Erik Volpe: missione Kitesurf

Lui è Erik Volpe, quindicenne coratino campione (quasi) affermato di kitesurf, una disciplina sportiva acquatica che si sta diffondendo molto velocemente.

Attualità
Corato venerdì 27 luglio 2007
di Giuseppe Cantatore
© E.V.

Corato, si sa, non è una città di mare. Nonostante questo, c'è un giovane coratino che nel mare ha trovato se stesso.

Lui è Erik Volpe, quindicenne campione (quasi) affermato di kitesurf.

Il nome di questo sport potrà risultare ignoto ai più, ma in realtà si tratta di una disciplina sportiva acquatica che si sta diffondendo molto velocemente e che trova in Puglia e Calabria le regioni più fertili.

Nato all'incirca nel 1998 nelle calde e ventose acque delle isole Hawaii, il kitesurf è uno sport che si pratica con una tavola (tipo windsurf) ed un aquilone (kite), con cui si plana e si compioni evoluzioni spettacolari fatte di agilità, velocità e potenza.

Di questo sport, Erik è un interprete eccellente.

«Tutto iniziato a quando avevo 9 anni - racconta Erik, in uno dei pochi momenti di pausa tra le gare di kite che lo fanno viaggiare per il mondo - quando con la mia famiglia abbiamo preso una villa al mare a Bisceglie. Ho iniziato con il classico windsurf, ma il vento non era tanto.

Un conoscente ci ha poi suggerito di spostarci a Barletta, zona leggermente più ventosa. Lì, sulla spiaggia, io e mio padre non abbiamo potuto non notare una persona con uno strano aggeggio tra le mani: era uno dei primi kite. Mio padre non ha resistito ed ha detto: "domani lo compro!".»

E così è stato.
«Sì, abbiamo comprato un aquilone usato a circa 600 euro e per un anno ho imparato a manovrarlo facendo evoluzioni sulla sabbia e non in acqua in quanto ero ancora troppo piccolo. Ma ben presto ho iniziato a guardare alcuni video con delle figure che ho iniziato, da autodidatta, a riproporre in acqua.»

Tutto riusciva al meglio, visto che ben presto hai iniziato a gareggiare.
«Ho sostenuto la prima competizione nel 2005 a Margherita di Savoia, gareggiavo per il circuito italiano, poi un'altra gara in Sardegna. Nel 2006 ancora in Sardegna, a Chia: sono arrivato terzo terzo su venti concorrenti. E' stato un piazzamento che mi ha dato grande consapevolezza nei miei mezzi e nelle mie potenzialità.»

Le gare sono andate via via aumentando.
«L'anno scorso ho prima gareggiato nel circuito italiano FKI, ottenendo un terzo posto finale, poi sono passato ad uno dei due circuiti mondiali, il PKRA. In queste gare è particolarmente rilevante la potenza dell'atleta, caratteristica che io prediligo. Ho gareggiato in due tappe, quelle di Fuerte Ventura e Tarife in Spagna classificandomi discretamente. Nell'altro circuito mondiale invece, il KPVT, viene esaltata la spettacolarità delle esibizioni.»

Piazzamenti che valgono oro considerato il fatto che nel kitesurf non esistono differenze di età nella gare: si concorre in una categoria unica, "novellini" quindicenni contro esperti trentenni, vero?
«E' così, ma questo non mi ha impedito di togliermi altre soddisfazioni partecipando a gare sul lago di garda e sul lago di Como, oltre alla Nissan Wave Master ed alla Red Bull Kite Mission che si sono tenute in Sardegna.»

Dura la vita di kitesurfer?
«Bè, mi alleno per diverse settimane all'anno in Brasile, giro il mondo per la gare e sono spesso in acqua. Ovviamente tutto questo ha dei vantaggi e degli svantaggi.»

Per esempio?
«Vedo tanti posti nuovi che la maggior parte dei miei coetanei non ha mai visto, ma mi alleno molte ore al giorno ed alla sera c'è poco spazio per girare nei luoghi in cui mi trovo. In più c'è il discorso infortuni. I salti del kitesurf possono arrivare a 20 metri con un vento dai 20 ai 50/60 nodi. Cadere in quelle condizioni non è piacevole, nonostante i sistemi di sicurezza. Io stesso mi sono infortunato al ginocchio ed alla mano, recentemente operata.»

Finalmente due settimane fa la prima sospirata vittoria.
«Ho vinto la mia prima gara in Calabria, in una competizione del circuito italiano cui però partecipavano atleti di valore internazionale. Sono davvero molto contento, anche perchè ho vinto in finale con un tre volte campione del mondo.»

Come si svolge una gara di kitesurf?
«Le gare si chiamano hit. Esiste un tabellone dei partecipanti che mette i vari atleti uno contro l'altro in sfide a due. In ogni hit, che dura 7 minuti, si compiono delle evoluzioni cui una giuria dà un voto.»

Quali sono i costi ed i ricavi di questo sport?
«I costi sono decisamente elevati. Una singola attrezzatura professionale per il kitesurf, tavola, aquilone e cavi, costa circa 2000 euro. Bisogna però considerare che per ogni gara, in base alle condizioni ambientali, possono essere utilizzate diverse tavole e diversi aquiloni. Ad oggi ho la fortuna di avere già degli sponsor personali, "Arriba arriba" per le tavole e "Challenger" per gli aquiloni, che mi forniscono l'intera attrezzatura»

In più ci sono le lunghe trasferte e le iscrizioni alle gare.
«Tra vitto, alloggio ed iscrizione alle gare, ogni tappa costa in media 2000 euro. Alla fine, solo lo scorso anno, ho speso circa 10.000 euro.»

Ed i premi?
«I montepremi per ciascuna gara sono di circa 30/40.000 dollari, di cui circa 3.000 al vincitore mentre l'ottavo classificato, ultimo dei premiati, riceve circa 800 dollari.»

Guadagnare da questa attività sportiva è possibile?
«Lo è nel momento in cui si diventa particolarmente bravi ed altri sponsor, oltre a quelli tecnici, si fanno avanti. Viste le distanze, alla fine, solo chi ha tanti soldi riesce a competere in molte gare.»

Fino dove può, ad accompagnare Erik nelle gare in giro per il mondo c'è suo padre.

«La pratica per questo sport è nata per caso - spiega il padre -. E' una cosa tutta nostra grazie alla quale ci divertiamo molto. Fin dove potremo, continueremo a gareggiare.»

Hai appena concluso il secondo anno all'Istitituto Professionale di Corato: visti tuoi prolungati periodi di allenamento in luoghi lontani, con la scuola come la metti?
«E' certamente complicato frequentare regolarmente le lezioni, ma in in ogni caso mi impegno a continuare. Ho intenzione di arrivare al diploma. Se mi promuovono...!»

Prossime gare?
«Sono in partenza per Istanbul e subito dopo, con un giorno solo di pausa, volerò in Marocco per un'altra gara.»

Dove vuoi arrivare?
«Fra qualche anno mi piacerebbe diventare campione del mondo. Senza troppi infortuni ce la posso fare.»

Noi glielo auguriamo.

Lascia il tuo commento
commenti