Il rapporto

Le mani della criminalità organizzata si allungano anche su Corato

La conferma arriva dalla relazione elaborata dalla Dia (direzione investigativa antimafia) - con riferimento al primo semestre del 2020 - e trasmessa dal Ministro dell'Interno al Parlamento

Cronaca
Corato sabato 27 febbraio 2021
di La Redazione
Criminalità
Criminalità © n.c.

Corato non è impermeabile alle infiltrazioni della criminalità organizzata che arriva da Bari e dalla BAT. La conferma arriva dalla relazione elaborata dalla Dia (direzione investigativa antimafia) - con riferimento al primo semestre del 2020 - e trasmessa dal Ministro dell'Interno al Parlamento.

«In provincia di Bari - si legge nel rapporto - la stretta contiguità territoriale e la comunanza di interessi con le grandi consorterie mafiose del capoluogo continuano a caratterizzare le vicende criminali dei gruppi operanti in provincia, dove il controllo, a cura delle maggiori strutture mafiose del capoluogo, si esercita attraverso fidati referenti e veri e propri riti di affiliazione. Al pari dei sodalizi cittadini, anche i clan locali dimostrano una particolare propensione a rigenerarsi continuamente nonostante l’incessante azione repressiva dello Stato. I sodalizi del capoluogo, benché fortemente colpiti dalle loro alterne vicende storiche e giudiziarie, cercano di riorganizzarsi nella provincia per assumere il predominio nel controllo del territorio, dimostrando di avere ampie capacità di inquinare taluni apparati istituzionali. 

In particolare - si spiega nella relazione della Dia - nei Comuni a nord della città capoluogo di regione - Molfetta, Giovinazzo, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Triggiano, Corato e Palo del Colle - si rileva la presenza di gruppi criminali riconducibili agli alleati clan Capriati e Mercante-Diomede, proiettati anche nelle aree a sud della città».

Influenze per la nostra città arrivano anche dalla provincia BAT. In particolare da Andria, la cui criminalità è definita dalla Dia «tra le più pragmatiche, in virtù di una operatività flessibile rimodulata di volta in volta in funzione degli interessi da perseguire».

Nel rapporto viene spiegato che «per la città di Andria il 2019 è stato connotato dalla “frattura” negli equilibri storici del suo scenario criminale provocata dagli omicidi dei capiclan Griner e Capogna, rispettivamente consumati nei mesi di giugno e luglio dello scorso anno. Le attività di contrasto della magistratura e dalle forze di polizia hanno consentito di raccogliere interessanti elementi informativi circa le evoluzioni in atto». Tra queste, la conferma di «come la rete dei fiancheggiatori del gruppo Capogna fosse attiva anche nella vicina provincia di Bari, in particolare nella confinante città di Corato, dove si era tra l’altro nascosto il killer assoldato per la progettata “picchiata” ai danni dei capi storici del sodalizio avverso, la cui eliminazione avrebbe permesso ai Capogna di consolidare la propria posizione nella gestione delle attività illecite soprattutto del mercato degli stupefacenti e nel racket delle estorsioni».

«In provincia di Bari - illustra ancora la Dia - la stretta contiguità territoriale e la comunanza di interessi con le grandi consorterie mafiose del capoluogo continuano a caratterizzare le vicende criminali dei gruppi operanti in provincia, dove il controllo, a cura delle maggiori strutture mafiose del capoluogo, si esercita attraverso fidati referenti e veri e propri riti di affiliazione. Al pari dei sodalizi cittadini anche i clan locali dimostrano una particolare propensione a rigenerarsi continuamente nonostante l’incessante azione repressiva dello Stato. I traffici di droga continuano a costituire la principale fonte di introiti per i clan della provincia nel cui ambito dimostrano particolare spregiudicatezza e, se del caso, efferatezza. Il territorio della provincia di Bari continua a essere interessato anche da rapine riconducibili tanto a eventi isolati quanto a un vero e proprio metodo di approvvigionamento di liquidità ben collaudato dalle organizzazioni delinquenziali. Tuttavia, in un momento storico connotato dall’emergenza pandemica, che ha visto la chiusura quasi totale di tutte le attività commerciali non essenziali e una forte restrizione della circolazione dei cittadini, il fenomeno ha subito una rilevante flessione come accaduto anche per gli altri reati predatori. Da una siffatta situazione è emersa la tendenza della locale criminalità a fronteggiare le criticità del periodo storico indirizzando la propria azione prevalentemente nei confronti dei settori esclusi dal lockdown, in particolare quello della filiera agroalimentare, compresa la distribuzione e il trasporto».

Guardando alla situazione nazionale, sopratutto in relazione alla pandemia, per la Dia «l’analisi dell’andamento della delittuosità riferita al periodo del lockdown ha mostrato che le organizzazioni mafiose, a conferma di quanto previsto, si sono mosse con una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio, ritenuto elemento fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza. Controllo del territorio e disponibilità di liquidità che potrebbero rivelarsi finalizzati ad incrementare il consenso sociale anche attraverso forme di assistenzialismo a privati e imprese in difficoltà. Si prospetta di conseguenza il rischio che le attività imprenditoriali medio-piccole (ossia quel reticolo sociale e commerciale su cui si regge principalmente l’economia del sistema nazionale) vengano fagocitate nel medio tempo dalla criminalità, diventando strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti.

