L'udienza

​Scontro treni, al processo parlano i dipendenti di Ferrotramviaria

Respinta dal presidente De Luce la proposta di una nuova calendarizzazione per l’ascolto dei testi dell’accusa

Cronaca
Corato giovedì 07 novembre 2019
di La Redazione
Aula bunker del carcere di Trani
Aula bunker del carcere di Trani © Astip

Altri due dipendenti di Ferrotramviaria hanno spiegato come funzionava la linea ex Bari Nord all’epoca del terribile incidente del 12 luglio 2016, costato la vita a 23 persone che morirono nello scontro tra due treni lungo il binario unico tra Andria e Corato. Hanno raccontato, rispondendo alle domande di Procura e avvocati, cosa ricordavano di quella mattina, compreso il tranciamento dei cavi elettrici avvenuto all’altezza della stazione di Corato che provocò ritardi nella circolazione. Quegli stessi ritardi che resero necessaria l’istituzione di un treno supplementare (cosiddetto bis) lungo la tratta.

Tutto accadeva prima che, alle 11.06, l’ET 1016 (diretto da Andria a Corato) e l’ET 1021 (da Corato ad Andria) si scontrassero su una curva dove la visibilità era scarsa. Ma sono emerse anche le già note carenze relative al sistema del "blocco telefonico", ancora in uso sulla tratta a binario unico tra Ruvo e Barletta all’epoca dell’incidente.

È proseguito così, ieri mattina, nell’aula bunker del carcere di Trani, il processo a 17 persone e alla società Ferrotramviaria, ritenute responsabili, a vario titolo, di quanto accadde il 12 luglio 2016. Non sono mancate anche le contraddizioni in cui sono caduti i testi, per lo meno rispetto a quanto dichiarato tre anni fa in fase di indagine agli inquirenti. E non sono mancate reazioni, sia pure sommesse, di dissenso da parte di alcuni parenti delle vittime, che seguono ciascuna udienza del processo con indosso le magliette dei loro cari.

Ma ieri mattina, in aula, ha parlato anche il capo della Procura di Trani, Antonino Di Maio, deciso a offrire al collegio del Tribunale il contributo del suo ufficio per quella, che lui stesso ha definito, una calendarizzazione "ragionata e consapevole dei testi" citati dall'accusa.

Secondo quanto ha spiegato Di Maio, il progetto di calendarizzazione (già sottoposto all'attenzione del presidente dell'ordine degli avvocati e alle parti civili) avrebbe avuto lo scopo di facilitare l'esame dei testi dell'accusa, tutti già sentiti in sede di indagini preliminari o di cui sono state acquisite annotazioni di servizio o informative di reato. Sono 110 quelli indicati, di cui una quindicina già spuntati dall'elenco (in parte perché già sentiti, in parte perché ritenuti non necessari). "La Procura -ha spiegato Di Maio - è in grado di valutare il peso specifico di ciascuna testimonianza e soprattutto il tempo che occorre alle parti ed eventualmente al collegio di operare una compiuta istruttoria di ciascuno di loro".

La proposta è stata, però, respinta dal presidente del collegio, Antonio De Luce (che è anche a capo del Tribunale di Trani). "Ci deve guidare il principio della ragionevole durata del processo", ha spiegato De Luce a conclusione dell’udienza. Che ha anche aggiunto che "per quanto inerisce il fatto, così come è successo, mi pare sufficientemente chiaro. A noi spetta il dovere di accertare le responsabilità di ciascuno in ordine alla 'dinamica del fatto'". Per questo De Luce ha invitato le parti a fare in modo che "determinate situazioni relative alla dinamica del fatto possano essere concordemente acquisite, onde consentire che il processo vada indirizzato verso la direzione migliore che possa esserci, quella di accertare la responsabilità degli imputati, che hanno il diritto di far valutare la loro responsabilità rispetto ai fatti così come contestati nei capi di imputazione; così come le parti offese hanno il diritto che ne venga accertata la responsabilità". Per questo il presidente ha deciso di mantenere il calendario già fatto, ma nel ringraziare la Procura ha aggiunto di voler comunque andare incontro alle sue esigenze e ha chiesto di indicare i testi da citare per la successiva udienza.

Il processo prosegue il 13 novembre prossimo, come da calendario già fissato, quando saranno sentiti altri cinque testi dell'accusa. Alla sbarra, lo ricordiamo, ci sono 17 persone tra dipendenti, dirigenti e vertici di Ferrotramviaria, un dirigente del Ministero dei Trasporti e due direttori dell'Ustif di Puglia, Basilicata e Calabria (che si occupa delle linee ferroviarie in concessione). Rispondono, a vario titolo, dei reati di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso. La società Ferrotramviaria risponde, in qualità di persona giuridica, per la responsabilità amministrativa nei reati contestati ai suoi dipendenti. Sono costituite come parti civili (solo nei confronti delle persone fisiche) la Regione Puglia, i Comuni di Corato, Andria e Ruvo di Puglia, le associazioni Acu, Ubf, Codacons, Confconsumatori, Anmil e Gepa, oltre ai parenti delle vittime e ai passeggeri sopravvissuti (ad eccezione di quanti hanno ritirato la costituzione dopo aver già ottenuto i risarcimenti danni dall'assicurazione). Ferrotramviaria, Ministero dei Trasporti e Regione Puglia sono stati citati in qualità di responsabili civili.

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I commenti degli utenti
  • carlo mazzilli ha scritto il 08 novembre 2019 alle 06:22 :

    110 testimoni? e quann s'hanna sp'ccià? mo cà vèn la prescrizzion? 110 cristian pè disc u stess fatt? mah... Rispondi a carlo mazzilli