​Ricordando che ogni luce proietta la sua ombra e c’è luce proprio per contrasto, gli artisti di Verso Sud oggi giocheranno con questa forza immateriale e vitale, portatrice di rivelazioni, emozioni e premonizioni

Dopo il silenzio e l’oscurità, oggi “Verso sud” sarà la luce

Si partirà alla Controra, alle 16.00, in piazza Abbazia, sorseggiando un caffè con Donato Emar Laborante che racconterà storia e respiri della Masseria Jesce - Teatro della memoria

Cultura
Corato venerdì 14 settembre 2018
di La Redazione
Verso sud, la giornata dell'oscurità
Verso sud, la giornata dell'oscurità © Verso sud

Quel raggio di luce che nell’oscurità si alternava intermittente al buio, in un’elegante lotta tra sentimenti, ha vinto la lotta e adesso è più forte di tutto. Ricordando che ogni luce proietta la sua ombra e c’è luce proprio per contrasto, gli artisti di Verso Sud oggi giocheranno con questa forza immateriale e vitale, portatrice di rivelazioni, emozioni e premonizioni.

Si partirà alla Controra, alle 16.00, in piazza Abbazia, sorseggiando un caffè con Donato Emar Laborante che racconterà storia e respiri della Masseria Jesce - Teatro della memoria, l’arte come servizio come sguardo sulla luce e sul paesaggio. L’artista che vive la masseria, ne assorbe le sfumature, la storia. Opere e installazioni che vogliono ricucire la frattura che ha diviso l’uomo dal paesaggio.

Nel frattempo “Hombre” la rivelazione della luce di Claudia Fabris, ci dimostrerà in tre momenti, una performance, “la Lavanda dell’Ombra”, una personale fotografica “Hombre”, e al calar del sole la video installazione “La caverna di Platone”, “Cosa accade all’ombra quando la luce si fa accecante”.

Alle 20.30 nella Chiesa di San Francesco, andrà in scena “Il Cantico dei cantici” con Roberto Latini di Fortebraccio teatro.

Nel sogno-messinscena di Roberto Latini, la Sposa e lo Sposo del Cantico dei Cantici lodano all’unisono il sentimento che li unisce, li attraversa e li allontana. Da qui, forse, la volontà di far abitare il palco da una presenza androgina, una rockstar sul viale del tramonto, cappotto viola, lungo fino alle caviglie, parrucca scura, rossetto e gli occhi cerchiati di nero da un trucco pesante; una presenza che trattiene in sé il maschile e il femminile, l’amore e il rovescio della sua medaglia, la condizione in cui l’umanità vive in sua assenza: la solitudine.

Dalle 22.30 in piazza Abbazia si esibiranno “Dal vivo senza poesia” i Biondo Dio.

In tre sul palco, tra ritmi ossessivi, pedali analogici e divagazioni elettroniche, propongono un concerto che si avvicina ad un’esperienza rituale con finale catartico. Il gruppo ha la particolarità di suonare in controluce per non rivelare l’identità dei musicisti, a tale proposito dichiarano: “L’Italia è un paese omertoso anche nelle arti”.

A mezza notte in piazza Abbazia Claudia Fabris ci regalerà un ultimo momento di luce con “Ostia splendente del nonsenso e della luce”. Si proseguirà Into c’ddar, in via Mercato ang. vico Lobello con Andrea Nabel live.

Le interpretazioni di Nabel, molto incisive, accompagnano melodie placide e crescendo impetuosi, trame acustiche, eleganze di contrabbasso e riff chirurgici di chitarre elettriche. Il timbro, originalissimo, trasporta il linguaggio in una dimensione altra.

Durante la giornata, in piazza dei Bambini con la sua Arte pubblica, Emanuele Poki riprenderà a prendersi cura de Il Giardino di Poki “perché un carciofo, se abbandonato, fiorisce”. E di quel fiore bisogna continuare a prendersi cura.

Una giornata in cui ci sarà luce anche di notte perché “fare luce è dare ordine al buio, calore e vita al fiore nascosto che abbiamo colto”.

La seconda giornata
Ieri il silenzio della prima giornata di Verso Sud è stato rotto da una voce, quella di Alfonso Guida che, con tre madrigali ha trasportato nell’oscurità del secondo sguardo sulla “Cura” e ha aperto le porte di Wood Grains, personale d’arte di Giuseppe Negro.

Sculture in legno bruciato, oro e video proiezioni richiamano alla mente un certo misticismo, un’origine comune delle cose e quasi vanno ad impossessarsi degli spazi, del sotterraneo di Piazza Abbazia che ospita la mostra.

Con “The comfort zone” Makai si è immerso nell’oscurità portando alla luce le sue sonorità elettroniche e i suoi testi intimisti “alla ricerca di una perfezione che è un sogno e che sta dentro le palette dei suoni e la stretta griglia della forma canzone.”

Il corpo di Amalia Franco si è trasformato in quelli di creature acquatiche, nel secondo quadro di Lasciare andare con Grazia. Un intrecciarsi innamorato di figure e ombre quasi a confondersi in un’oscurità in cui non esiste una forma propria, “tutto prende la forma di ciò che lo contiene”.

Il reading di poesie “Dall’incubo sommerso le parole”, tratte dalla “Trilogia Psichiatrica” di Alfonso Guida, ha poi accompagnato i presenti nell’oscurità dei centri psichiatrici, di cui l’autore è stato paziente. Un’oscurità fatta di ricordi e diari, di lettere a Tiziana, la psicoanalista che “non mi ha salvato, ma è stata la prima a capire che dietro quella mia continua voglia di leggere e scrivere si nascondeva una sanità”.

L’oscurità è stata al centro anche dell’intervento fuori programma di Daniela Manzitti, mamma coraggio che lo scorso ottobre ha denunciato suo figlio, ha voluto ricordare Viktor: «un ragazzo come tanti che poteva essere il figlio di tutti noi» ucciso in piazza un mese fa. Daniela ha presentato la sua associazione “Oh Mà”, «perché non ci resta che unirci e fare qualcosa, così che nessuno potrà essere più spodestato dalla strada, dalla piazza e dal paese che ama e questo si può ottenere soltanto correggendo i percorsi sbagliati che molti giovani hanno intrapreso».
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