L'autoritratto attribuito a Leonardo da Vinci a fine mese sarà esposto a Corato

Leonardo, il mito ritrovato?

Si discute sull'autore: senza avere la pretesa di attribuire patenti di autenticità e grazie al prezioso contributo dei nostri lettori, proveremo ad offrire elementi utili al dibattito.

Attualità
Corato giovedì 15 ottobre 2009
di Giuseppe Cantatore
© CoratoLive.it

Potenza del web 2.0. Quello, per intenderci, che consente ai lettori di dire la propria su ognuno dei temi proposti da CoratoLive.it.

Così, già pochissimo tempo dopo la pubblicazione dell'articolo che per annunciava per fine mese la presenza a Corato dell'autoritratto da più parti attribuito a Leonardo da Vinci, ecco che i lettori si sono affrontati a colpi di commenti e di link sulla dibattuta autenticità dell’opera.

A finire sotto la lente d'ingrandimento dei commentatori è infatti stato l'effettivo riconoscimento dello stesso Leonardo da Vinci quale autore del dipinto che lo rappresenterebbe.

Senza avere la pretesa di attribuire patenti di autenticità - e ben lungi dal recitare la parte di studiosi d'arte - grazie al prezioso contributo dei nostri lettori proveremo comunque ad offrire elementi utili al dibattito.

Parte di una collezione privata, l'opera - questi i dati certi - è stata trovata a Salerno nel dicembre del 2008, come specificato dallo scopritore, lo storico e medievalista Nicola Barbatelli.

Si tratta di una tavola di pioppo di cm. 60x44 ad olio, che raffigura un uomo sui 40 anni con barba fluente, capelli lunghi ed un cappello nero con una piuma bianca calcato in testa

Spiluccando nella rete, ma anche sbirciando nelle tv locali, sino ad arrivare al  Tg1, è facile verificare come, sulle prime, articoli di giornale e siti di settore fossero molto scettici sull'attribuzione dell'opera a Leonardo da Vinci.

Citata, in particolare, una conferenza stampa tenuta ad aprile presso il Campidoglio di Roma in cui furono annunciati i risultati delle prime ricerche scientifiche sul ritratto.

Ad avvalorare questa tesi, anche il parere di un altro studioso di Leonardo, Ernesto Solari, secondo cui l'opera potrebbe essere un omaggio dell'artista Albrecht Durer al genio toscano vissuto a cavallo fra il 1400 ed il 1500, «come dimostrerebbero la tavola di legno di pioppo e i pigmenti e gli isotopiritrovati nel dipinto di Acerenza, che sembrano essere tipicamente nordici e fiamminghi ed i caratteri fisionomici del disegno molto vicini al volto del tedesco».

Con il passare del tempo, però, studi e testimonianze riversate sul web hanno iniziato a virare in maniera più convinta verso la clamorosa attribuzione proprio a Leonardo.

Tra gli elementi a sostegno di questa seconda ipotesi, la somiglianza dell'opera con il più celebre ritratto di Leonardo della Galleria degli Uffizi e l’età del legno su cui è realizzata l'opera «come dimostrano le analisi con il carbonio, coincide con l’epoca in cui il da Vinci visse.

Anche la grafologa Silvana Iuliano afferma che la grafia di "Pinxit mea" (frase presente sul retro della tavola, ndr) può essere attribuita, con buona probabilità, alla mano scrivente di Leonardo da Vinci. Non è una certezza assoluta, certo, ma non è neppure poco».

Da considerare anche «la tecnica pittorica utilizzata, la mancanza di uno studio preparatorio sulla tavola stessa che dimostrerebbe la mano esperta dell'autore e ancora la riproduzione in 3D del volto che coinciderebbe perfettamente con i ritratti realizzati da allievi ed artisti contemporanei di Leonardo».

A luglio "La Repubblica" ha definito il dipinto ancora «dalla paternità incerta», anche se, nello stesso mese, nel corso della presentazione del lavoro d'analisi condotto da un’equipe interdisciplinare di scienziati coordinati dal professor Felice Festa, ordinario di Ortognatodonzia e Gantologia dell’Università di Chieti-Pescara, e dal professor Filippo Terrasi, coordinatore del gruppo di ricerca multidisciplinare Innova, sono stati forniti diversi elementi compatibili con l'attribuzione dell'opera a Leonardo.

Si giunge così alla fonte più recente che toglierebbe ogni dubbio sull'autenticità dell'autoritratto sancita, secondo quanto si legge, «dalle rigorose ed approfondite analisi scientifiche e dalla individuazione delle impronte di Messer Leonardo sul dipinto. Le stesse impronte rilevate sul celebre ritratto di Monna Lisa, conservato al Louvre».

Al di là di questi spunti, che in ogni caso continuano a moltiplicarsi con estrema rapidità, merita attenzione quanto afferma chi porterà il dipinto a Corato, ovvero il mensile "Lo Stradone".

«L’impresa di portare a Corato l’autoritratto attribuito al genio e alla mano magica del grande Leonardo da Vinci - fanno sapere dal giornale - ha richiesto sforzi enormi, il tutto per conferire ai nostri 30 anni un elevato spessore culturale e storico, da condividere con chi crede ne "Lo Stradone" e gli permette di difendersi nel ricco e variegato panorama mediatico cittadino.

Come per noi, anche per tutti i coratini la possibilità di ammirare l’opera leonardiana rappresenta un’opportunità unica, avvalorata dalla presenza del suo stesso scopritore, lo storico medievalista Nicola Barbatelli, qui a Corato nella giornata del 30 ottobre prossimo. al fine di descrivere la storia dell’opera ritrovata e le analisi condotte che ne hanno comprovato l’autenticità.

La serie di commenti in calce all’articolo apparso su CoratoLive.it il 6 ottobre scorso, ci fa capire quanto Corato sia attenta e interessata alle manifestazioni culturali che le vengono offerte, nonostante non siano mancati tentativi di sminuire l’intento puramente culturale dell’iniziativa e di spacciare per una bufala ciò che rigorose ed approfondite analisi scientifiche hanno accertato.

Noi non siamo dei tecnici esperti di arte -
concludono - e non vogliamo addentrarci in sottili disquisizioni sull’autenticità dell’opera; molto meglio di noi lo hanno già fatto numerosi istituti e accademie di tutto rispetto: i risultati concordano nell’avvalorare la scoperta».

Intanto il dipinto, partito dal Museo delle Antiche Genti Lucane di Vaglio, in Basilicata, dopo essere stato Brasile presso il Museo di Arte Antica, rientrerà presto in Italia per essere esposto il 28 ottobre nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma, per la visita del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Immediatamente dopo l'opera arriverà a Corato, accompagnata dalla sua dote di curiosità e clamore che, ne siamo certi, contribuirà ad accrescere l'interesse della città.

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