Prosegue il percorso di “Cura”

″Verso sud″, il secondo sguardo è rivolto all’oscurità

La voce di Alfonso Guida, proveniente da un buio sotterraneo in piazza Abbazia, aprirà le porte di “Wood Grains”, la mostra personale di Giuseppe Negro. A seguire “The Confort Zone”, concerto di Makai

Cultura
Corato giovedì 13 settembre 2018
di La Redazione
Verso sud
Verso sud © Verso sud festival

Oggi Verso Sud rivolgerà il proprio sguardo al momento successivo al silenzio: «quello in cui ci sentiamo avvolti dal buio, quello in cui scendiamo nella parte buia di noi stessi con gli occhi spalancati dalla paura eppure senza vedere nulla. La paura del buio. La camera oscura di ciascuno di noi dove si impara a vedere senza luce, ad aspettare la luce. In questa intermittenza scopriamo una voce. La nostra. Come una luce nel silenzio. Come una parola nel buio».

E nell’oscurità Verso Sud proseguirà il suo percorso di “Cura”.

Una voce, un madrigale di Alfonso Guida proveniente da un buio sotterraneo in piazza Abbazia a Corato a partire dalle 20.00 aprirà le porte di “Wood Grains” mostra personale di Giuseppe Negro con testi critici di Gaetano Centrone.

I lavori di Giuseppe Negro si caratterizzano per un forte attaccamento a una tradizione intrisa di preziosità della materia, dei tessuti, delle architetture, elementi tipici del territorio in cui egli vive. Gli ori, il nero del carbone, le stoffe dal sapore antico richiamano alla mente un certo misticismo, una certa religiosità. Opere che nascono e sembrano giungere da un passato comune, appartenente alla civiltà del sud, un racconto già vissuto e una memoria collettiva che egli “amplifica” mediante le dimensioni fisiche dei suoi lavori, cassa di risonanza che toglie il ricordo dall’oblio.

A seguire “The Confort Zone”, concerto di Makai, producer, sound designer e polistrumentista.

Makai è un processo in divenire, iniziato nel 2010 e oggi perennemente in bilico tra l’elettronica nordica e il songwriting più intimista e mediterraneo, in un processo compositivo fatto di tagli e revisioni, riscritture e sovraincisioni, ripensamenti e labor limae continuo; un vortice di dicotomie irrisolte e irrisolvibili, alla ricerca di una perfezione che è un sogno e che sta dentro le palette dei suoni e la stretta griglia della forma canzone.

Nel buio i confini si confondono. L’oscurità stessa non ha una forma propria, prende la forma di ciò che la contiene. Allo stesso modo gli innamorati del secondo quadro di “Lasciare andare con grazia”, performance di danza a cura di Amalia Franco prendono l’uno la forma dell’altro e così si contengono a vicenda.

Durante il reading nel buio “Dall’incubo sommerso le parole” le parole dal buio e dal profondo di Alfonso Guida giungeranno in superficie facendo luce sull’opera arte pubblica “L’ombre blanche” di La rouille, artista francese, in cui l’oscurità si alterna alla luce, le figure umane sono appena percettibili da un occhio che ha imparato a vedere anche al buio.


La prima giornata del festival
Un silenzio nato dal rumore. Le sonorità elettroacustiche ed elettroniche di Covarianze di Pier Alfeo, nel loro susseguirsi hanno trasportato i presenti in un viaggio quasi onirico ed eccitante conclusosi bruscamente in un silenzio quasi più assordante del rumore stesso.

Un silenzio proseguito nei sentimenti, con il primo quadro di Amalia Franco, Lasciare andare con grazia.

La performance ha avuto inizio da una finestra del centro storico, nel silenzio dei presenti, attraverso l’utilizzo di una maschera Amalia Franco ha messo in scena uno sdoppiamento di corpi e un dialogo tra se’ e il proprio essere.

Ed è dall’inquietudine di questo dialogo che ha preso il via l’esibizione di Fabrizio Bosso e J.O. Mazzariello. “Tandem”, una pedalata all’unisono tra piano e tromba che racconta lo stesso spirito di condivisione che i due trovano sul palco e nella vita, interpretando grandi canzoni e temi della musica internazionale, senza distinzione di genere.

Si è poi inaugurata la mostra -termìa. Il respiro degli inconsistenti, di Fabrizio Riccardi, in uno stabile non abitato di piazza Abbazia. Nello spazio bianco si proietta un pallore vagamente mortuario, un susseguirsi di volti che sono emozioni, un’ode al silenzio.

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