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Direzione Italia lascia l'aula: «Chiediamo azzeramento giunta». Sindaco: «Sono uomo libero»

D'Introno: «​Tra due giorni scadono le mie dimissioni. Le mie scelte non vanno bene? Oggi ci sono io»​.​ Dopo il dibattito, anche l'opposizione ha lasciato l'aula e la seduta è terminata

Politica
Corato giovedì 08 agosto 2019
di La Redazione
I banchi della maggioranza con il solo Tatò a fare da portavoce
I banchi della maggioranza con il solo Tatò a fare da portavoce © CoratoLive.it

Trasmessa come sempre in diretta - su CoratoLive.it e sulla relativa pagina facebook del giornale - la seduta del consiglio comunale convocata per oggi alle 18. Non è stata un'assise qualunque, come, del resto, tutte quelle che si sono svolte a Palazzo di Città dopo l'elezione del sindaco D'Introno.

Tutti assenti tranne il capogruppo, Filippo Tatò, i consiglieri di Direzione Italia. Seduto al suo banco ha letto il comunicato che non lascia spazio a dubbi: «il mio partito, insieme a Forza Italia e Lega, chiede l'azzeramento della giunta». Dopo il dibattito, anche l'opposizione ha lasciato i lavori del consiglio. Venendo meno il numero legale, la seduta è terminata.

Il dibattito
Anche oggi è stato chiaro fin dall’inizio che non si sarebbe arrivati all’elezione del presidente del consiglio: degli otto consiglieri di Direzione Italia si è presentato solo il capogruppo, Filippo Tatò. Dopo aver rinunciato a presiedere la seduta - compito accettato poi dal consigliere Vincenzo Labianca - Tatò ha letto una dichiarazione a nome del partito che rappresenta ed anche di Forza Italia, Lega e del consigliere Zitoli (anch’egli assente).

«Sono presente - ha esordito Tatò - per leggere una dichiarazione dei gruppi che rappresento, per dare una compiuta rappresentazione di quanto accaduto. Il sindaco già in campagna elettorale aveva condiviso il fatto che Forza Italia e Lega sarebbero state in amministrazione. Così sono state definite le linee programmatiche, sottoscritte da tutti i componenti della coalizione. Il sindaco si era detto soddisfatto per le scelte raggiunte. Ha chiesto ai partiti che indicassero le persone. Solo il partito della Lega si era riservato di comunicarlo in un secondo momento.

I nomi indicati erano quelli di Ignazio Salerno, Pasquale Pomodoro, Pasqua Sergio, Luigi Di Ciommo. E si era detto che non si sarebbe presentata la Giunta in attesa di tutti i nomi. Il giorno dopo sono arrivate le sue dimissioni, inspiegabili e inspiegate fino ad ora. Subito dopo le nuove nomine. Questa è la storia. Oggi, nel tentativo di riprendere una situazione sempre più compromessa, chiediamo l’azzeramento della Giunta per poi ricomporla nel rispetto degli accordi pre e post elettorali».

«Il dado è tratto - ha detto Lenoci - è tempo di rompere indugi e prendere una decisione definitiva. La legge del 1993 dà al sindaco l’autorità di nominare la Giunta. Se lei (rivolgendosi al sindaco, nrd) ha ricevuto pressioni, la invito a denunciare. È l’ora di finirla, la invito ad avere un sussulto di dignità, per salvare la sua dignità e tutte le persone che lei rappresenta».

«Sembra che la città, ormai vuota, sia entrata in un gioco, sia un territorio di conquista anche di partiti non presenti a Corato. Chi ci perde è la città, allo sbando, che non sa quale sarà il suo futuro – ha aggiunto Loizzo - C’è da capire anche la posizione, a volte equivoca, delle opposizioni. Bisogna ben dire cosa si intende fare. Io ribadisco che non intendo sostenere codesta maggioranza. Il mio invito è ad abbandonare l’aula e rientrare solo quando i principi di legalità verranno ripristinati».

Sulla stessa scia Bovino: «voi avete creato questa situazione e voi dovete risolverla. Cari personaggi che da 30 anni state affossando Corato, oggi si racconta una città che deve giocarsi le poltrone. Urbanistica, interessi, lavori pubblici. Mi auguro che i cittadini capiscano il grave momento che stiamo vivendo. Chiedo ancora una volta: era questo il sindaco che “l’imperatore” voleva? Sono pronto ad abbandonare l’aula, in attesa che si torni a portare rispetto ad una città che è stanca e non ne può più».

