L'iniziativa

La "Casa della Poetessa di Riace", ​uno spaccato fra l'arte e la vita di comunità

Un'utopia concreta, sociale, antropologica; un sistema distrutto che ancora oggi viene ricordato attraverso gli occhi e le parole degli artisti, testimoni e volontari

Cultura
Corato lunedì 22 aprile 2019
di Carlotta Mazzilli
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La "Casa della Poetessa di Riace", ​uno spaccato fra l'arte e la vita di comunità © CoratoLive.it

Caleidoscopica è l'arte che investe tutta la serata del 19 aprile al Corato Open Space, attraverso un climax emozionale che vicendevolmente si sposta fra i tre momenti protagonisti dell'iniziativa organizzata dalla “Casa della Poetessa di Riace”, la residenza di artisti di Daniela Maggiulli e Kader Diabate, madre e figlio elettivi impegnati nel campo del sostegno all’accoglienza, nell’intercultura, nella convivenza pacifica e nell’amicizia fra i popoli, seguendo i valori sociali e culturali promossi dal sindaco della città calabrese, Mimmo Lucano.

La mostra apre le porte ai visitatori con una variopinta collezione di mail art provenienti da tutto il mondo, che nella semplicità della call for artists lanciata nel 2018 dalla Casa della Poetessa, sa esprimere piccoli capolavori dell'arte postale, «l'unica forma d'arte non vendibile alla portata di tutti i fruitori».

Un'arte capace sia di precedere il moderno clamore dei social, basata sul processo di azione-reazione, quello di dare e di ricevere uno scambio epistolare e un contatto diretto con l'opera; ma anche di combattere per i propri ideali e fare rivoluzione, come nel caso dell'incarcerazione dell'artista uruguayano Clemente Padin nel 1977.

Ad essa si accompagna l'esposizione di fotografie di Enzo Correnti, intitolata "Diritti d'autore #01", che racconta come tutti i giorni compia un'azione votata all'arte: una fotografia, un collage, un'installazione ma anche "un'azione parassita", ovvero la contaminazione di opere già conosciute con elementi propri dell'artista, fra carta, stoffa e materiali non inquinanti.

Riecheggiano successivamente, fra i teli appesi per la stanza a rappresentare le porte antiche di Riace, le parole dei testimoni e volontari - grandi e piccoli - che accompagnano i presenti in un toccante viaggio sociale pregno di scorci di vita quotidiana. Di voler credere nei valori e nei diritti umani. Di intrecci e di saper costruire altri intrecci, rapporti e legami. Ma anche di denuncia verso un sistema che li ha strappati e separati.

Tra i racconti c'è quello di Enrico, il bambino che un po' controvoglia si è unito al gruppo di volontari di Riace per poi scoprire la gioia dell’amicizia, l’incredulità suscitata dalle storie dei coetanei senza genitori, scampati alla guerra e alla fame, ma ancora in grado di divertirsi giocando a pallone, incuranti delle differenze di linguaggio, razza ed età. Lo stesso bambino che ha riso per quelle "o" chiuse nelle pronunce, o che ha regalato la propria valigia alla sua piccola amica sperando che l’accompagnasse nei suoi viaggi futuri.

Oppure le voci di Daniela Maggiulli e Daniela Mastomauro, la prima artefice di un messaggio pacifico tramandato dall’arte nelle tre residenze comprate a Riace che hanno dato vita e lustro alla Casa della Poetessa; la seconda ancora colpita dai sorrisi e dai ciuffetti colorati delle bambine, dai sapori esotici dei piatti il giorno dell’Immacolata, dai volti curiosi dei vecchi del borgo.

L'evento si è concluso con la potenza dell'arte di Ina Ripari, feroce nel saper denunciare la caducità della vita umana attraverso la performance "Evaduepuntozero". «La Ripari distrugge per ricreare, condanna ma perdona, cade ma si rialza» dice di lei la critica. «Parlo della donna e dell'artista, difficile fare altrimenti, perché le due cose si confondono sempre. Ed è questa la vera magia.»

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