​La “Casa della Poetessa di Riace” è la casa/residenza di artisti di Daniela Maggiulli e Kader Diabate, madre e figlio elettivi impegnati nel campo del sostegno all’accoglienza

​La “Casa della Poetessa” rimette al centro il modello Riace

Venerdi 19 aprile nella sede del Corato Open Space spazio a una collezione di Mail Art con opere originali provenienti da tutto il mondo, una mostra fotografica di Enzo Correnti e una performance di Ina Ripari

Cultura
Corato mercoledì 17 aprile 2019
di La Redazione
La casa della poetessa
La casa della poetessa © n.c.

La “Casa della Poetessa di Riace” è la casa/residenza di artisti di Daniela Maggiulli e Kader Diabate, madre e figlio elettivi impegnati nel campo del sostegno all’accoglienza, nell’intercultura, nella convivenza pacifica e nell’amicizia fra i popoli, seguendo i valori sociali e culturali promossi da Mimmo Lucano, sindaco di Riace.

Da quando è nata, la Casa - ubicata nel Comune calabrese - è stata condivisa con volontari e artisti che hanno generato una sorta di “comunità spontanea e provvisoria” di amici e amiche di varie provenienze e nazionalità, di solito artisti ma anche pedagogisti, scrittori, fotografi, ricercatori di varie discipline sociali, studenti, esperti di culture e di borghi.

Gli amici ospiti della Casa hanno recentemente deciso di costituire un collettivo che si impegna a diffondere il messaggio positivo e creativo delle diversità culturali e individua nell’arte e nella cultura i veicoli privilegiati di promozione dei valori dell’amicizia e della pace fra i popoli.

Con queste premesse, la “Casa della Poetessa di Riace” si è mossa a ricercare e a mettere in connessione artisti e intellettuali di ogni campo dell’arte pubblica, realizzando già vari progetti.

A Corato ha già collaborato all’organizzazione dell’evento “RIACcEndiamo i diritti” (13 dicembre 2018), inserito nella settimana di celebrazioni dei diritti umani dal titolo “Umanamente” promosso dal Presidio del Libro e dall’interassociativo cittadino. In tale occasione ha proposto un evento di arte relazionale a cura dell’Uomo Carta (Enzo Correnti), la performance “Vengo da Riace”, con Ina Ripari e l’istallazione poetica su tela “I tre portali di Riace” a cura di Beatrice Capozza e Daniela Maggiulli

Venerdi 19 aprile alle 20 il collettivo “La Casa della Poetessa” propone nella sede del Corato Open Space in viale Fieramosca 169, un nuovo momento di riflessione sui temi dell’accoglienza e dei diritti umani, «per rimettere al centro dell’attenzione mediatica i valori del modello Riace in un momento storico in cui rimanere umani e professare l’antifascismo sembra una sfida sempre più difficile e addirittura rischiosa».

La serata sarà articolata in tre momenti.

Si inizia con una collezione di Mail Art con opere originali provenienti da tutto il mondo a supporto dei valori e delle azioni del modello Riace e della Casa della Poetessa. La collezione è il frutto di una call for artists lanciata nel maggio 2018 e conclusasi con una installazione pubblica nei vicoli di Riace a luglio dello stesso anno. La mostra è curata da Daniela Maggiulli, con istallazione creativa di Enzo Correnti, che illustrerà i principi e le caratteristiche di questa forma d’arte diffusa nel mondo, ma sconosciuta al grande pubblico.

Si prosegue con una mostra fotografica di Enzo Correnti dal titolo “Diritti d’autore #01”: arte, performance, poesia visiva, mail art, foto, collage, viaggi e altro. Azioni dadaiste che si spostano vertiginosamente da un luogo all’altro lasciando tutti i giorni un segno. Per finire, una performance di Ina Ripari dal titolo “Evaduepuntozero”. Si parte dalla cultura della mela per arrivare ai giorni nostri. Le torri gemelle, i naufraghi e le parole finiscono nell’imbuto dell’oblio.

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I commenti degli utenti
  • salvatore di gennaro ha scritto il 18 aprile 2019 alle 08:44 :

    Caro Brontolo, ho già ampiamente parlato di come, specie in alcune zone nostrane e caso unico nel mondo civile, il concetto sacro di "Patria" venga del tutto calpestato, dato che deve emergere esclusivamente quello di "individuo", italiano o no. La Calabria, inoltre, è il fanalino di coda dell'Italia sotto tutti i punti di vista, e non può "dare esempi". La cultura di sinistra, da una cinquantina di anni, etichetta come "fascista" chiunque sia in disaccordo con le sue idee. Prima era anche assai "pericoloso" starle contro. Tutto ciò fa pure comodo alla "timida" cultura clericale, dato che hanno fini uguali (l'annullamento dello Stato classico, senza cioè più confini né doveri di tutela nei suoi confronti, ma mantenendone le comodità). Rispondi a salvatore di gennaro

  • salvatore di gennaro ha scritto il 17 aprile 2019 alle 20:31 :

    Ci sono alcune cose: 1) anche in questo caso leggo di "diritti" (all'accoglienza), ma non si parla, come al solito, dei doveri, che corrispondono a quelli di "voler integrarsi", cosa assai lontana dall'attuarsi in forma ampia; 2) come al solito viene etichettato come "fascista" l'atteggiamento di chi non condivide questa politica, rigettandoci a piè pari negli anni bui, quelli cioè chiamati "di piombo"; 3) Mimmo Lucano è considerato un vate, e "tutti" dovrebbero (o "devono") uniformarsi alle sue idee, chiaramente un atteggiamento antidemocratico, che ci riporta al medioevo post sessantottista della nostra Storia; 4) l'uso di "performance" al posto di "esibizione", accezione, la prima, ormai accettata "gioiosamente" da tutti, è anch'esso indicativo dell'inesistente rispetto per l'Italia. Rispondi a salvatore di gennaro

    Michele brontolo ha scritto il 18 aprile 2019 alle 06:58 :

    Commento condiviso, e forse mancante della parte riguardante il registro dei "matrimoni" del "modello riace" (tra migranti e persone anziane o diversamente coscienti),... il tutto per concessione cittadinanza!!!.....forse mi classificheranno fascista???? Rispondi a Michele brontolo