​Nuova fumata nera in aula per l’elezione del presidente del Consiglio con un plebiscito di schede bianche

La maggioranza non c’è: Direzione Italia rompe con il sindaco, ora appeso a un filo

Prima Tatò e poi Salerno sfiduciano D’Introno, imputato di non aver rispettato i patti. Il primo cittadino resta dimissionario

Politica
Corato lunedì 29 luglio 2019
di Vincenzo Pastore
La maggioranza non c’è: Direzione Italia rompe con il sindaco, ora appeso a un filo
La maggioranza non c’è: Direzione Italia rompe con il sindaco, ora appeso a un filo © CoratoLive.it

Il sindaco senza giunta, ma con una maggioranza, è diventato il sindaco con una squadra di governo senza però la sua coalizione. I tentativi di decollo dell’amministrazione D’Introno stanno trasformando i primi tre consigli comunali in una farsa. Quelli che erano solo spifferi e indiscrezioni si sono rivelati corrispondenti alla verità: la rottura (definitiva?) tra Direzione Italia e il primo cittadino. Neanche le tre votazioni di questa mattina sono riuscite a eleggere il presidente del Consiglio. Diciotto le schede bianche in tutte e tre gli scrutini, Diaferia (designato una settimana fa da Dir. Italia) racimola solo cinque e poi quattro preferenze. Il partito di Fitto, unito a Idea, vota come le minoranze (a eccezione di Loizzo che non partecipa al voto). Per la prima volta, con il capogruppo Filippo Tatò e soprattutto con Ignazio Salerno (assessore designato in pectore prima del cambio di marcia), Direzione Italia attacca apertamente D’Introno di aver cambiato rotta senza aver dato alcuna spiegazione né alle forze di maggioranza né alla città.

E che il bilanciamento delle posizioni (8 consiglieri di Direzione Italia, 5 Fratelli d’Italia, 2 Idea) stesse venendo meno si era già manifestato in apertura di seduta. Cosimo Zitoli, rappresentante del partito di Giorgia Meloni, apre i lavori annunciando il suo approdo nel Gruppo misto, lamentando «divergenze interne e un’assenza di coordinamento in Fratelli d’Italia». Il suo apporto alla maggioranza, a suo dire, non verrà però meno. Ma, alla luce di quanto poi accaduto, verrebbe da chiedersi a quale maggioranza si riferisse. Il paradosso coratino sta nella sovrapposizione di dichiarazioni tra forze di governo e opposizione.

Prima i candidati sindaco sconfitti (Loizzo, Longo, Bovino, De Benedittis), poi l’Udc con Labianca (con posizioni più morbide, in realtà) si rivolgono ai banchi della maggioranza che fu stigmatizzando l’assenza di trasparenza nelle reali motivazioni all’origine dello stallo in atto. Di rimbalzo, Filippo Tatò trasferisce l’identica questione al sindaco, rimproverando a D’Introno di non aver comunicato al movimento di Fitto la scelta di dimettersi. Gli fa sponda Ignazio Salerno, uno dei veterani dell’aula con 22 anni di presenza e 7 amministrazioni che si sono succedute. Il suo è un violento atto d’accusa verso Pasquale D’Introno, imputato di non aver rispettato i patti che la coalizione di 5 partiti (con Forza Italia e Lega) aveva stretto nella composizione della giunta. Spuntano così pubblicamente le conversazioni di whatsapp in cui prima il sindaco avrebbe dato l’ok all’ulteriore richiesta di tempo di Forza e Lega per la designazione dei loro assessori. Poi, un ko scritto in chat da Giuseppe D’Introno (voluto o semplice errore di battitura) e le relative dimissioni di D’Introno sarebbero stati il segnale della fiducia tradita e dei patti disattesi, denuncia Salerno.

E a consiglio finito, l’ex presidente dell’aula rincara la dose. Parla apertamente di un improvviso dietrofront del primo cittadino, dopo aver concordato a più riprese con il partito di maggioranza la giunta da nominare. Il sospetto, secondo Direzione Italia, è che il sindaco stia seguendo una strategia messa in atto da Fratelli d’Italia (con parti del vecchio Movimento sociale) per avviare una scalata di potere al centrodestra, estromettendo il gruppo dell’ex senatore Perrone. Resta però senza un’apparente spiegazione il motivo per cui questo strappo si sarebbe consumato a così pochi giorni di distanza dal ballottaggio vittorioso del 9 giugno. Che cosa è successo dalla festa in piazza Sedile alle dimissioni del 21 luglio? Solo poche settimane fa la coalizione di governo dichiarava la presenza in giunta di tutte le liste a sostegno del sindaco, con la “soddisfazione” del primo cittadino.

Voci, congetture e illazioni si rincorrono mentre D’Introno continua a chiudersi a riccio. Le poche parole rilasciate durante la seduta, prima delle parole di Salerno, richiamavano al senso di responsabilità per consentire l’avvio dei lavori del Consiglio. Al suo fianco c’è la giunta nominata qualche giorno fa, nonostante le dimissioni ancora in atto. In ballo c’è un paese impantanato da quasi un anno, mentre incombono le scadenze per gli assestamenti di bilancio da approvare. Un’amministrazione che rischia di collezionare altri record in questa consiliatura così breve e tormentata. Basti pensare, come sottolineato da De Benedittis, ai due protagonisti del ballottaggio di 50 giorni fa (D’Introno poi eletto e Amorese), entrambi dimissionari dai loro incarichi. Nel frattempo i due countdown (31 luglio per il bilancio e 11 agosto per le dimissioni) procedono senza interruzione. Una vicenda dai contorni grotteschi di cui non si sa se i diretti protagonisti, dal sindaco all’intero Consiglio, ne abbiano la piena consapevolezza.

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I commenti degli utenti
  • Viaggiatore ha scritto il 30 luglio 2019 alle 07:12 :

    Ma Direzione Italia a chi risponde a livello cittadino? Rispondi a Viaggiatore