L’unico appello a rimanere in aula e votare i punti all’ordine del giorno è arrivato da Giuseppe D’Introno: «noi del partito Fratelli d’Italia siamo presenti per dare una risposta alla necessità amministrativa. Non ci sentiamo soli quando capiamo che la città è al fianco del sindaco Pasquale D’Introno e gli chiede di andare avanti. Vi invito a rimanere qui per votare i punti più importanti, per esempio quello relativo ai Revisori dei conti. Mettiamo da parte le questioni politiche, il sindaco è in contatto con le segreterie regionali dei partiti e ci saranno degli sviluppi. Con il cuore vi chiedo di restare e votare i punti».

La richiesta di D’Introno non ha sortito gli effetti sperati. «Io l’avevo detto che questa è una città che muore di coalizioni – ha esclamato De Benedittis - Il centrodestra ha fatto le primarie e oggi abbiamo il contraccolpo. Ora vediamo il franare della coalizione sancita, in fin dei conti, dalle primarie. In questa frana crollano le istituzioni. Una ferita istituzionale inedita per la storia della città. C’è un sindaco che non ha potuto girare, c’è un consiglio comunale bloccato dalla spaccatura del centrodestra che si riunisce solo per discutere del punto numero uno, elezione presidente del consiglio. Ancora un nulla di fatto, una maggioranza che non c’è più. Una città umiliata, offesa dalle sue stesse istituzioni, che affonda nei suoi problemi. A Giuseppe D’Introno dico: il problema non è raccattare voti. Niente inciuci o governi tecnici. Mi dispiace aver sentito echi di tentativi di trattative. Se non c’è più la maggioranza che ha vinto le elezioni, si torni velocemente al voto. Chiediamo al Prefetto che siano convocate nel più breve tempo possibile. Ma facciamo una campagna elettorale pulita, autentica, senza buttare centinaia di migliaia di euro, senza meccanismi di compravendita del voto e inquinamento della campagna elettorale. Che sia a costo zero, seria, fatta di liste non inventate a tavolino».

«Guardare la città allo stallo fa male a tutti - ha aggiunto Graziella Valente - I voti sono i vostri, noi vogliamo il bene della città ma ci vogliono i numeri. Trovate una quadra con la maggioranza».

Secco e assertivo l’intervento di Longo: «accordi e stampelle, se avessimo voluto, le avremmo già messe in atto, abbiamo detto no. Dopo la dichiarazione del sindaco abbandono l’aula».

Dopo un generico invito rivolto alla stampa perché svolga il proprio lavoro nel rispetto dei valori etici della professione, il sindaco Pasquale D’Introno ha utilizzato tutti i 15 minuti a sua disposizione per tratteggiare la sua fotografia dell’attuale situazione: «non potendo attaccare il sindaco si è preferito attaccare le persone che ha al suo fianco, tutti tecnici che nonostante la situazione si stanno impegnando e sono presenti in Giunta: li ringrazio tutti. Invito a riflettere su cosa stiamo facendo qui dentro, su cosa siamo chiamati a fare. Guardando i banchi vuoti il dispiacere è tanto, mi fa pensare a cosa sarà il mio futuro in quest’aula.

La sera 12 luglio, all’improvviso, sono stato chiamato per diventare sindaco: non ho avuto nemmeno il tempo di coinvolgere la mia famiglia. Anche questo è stato oggetto di critica. Questa è un’aula santa per i cittadini e che per questo deve essere rispettata. Cosa ha fatto il sindaco? Siete in tanti a non saperlo. Cito due progetti molto importanti, “Porta futuro” e “Tavolo dei talenti”: il mio pensiero va a recuperare i giovani che vanno via. Vogliamo affidare questi progetti al commissario prefettizio?

Quando la gente mi incontra mi chiede dei problemi della città. Io non tengo alle scelte scellerate delle poltrone. Preferisco parlare di “Zes”: abbiamo partecipato ad un incontro in Regione per assicurarci dei terreni per Corato che è un Comune che ha rapporti con il porto. E poi ancora di Decreto crescita, della richiesta di un contributo 130mila euro per risolvere la questione dell’agibilità al campo sportivo, stiamo reperendo i fondi per ristrutturare le tribune. E poi c’è la questione equilibrio di bilancio: abbiamo ritrovato un conto da pagare di 180mila euro, grazie a chi non ha adeguato per tempo le tariffe Tari. Torneremo ad avere strade sporche e verde pubblico non curato. E questo grazie a chi, per una poltrona, non ha voluto eleggere il presidente. Tutto questo genera una situazione che oggi non si sblocca.

