Di Chiara Scardicchio

“La ferita che cura”, una narrazione su dolore e resilienza

Venerdì 8 novembre alle 18 nella sala verde del Comune di Corato, con la presentazione delle sezioni coratine di Aido, Adisco, Admo, Avis e Fidapa

Cultura
Corato giovedì 07 novembre 2019
di La Redazione
“La ferita che cura”, una narrazione su dolore e resilienza
“La ferita che cura”, una narrazione su dolore e resilienza © n.c.

Le sezioni coratine di Aido, Adisco, Admo, Avis e Fidapa presentano, venerdì 8 novembre alle 18 nella sala verde del Comune di Corato, “La ferita che cura” di Chiara Scardicchio.

Perché? È la grande domanda filosofica dell’essere umano e ci descrive nella nostra evoluzione: perché? Chiede incessantemente il bambino... e perché? È la domanda martellante che continua a possederci, da adulti, al cospetto delle mille forme che assume il dolore, esperienza che accomuna tutti. Ciò che varia però è l’atteggiamento, l’approccio con cui ognuno di noi si accosta all’inevitabile dolore.

E così l’autrice, impegnata da anni nei temi della formazione e dell’educazione, si pone in un dialogo appassionato con le voci più autorevoli della ricerca pedagogica, della psicologia analitica, dell’arte, della letteratura e della tradizione religiosa, chiedendosi se sia possibile ripensare il dolore come iniziazione a un più profondo respiro vitale, non come punizione ma forma della vita, modo affinché la felicità non giunga senza scelta e conquista.

Appuntamento quindi a venerdì 8 novembre per una narrazione perché, per dirlo con le parole dell’autrice, «intorno al dolore non poteva esserci alcun discorso, solo una narrazione. Senza la presunzione di offrire risposte, solo il delicato e potente tocco che io per prima ho ricevuto da chi mi ha insegnato la follia possibile dell'ossimoro di una ferita che cura».

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • salvatore di gennaro ha scritto il 07 novembre 2019 alle 06:16 :

    "Resilienza": leggo che è un termine coniato da un inglese nel 1914, riferito dapprima alla tempra dei metalli e poi trasposto in psicologia. Quando studiavo al liceo, la sopportazione del dolore e delle avversità si chiamava "stoicismo". Ma nell'Italia attuale la prima cosa ad essere sacrificata, in favore dell'esterofilia, è proprio la "tradizione". Rispondi a salvatore di gennaro

    Franco ha scritto il 08 novembre 2019 alle 17:18 :

    D'accordissimo, in Italia si vive di mode culturali e resilienza è una parola alla moda, che fa intellettuale. E dunque occorre diffidare chi la usa, perché probabilmente non vuole o non gli importa farsi capire. Rispondi a Franco