​Ottava edizione

Festival pianistico, è la volta di Pasquale Iannone

Aprirà il concerto con una tra le pagine più celebri di Franz Schubert, la “Sonata D784” che inaugura la serie delle sette straordinarie ultime sonate del compositore viennese

Cultura
Corato giovedì 06 dicembre 2018
di La Redazione
Pasquale Iannone
Pasquale Iannone © n.c.

Per il Festival pianistico Città di Corato al Comunale arriva il virtuoso della tastiera Pasquale Iannone. Tra i capofila del movimento di pianisti pugliesi che da tempo fa parlare di sé nel mondo dopo aver suonato alla Carnegie Hall di New York, Iannone celebra Schubert, Chopin e Liszt. Il concerto è in programma per venerdì 7 dicembre (ore 21) nel teatro comunale.

Il Festival è diretto da Filippo Balducci, inserito nella Rete di musica d’arte Orfeo Futuro con il sostegno della Regione Puglia, dell’amministrazione comunale e di alcuni sponsor.

«Oggi Pasquale Iannone conta tra i pianisti che “sanno” non soltanto suonare ed interpretare, ma affrontare le pagine più ardue del repertorio virtuosistico; quel repertorio pressoché scomparso da una quindicina d’anni dai programmi pianistici» ha detto di lui Aldo Ciccolini, tra i grandi interpreti della tastiera del Novecento.

Il pianista barlettano, reduce da alcuni trionfali concerti in Italia e in Portogallo, a Madeira, con il Secondo Concerto di Rachmaninov, si presenta in versione da camera e apre il concerto con una tra le pagine più celebri di Franz Schubert, la Sonata D784, che inaugura la serie delle sette straordinarie ultime sonate del compositore viennese.

A traghettare il pubblico negli anni Quaranta dell’Ottocento sarà la musica di Fryderyk Chopin con lo Scherzo n. 4 op. 54, pagina definita fascinosa e geniale dai critici. Capolavoro fra i più alti in assoluto nella produzione chopiniana, proiettato decisamente verso il futuro, il quarto scherzo è paradossalmente rimasto uno dei meno conosciuti del musicista polacco. Il recital si chiuderà con la Sonata in si minore di Liszt, l’unica del compositore ungherese priva delle fondamenta negli schemi tradizionali della forma classica, che passa da un clima cupo e infernale alla luce divina.
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