Scopriamo l’ambizioso piano di Greenpeace

Greenpeace, ecco il piano Italia 1.5 per azzerare le emissioni

​È stato ribattezzato Italia 1.5 e corrisponde al nuovo programma energetico che è stato messo a punto da parte di Greenpeace, con in mente un solo obiettivo, ovvero raggiungere il prima possibile le emissioni zero

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Corato lunedì 22 giugno 2020
di La Redazione
Greenpeace, ecco il piano Italia 1.5 per azzerare le emissioni
Greenpeace, ecco il piano Italia 1.5 per azzerare le emissioni © n.c.

È stato ribattezzato Italia 1.5 e corrisponde al nuovo programma energetico che è stato messo a punto da parte di Greenpeace, con in mente un solo obiettivo, ovvero raggiungere il prima possibile le emissioni zero. Si tratta di un piano energetico ambizioso e innovativo, che avrebbe ovviamente lo scopo di seguire anche quelle che sono le linee guida in tematica ambientale previste dall’Accordo di Parigi.

Questo nuovo piano è stato diffuso in totale contemporaneità con gli Stati Generali, che tanto stanno facendo discutere entro la penisola italiana, convocati con l’intento di trovare una via condivisa per provare a uscire dalla crisi economica in cui l’Italia è finita per colpa dell’emergenza sanitaria che si è scatenata per colpa del Coronavirus da febbraio fino a qualche settimana fa. Ebbene, in gioco c’è anche la gestione di tutti quei soldi derivanti dai fondi che l’UE metterà a disposizione per favorire il rilancio della nazione tricolore.

Scopriamo l’ambizioso piano di Greenpeace

Si chiama Italia 1.5 e mira ad uno scenario in cui la rivoluzione energetica tanto auspicata sarebbe veramente alle porte e dovrebbe permettere di completare la transizione dai combustibili fossili fino ad arrivare alle rinnovabili. Un processo di decarbonizzazione completa dell’Italia, avrebbe un gran numero di vantaggi, che molti sembrano ignorare. Prima di tutto, consentirebbe di rispettare quelle che sono le linee guida imposta dagli accordi di Parigi. In secondo luogo, però, ci sarebbero altri punti di convenienza, che spesso e volentieri si tende a sottovalutare. Ovvero, essere maggiormente indipendenti dal punto di vista energetico, potendo garantire una maggiore occupazione e guadagni più alti.

Italia 1.5, quindi, è uno studio al cui sviluppo ha lavorato tantissimo l’Institute for Sustainable Future di Sydney. Sono due gli scenari che sono stati previsti: il primo a zero emissioni entro il 2040 e il secondo ad emissioni azzerate un decennio dopo, entro il 2050. Entrambi questi scenari sono stati poi oggetto di un interessante confronto con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, meglio conosciuto come PNIEC, che il Governo ha sviluppato e ha successivamente consegnato nelle mani dell’UE, nei primi mesi di questo 2020.

Il PNIEC e gli errori commessi al suo interno

Il PNIEC, in poche parole, prosegue nel suo voler mettere in cima alle priorità l’impiego del gas ed è un aspetto che lo scosta notevolmente dalle direttive lanciate negli accordi di Parigi. Ed è lo stesso Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che ha messo in evidenza come tale piano dovrebbe essere assolutamente modificato.

Anche Luca Iacoboni, ovvero la figura che è responsabile della campagna Energia e Clima, il progetto lanciato da parte di Greenpeace Italia, si è espresso in modo chiaro sull’argomento e non è stato affatto tenero nei confronti della maggior parte delle forze politiche italiane. Infatti, Iacoboni ha messo in evidenza come, all’interno dello studio che è stato portato a termine da parte di Greenpeace esistono dei numeri che sono incontrovertibili e che mettono in chiara evidenza come il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima del Governo non è stato realizzato avendo in mente come bene ultimo l’interesse dei cittadini. Esattamente l’opposto, invece, dal momento che si tratta di un piano che vuole andare incontro il più possibile alle varie richieste che sono state avanzate a spron battuto da parte delle lobby sia del gas che del petrolio.

Come riportato su www.lettoquotidiano.it, di conseguenza, Luca Iacoboni ha sottolineato quale debba essere l’unica strada che merita di essere perseguita in questo momento, ovvero rimettere mano ai vari punti fissati nel PNIEC e modificare completamente gli obiettivi che sono previsti non solamente sul clima, ma anche sull’utilizzo delle fonti e delle energie rinnovabili.

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