Sesta seduta in aula ed ennesimo nulla di fatto. Il ritiro delle dimissioni del sindaco non ha sbloccato la situazione

Tutto cambi perché nulla cambi. Il romanzo estivo del consiglio comunale

Direzione Italia continua a non presentarsi in aula, mentre le opposizioni abbandonano i lavori, tranne De Benedittis

Politica
Corato martedì 13 agosto 2019
di Vincenzo Pastore
Il consiglio comunale
Il consiglio comunale © CoratoLive.it

In tempi di antipolitica le poltrone del consiglio comunale di Corato sembrano, invece, scottare tanto. Non quella del sindaco che ha ritirato le dimissioni senza sbloccare, di fatto, la situazione di impasse. Ma quelle di parte della maggioranza e di parte dell’opposizione.

La ripetuta assenza dall’aula di Direzione Italia, dopo quella dell’8 agosto, unita all’abbandono delle minoranze (escluso De Benedittis) fa nuovamente cadere il numero legale. Seduta sciolta dopo appena 40 minuti, tutti a casa e altri dieci giorni di tempo per riconvocare nuovamente l’assise. In mezzo ci sono Ferragosto e San Cataldo, appuntamenti da non perdere. Se ne riparlerà probabilmente dopo.

Il passo in avanti del sindaco D’Introno, dopo il passo indietro delle dimissioni del 22 luglio, non è bastato. Continua il muro contro muro tra il partito di maggioranza relativa, Direzione Italia, che chiede l’azzeramento della giunta per non aver rispettato gli accordi stabiliti e il primo cittadino che rivendica con forza l’autonomia delle sue scelte. «Sono io a nominare gli assessori sulla base di persone di mia fiducia», rimarca più volte D’Introno. Figure, stando alla ricostruzione offerta più volte dal capogruppo Filippo Tatò negli scorsi consigli, che il sindaco aveva prima avallato e poi bocciato senza alcuna apparente motivazione prima di dimettersi oltre venti giorni fa. E lo stesso comunicato di tutte le forze di centrodestra a metà luglio sembrava avanzare sui binari dell’unità prima della rottura.

Nulla ha potuto la nota del Ministero dell’Interno sventolata da D’Introno in aula. Sì al prosieguo dei lavori anche senza l’elezione del presidente del Consiglio, diceva in sintesi il documento del Viminale. Un parere che avrebbe aggirato l’ostacolo senza risolvere la natura politica della questione. Ovvero le strade ormai diverse intraprese da sindaco, Fratelli d’Italia e Idea da una parte, Direzione Italia, Forza Italia e Lega dall’altra.

«Nessun azzeramento, sarebbe fine a sé stesso. Garantirò l’ordinaria amministrazione nei giorni che mi restano», si trincera D’Introno in quella che lui stesso nega sia una resa ma ci somiglia molto. Dall’arrivo ormai imminente della lettera della Prefettura ci saranno venti giorni di tempo per approvare l’assestamento di bilancio dopo il nulla di fatto del 31 luglio. Se poi non accadrà nulla di significativo, e dovremmo arrivare circa a metà settembre, l’amministrazione sarà commissariata d’ufficio.

Nel frattempo in aula, di fronte a numerosi cittadini sempre più impazienti, si ripete per la sesta volta il medesimo copione. Le opposizioni intervengono, sfilano e abbandonano l’assise eccetto De Benedittis. Chiedono ora una mozione di sfiducia di Direzione Italia o le tredici firme di dimissioni che porrebbero fine alla consiliatura. L’ex candidato sindaco di “Rimettiamo in moto la città”, al contrario, percorre ormai strade diverse dalle altre minoranze, quelle di centrosinistra in particolare.

Dall’altra parte Giuseppe D’Introno prova a tenere in piedi ciò che resta della maggioranza (sei in totale, quattro di Fratelli d’Italia e due di Idea). Alla presidenza provvisoria del Consiglio se ne alternano in diversi (Diaferia prima, Labianca poi, Valente e Mastrodonato gli ultimi in ordine cronologico), ma tutti a tempo determinato. E il tempo scorre senza che nulla cambi, come nel film “Ricomincio da capo” del 1993 o nel più celebre romanzo “Il Gattopardo”. Ma questa non è finzione, è realtà. Il conto, salato in termini di rincaro delle tasse, arriverà nei mesi a venire. Quando, magari, questa farsa sarà un ricordo e il paese sarà immerso in una nuova, eterna, campagna elettorale.

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I commenti degli utenti
  • Coratino Emigrato ha scritto il 13 agosto 2019 alle 12:28 :

    Tutti via!!Questo non è volere bene alla città di Corato.Vergognoso da parte vostra.Avete preso per i fondelli un intera città, e di conseguenza tutti i votanti.Siete semplicemente una palla al piede di questa città. Rispondi a Coratino Emigrato

  • salvatore di gennaro ha scritto il 13 agosto 2019 alle 12:12 :

    Vorrei aggiungere una cosa. Perché la Chiesa ha preso piede più al sud che al nord? Il motivo sta nella politica che i Papi hanno sempre portato avanti: conservatori e reazionari, hanno sempre osteggiato l'idea dell'unità d'Italia, ben sapendo che non collimava con il loro assolutismo. Il clericalismo ha trovato quindi terreno fertile al sud, in un popolo storicamente avulso alle idee di autogestione, di scrollamento di vecchie metodologie governative, di accoglimento di nuove prospettive sociali. Ripeto, comunque: non esclusivamente per colpa sua. Quando poi si poteva fare qualcosa per la sua emancipazione (dopoguerra), nulla è stato compiuto. Corato è attualmente un esempio lampante di incapacità amministrativa e di lassismo popolare, e le due cose collimano alla perfezione. Rispondi a salvatore di gennaro

  • salvatore di gennaro ha scritto il 13 agosto 2019 alle 10:00 :

    Alchimie a che la frase "gattopardesca" possa essere superata, non esistono. Si può solo, tanto per perdere tempo, cercare di capire il perché tale frase si sia addetta e si addica tuttora al sud e non al nord. Già ho parlato del motivo più importante: la posizione a cuscinetto del vecchio Stato della Chiesa, che non ha permesso l'osmosi tra il nord, influenzato dall'evoluta Europa, e il sud, condizionato dagli arretrati "bizantinismi", "spagnolismi" e dall'esagerato clericalismo. Un rigurgito del "senso patrio" si è avuto col Fascismo, ma è tabù parlarne. Poi la botta grossa l'ha data la DC: era il partito che più degli altri rappresentava gli italiani, e non intendeva cambiarli. Per questo ebbe successo. Al contrario del PC, che li voleva plasmare sul modello sovietico. E fallì. Rispondi a salvatore di gennaro

    Aurelio Rag.Tortosa ha scritto il 14 agosto 2019 alle 16:06 :

    Dissento parzialmente dalla questione Gattopardesca, pur in certo qual modo pertinente, "I Siciliani, rectius i Coratini, non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria..."(Il Gattopardo, Cap.quarto); in realtà è l'eredità storica e politica della Democrazia Cristiana, dei De Mita, Andreotti, Forlani, del Pentapartito tanto cari a molti politici coratini che non fanno altro che invocare anche palesemente e velatamente in consiglio comunale (alleanze, maggioranza relativa, appoggio esterno), tutte cose che hanno portato sia Corato che Roma sin qui. La visione tribale delle vecchie classi politiche continua a imperversare indomita, noncurante dello sfacelo che lascia dietro di sè, a danno dell'interesse comune Rispondi a Aurelio Rag.Tortosa