Io non provengo da una realtà politica, sono una persona molto corretta, non ho interrotto nulla. Tra due giorni scadono le mie dimissioni. Guardando la situazione mi viene da dire che mi interessano solo i cittadini: sono un uomo libero, le mie scelte non vanno bene? Oggi ci sono io come sindaco, chi verrà dopo di me potrà dire la sua. La Samb non parte ancora, oggi non è possibile sedersi al tavolo come soci perché non abbiamo ancora un consiglio valido. Devo ammettere che tante volte in campagna elettorale le persone mi hanno sempre detto “mi raccomando”, “stai attento”. Oggi pensiamo al bene del paese o ad una delega? Se è così, io faccio subito i bagagli e vado via».

A nulla sono serviti gli appelli dei fratelli D’Introno. «Noi non ci stiamo - ha tuonato Loizzo - Io alle sue dimissioni non credo. La responsabilità nostra non esiste, è vostra. Lei sapeva su quale macchina saliva, conosceva l’autista».

«Le responsabilità sono differenti, da questo non si può prescindere - ha commentato De Benedittis - A Paolo (Loizzo, ndr) dico che da sempre ho potuto riscontrare la tua posizione chiara, di opposizione. L’azione amministrativa non può ridursi ad affrontare un singolo problema. Si chiede una sintesi, un fare un passo in avanti creativo. Noi abbandoniamo l’aula solo per rimarcare il fatto che manchi la maggioranza: resta la voglia di tornare subito fra questi banchi per affrontare i problemi della città».

Dopo quest’ultimo intervento anche la minoranza ha abbandonato l’aula: mancando il numero legale la seduta è stata sciolta.

Il video del dibattito

I temi all'ordine del giorno:

  1. Art. 39 – comma 1 del D. Lgs. 267/2000 e art. 12 – comma 3 dello Statuto Comunale. Elezione del Presidente del Consiglio Comunale.
  2. Art. 50 – comma 11 del D. Lgs. 267/2000 e art. 37 dello Statuto Comunale. Giuramento del Sindaco.
  3. Art. 26 – comma 3 dello Statuto Comunale. Comunicazione del Sindaco in merito alla nomina dei Componenti della Giunta Comunale.
  4. Art. 29 – comma 4 dello Statuto Comunale. Accertamento dei requisiti di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Assessore dei Componenti la Giunta Comunale.
  5. D.P.R. 20.03.2000, n. 223 – art. 12 come modificato dall’art. 26 della L. 24.11.2000, n. 340. Elezione dei Componenti la Commissione Elettorale.
  6. Nomina del Collegio dei Revisori del Comune di Corato per il triennio 2019 – 2022.
  7. Art. 42 – comma 2 – lett. m) D. Lgs. 267 del 18.8.2000 e s.mm.ii. . Determinazione indirizzi per la nomina e la designazione dei rappresentanti del Comune presso Enti, Aziende e Istituzioni.
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I commenti degli utenti
  • Raffaele falco ha scritto il 09 agosto 2019 alle 05:15 :

    E una telenovella Rispondi a Raffaele falco

  • salvatore di gennaro ha scritto il 09 agosto 2019 alle 03:19 :

    Il sindaco afferma di essere un "uomo libero": purtroppo, in qualche parte d'Italia, l'uomo veramente libero è colui che non si interessa affatto di politica. Mi fa ribrezzo affermare ciò ma, sempre in qualche parte d'Italia, interessarsi direttamente di politica significa scendere a compromessi con la propria coscienza (se ancora in qualcuno alberga). E questo è il primo segno della mancanza di libertà. Rispondi a salvatore di gennaro

  • salvatore di gennaro ha scritto il 08 agosto 2019 alle 22:24 :

    Quello che sta succedendo a Corato è, in piccolo, ciò che sta avvenendo a Roma: va a farsi friggere l'interesse per la collettività. Ma questo avviene perché alla collettività non interessa alcunché del proprio destino: abituata ormai alle anomalie della nostra politica e alla scontatezza dell'ingovernabilità. E' il punto, questo, di "non ritorno". E' il risultato del tentativo ultrasettantennale di voler cambiare gli italiani: essi vogliono l'immutabilità, la certezza del banale, l'atteggiamento, nel politico, del buon padre di famiglia, quello cioè che fa di tutto per favorire solo i propri figli. E' stata la ricetta vincente della DC e la sconfitta del PCI, e derivati. Quello italico è un insieme di popoli che viaggiano in ordine sparso, alla ricerca di un fantomatico capo che li guidi. Rispondi a salvatore di gennaro