La "REvoluzione"

Compost in un’ora e senza emissioni di gas maleodoranti. Ecco la “REvoluzione” dei rifiuti

L’innovativo processo è stato presentato ieri nell’evento promosso da Renato Bucci, candidato alla regione per “Noi a sinistra per la Puglia". Presenti Antonio Diaferia di Emitech, la ricercatrice Paola Casti e il senatore Stefano

Politica
Corato martedì 26 maggio 2015
di La Redazione
Renato Bucci e il senatore Stefàno presentano la "REvoluzione" dei rifiuti
Renato Bucci e il senatore Stefàno presentano la "REvoluzione" dei rifiuti © n.c.

Dai 90 giorni di oggi, basterebbe solo un’ora per ottenerlo. E senza emissioni di gas maleodoranti, o del temibile percolato. Si tratta del rivoluzionario metodo con cui i ricercatori dell’Università di Cagliari e i tecnici della Emitech srl promettono di produrre compost, il fertilizzante naturale derivante dai rifiuti organici.

L’innovativo processo è stato presentato ieri sera presso la sala convegni del Corato Executive Center. A “REvoluzione”, l’evento promosso dall’ex sindaco Renato Bucci - candidato al Consiglio regionale per la lista “Noi a sinistra per la Puglia” - hanno partecipato Antonio Diaferia, amministratore delegato di Emitech, Paola Casti, ricercatrice dell’Università sarda e il senatore Dario Stefàno (Sel).

A spiegare il motivo dell’iniziativa è proprio Bucci, che ha sposato il progetto perché la normativa di settore, anche regionale, possa essere modificata al passo coi tempi. Lo fa con le parole del “suo” candidato presidente, Michele Emiliano: «Chiuderemo il ciclo dei rifiuti, puntando a "discarica zero" ed escludendo la costruzione di termovalorizzatori. Proprio la nostra lista ha insistito perché il punto - dice Bucci - fosse inserito nel programma, con l’obiettivo di semplificare le autorizzazioni necessarie agli impianti per il trattamento della frazione organica, che supera il 45% dei rifiuti prodotti in Puglia».

La scoperta. Il metodo, già brevettato, è stato illustrato da Antonio Diaferia, non senza una punta di orgoglio. Perché se la scoperta si deve all’università di Cagliari e la volontà d’industrializzazione del processo ad «illuminati imprenditori dell’industriale e tecnologica Lombardia, le competenze giuste sono state trovate nell’agricola Puglia», dice l’ingegnere con riferimento alla sua azienda, partner tecnico della sperimentazione.

Come funziona? Il cuore del processo è tutto nella combinazione fra le microonde e alcuni additivi chimici, il che consente di abbattere i tempi di lavorazione dei rifiuti organici.

«L’energia elettromagnetica delle microonde - spiega Diaferia - attiva le sostanze minerali (gli additivi, ndr) e innesca una degradazione rapida delle fibre organiche». Del processo, poi, non restano tracce inquinanti, ma solo vapore.

Inoltre, secondo Paola Casti, componente del team di ricercatori sardi che ha lavorato alla scoperta, i risultati di laboratorio condotti sul compost così ottenuto sono incoraggianti.

«Gli studi biochimici sulle piante di lenticchie coltivate con il nostro compost hanno confermato - sottolinea Casti - che i germogli crescono più velocemente, perché ricchi di enzimi che ne stimolano la crescita cellulare».

Il compostaggio fra ieri e oggi.  Il metodo è stato confrontato con quello oggi in uso nei principali impianti di compostaggio. Le differenze saltano agli occhi. I tempi, innanzitutto: se oggi occorrono 90 giorni in media, l’impiego di questa tecnologia li riduce a poche ore, «una tonnellata di rifiuti organici all’ora». Il processo, poi, non è biologico, non prevede cioè l’impiego di microrganismi che "digeriscono" i rifiuti e sono responsabili della formazione dei reflui di lavorazione, quel percolato famigerato per la sua tossicità.

Il primo vantaggio percepibile dai cittadini sarebbe la totale assenza di odori molesti, «causa delle contestazioni più frequenti da parte di chi vive nelle vicinanze degli impianti utilizzati sino a ieri», aggiunge la ricercatrice. Ancora, gli impianti sono di «piccola taglia, strutturati in modo modulare, per lavorare una tonnellata all’ora. E proprio le dimensioni - continua Casti - consentono di installarli con facilità, anche in più aree». Il risultato sarebbe la riduzione dei costi di raccolta e trasporto, «con evidenti benefici per le tasche dei cittadini».

«I rifiuti organici prodotti quotidianamente da Corato, circa 12 tonnellate, potrebbero diventare compost di elevata qualità in 12 ore, con un solo impianto», le fa eco Diaferia.

I limiti della normativa. L’innovazione presentata ieri si scontra con i limiti delle norme che regolano la materia, i "soliti" lacci della burocrazia italiana contro cui da più parti ci si scaglia.

«Sono le maggiori difficoltà che stiamo incontrando», dichiara la ricercatrice cagliaritana. Ad esempio, stando a quanto riferito, le norme prevedono una condizione paradossale per le autorizzazioni del caso. Gli impianti infatti devono essere dotati di «un sistema per evadere gli odori», odori che in questo caso sarebbero completamente assenti.

I commenti. Secondo il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini, presente all’iniziativa e invitato a intervenire da Bucci, quello illustrato è «un processo interessante nello scenario pugliese, in cui l’intero ciclo dei rifiuti è basato sulle discariche. Peggio di noi - continua - ci sono solo Calabria e Sicilia». Tarantini, inoltre, ha specificato che simili impianti possono essere un incentivo alla raccolta differenziata, ferma il Puglia al 27%, contro l’obiettivo del 65%. «Vi daremo un sostegno», questo l’impegno del presidente.

Anche per il senatore Stefàno,  quella tracciata è «una direzione che dobbiamo abbracciare […], perché per far crescere la differenziata dobbiamo adeguare i sistemi di raccolta, che devono essere più funzionali e invitare i cittadini a partecipare». Quello dei rifiuti, dice il parlamentare salentino, è «un tema su cui abbiamo ancora una vertenza aperta, un po’ per il fatto di aver operato sulla scia di un programma strutturato da chi ci ha preceduto (in riferimento all’amministrazione Fitto, ndr), incentrato quasi esclusivamente sulla termovalorizzazione, un po’ - continua nella sua diagnosi - per la sindrome Nimby (non nel mio giardino, ndr)».

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