Il numero dei reati commessi da aprile a settembre 2020 mostra che, a fronte di una fisiologica diminuzione di alcuni reati (ricettazione, contraffazione, rapine, etc.), trend, quest’ultimo, in linea con la forzata chiusura della mobilità sociale e produttiva, si è assistito all’aumento di altri reati - come lo spaccio di stupefacenti e il contrabbando - espressivi del controllo del territorio da parte delle consorterie, le quali sono riuscite a rimodulare la propria operatività in questi settori. Analoghe considerazioni possono essere effettuate per i reati di estorsione e usura, che hanno visto solo una leggera flessione rispetto al passato. Ciò in quanto, come detto, i sodalizi si sarebbero inizialmente proposti alle imprese in difficoltà quale forma di welfare sociale alternativo alle istituzioni, salvo poi adottare le tradizionali condotte intimidatorie finalizzate ad acquisire il successivo controllo di quelle stesse attività economiche. La capacità di infiltrazione delle mafie e di imprenditori senza scrupoli nella pubblica amministrazione, anche in questo momento di crisi, emerge chiaramente con l’andamento dei reati di induzione indebita a dare o promettere utilità, traffico di influenze illecite e frodi nelle pubbliche forniture, tutti in aumento rispetto allo stesso periodo del 2019».

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I commenti degli utenti
  • Olga ha scritto il 02 marzo 2021 alle 09:49 :

    Mi stupiscono i commenti della gente che cade dal pero. Già in campagna elettorale De Benedictis parlò delle infiltrazioni mafiose. Ora sta cercando di mobilitare le forze dell'ordine, non mi pare abbia parlato dell'isola felice che descrivete. Tra l'altro in tutti questi anni che questa situazione era già in essere, dove avete vissuto? Sarei davvero curiosa di sapere Rispondi a Olga

  • Tonico ha scritto il 28 febbraio 2021 alle 18:25 :

    Ora qualcuno nel Palazzo dovrebbe svegliarsi perhé il sogno è finito.! La situazione così ben descritta era da tempo sotto gli occhi di tutti, ... tranne di quelli che non vogliono vedere. Rispondi a Tonico

  • Aeldus ha scritto il 28 febbraio 2021 alle 08:51 :

    Da che mondo è mondo "u arv saddrizz quan ie giovan" Il prevenire è sempre meglio che curare ma la cura, se necessaria, DEVE ESSERCI. Non dobbiamo schierarsi tra i buonisti e gli "poverino ha avuto un'infazia difficile" se una pattuglia "strattona" un o spacciatore, se "urta" un ubriaco molesto. Quanti non delinquono anche se hanno bisogno Rispondi a Aeldus

  • Aeldus ha scritto il 27 febbraio 2021 alle 21:39 :

    È una vita che diciamo che a Corato il territorio NON È CONTROLLATO. Che le forze dell'ordine sono poche e male abituate. Negli anni 80 i vigili passeggiavano in villa a sorvegliare i rompi scatole, chi molesta a, chi anche "fumava". Le pattuglie di Polizia dopo le 11 giravano e fermavano. Da molti anni a cominciare dai carabinieri, le forze dell'ordine fanno orario ufficio. Raramente fanno posti di blocco. Dopo le 20 a nanna. E ora si accorgono che forse la criminalità sta prendendo il sopravvento. I soliti buonisti che maledicevano Fedele ora di renderanno conto che i nostri figli, i nostri anziani, i nostri commercianti non vivono in sicurezza? Rispondi a Aeldus

  • Cataldo Ferrara ha scritto il 27 febbraio 2021 alle 19:25 :

    Leggere l'articolo fa rabbrividire, se si considera oltretutto che qualche giorno fa il sindaco, dopo una riunione in prefettura, affermava che a Corato tutto è sotto controllo. Speriamo che ci si renda conto della gravità della situazione e che effettivamente ci sia una Reale di prevenzione e controllo. Rispondi a Cataldo Ferrara

  • Sbigottito ha scritto il 27 febbraio 2021 alle 09:47 :

    Mi sono perso qualcosa? Fino a qualche giorno fa per la prefettura a Corato tutto bene. Rispondi a Sbigottito

  • Vito La Monica ha scritto il 27 febbraio 2021 alle 09:17 :

    Calma ragazzi, è tutto sotto controllo!!! Rispondi a Vito La Monica

  • Domy ha scritto il 27 febbraio 2021 alle 08:11 :

    Purtroppo con il peggioramento delle condizioni sociali a seguito della pandemia ormai certe dinamiche iniziano ad essere fuori controllo. Che Dio ci aiuti Rispondi a Domy

  • Coratino ha scritto il 27 febbraio 2021 alle 07:13 :

    Ho sono io un po’ rinco oppure tutti dicono tutto. Qualche giorno fa Corato in un articolo era un isola felice, era tutto ok, sotto controllo. Oggi viene descritta come le città più inquinate di criminalità dalle autorità..ma allora scusate qual’e la versione corretta? Ripensandoci..forse siamo noi cittadini che capiamo male. Sotto controllo dicevano...forse intendevano dire sotto controllo della malavita! Cari concittadini svegliamoci..siamo noi che capiamo male o che speriamo il meglio per la nostra città..siamo un branco di pecore! E il nostro pastore non sa manco come farci pascolare.. Rispondi a Coratino

  • carlo mazzilli ha scritto il 27 febbraio 2021 alle 04:49 :

    ma va? ... non l'avrei mai detto ... eppure proprio l'altro ieri, dalla PREFETTURA e ripeto dalla PREFETTURA, non da una bocciofila, non da un patronato, non da una confraternita, non da un circolo dell'uncinetto o dell'enigmistica, ma dalla P R E F E T T U R A , è stato affermato che a Corato la situazione è sotto controllo. quindi ...??? Rispondi a carlo mazzilli