In Angola si occuperà col servizio civile di child protection

Dopo il Ghana, vola in Angola. Angela Roberto: «Vi racconto la mia Africa»

La giovane coratina è al terzo viaggio in Africa per scopi umanitari con il Vis, ong che opera in tutto il mondo

Attualità
Corato lunedì 23 novembre 2020
di La Redazione
Angela Roberto in Ghana
Angela Roberto in Ghana © n.c.

Bari, Roma, Parigi, Luanda. Tempo 24 ore e Angela Roberto sarà di nuovo in Africa, nella capitale dell'Angola per la sua quarta esperienza nel continente nero. Angela, 27 anni, ha studiato cooperazione allo sviluppo in Cattolica, a Milano. La prima volta, in Marocco, ci è andata per imparare l'arabo. Nel 2017 è approdata in Ghana per un tirocinio di due mesi con il Vis - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo - una ong che opera con l'ordine dei salesiani in tutto il mondo. Esperienza ripetuta più a lungo nel 2019. Ora atterrerà a Luanda dove rimarrà fino a settembre 2021.

«Dovevo partire la scorsa primavera - racconta Angela - ma il Covid e la chiusura delle frontiere mi hanno impedito di volare in Angola, cosa che farò venerdì prossimo». Con il Vis ha lavorato in progetti finanziati dal Cei e dalla Comunità Europea, volti a limitare il flusso migratorio irregolare, prima attraverso la sensibilizzazione ai rischi che la tratta comporta, poi affiancando la popolazione locale in operazioni di autosostentamento come l'avvio di corsi riservati agli autoctoni per agricoltura organica e costruzione di green house. Perfetto esempio di quel "aiutiamoli a casa loro", spesso invocato e che le ong regolarmente fanno da anni nei territori più a rischio.

In Angola si occuperà col servizio civile di child protection, ovvero di aiutare i tanti bambini che vivono nelle musseques - le baraccopoli che sorgono attorno a Luanda - a reintegrarsi e ad avere accesso alle cure sanitarie di base. «Anche se il Coronavirus non è esploso in quella parte del mondo, forniremo tutte le indicazioni e gli strumenti utili per proteggersi dal virus oltre a continuare a lavorare sulle altre criticità come malattie già esistenti o la malnutrizione». Luoghi difficili, dove povertà e violenza sono ovunque ma Angela non ha paura. «L'Angola, come il Ghana, non fa parte di quei territori ritenuti a rischio. C'è la delinquenza, nella misura in cui ci può essere in ogni città del mondo. Inoltre il Vis, come tante altre ong, lavora da anni in Paesi in guerra, di conseguenza è organizzata per proteggere i volontari».

Le parole di Angela scorrono come un fiume in piena e tratteggiano l'immagine di un'Africa che bisogna vivere per comprenderla a fondo. Prendiamo, ad esempio, la questione a dei flussi migratori irregolari. «Partire alla ricerca di fortuna è radicato nella loro cultura. In Ghana non ci sono guerre e i più poveri, quelli che davvero non hanno nulla, non riuscirebbero mai ad affrontare le spese di un viaggio della speranza. Dal Ghana a venire in Europa sono soprattutto persone che potrebbero tranquillamente aprire un'attività lì e che cercano semplicemente una prospettiva migliore, come facciamo noi italiani quando andiamo a lavorare all'estero. Vengono supportati dalle famiglie che prestano loro i soldi per il viaggio. Il problema è che, spesso, sono ignare dei pericoli a cui vanno incontro perché non c'è istruzione. Il nostro compito è aiutarli a capire e fornire un'alternativa».

Quello culturale è un aspetto importante da conoscere per capire il Ghana e le sue contraddizioni. È un Paese molto povero, soprattutto nelle zone rurali, dove è accettabile vendere i figli ai pescatori del lago Volta in cambio di 200 dollari. Proprio sul nuovo schiavismo Angela ci ha scritto la tesi dopo aver frequentato una comunità con 150 bambini vittime di sfruttamento. Allo stesso tempo è un paese fortemente religioso. «Una delle cose che più mi ha colpito sono i funerali. Vere e proprie feste dove si costruiscono bare di forme bizzarre che rappresentano le passioni di chi era in vita: telefoni, razzi, addirittura a forma di pacchetto di sigarette. Per loro è una tradizione e spendono molto di più per un funerale che per un matrimonio perché il passaggio dalla vita terrena all'aldilà è molto sentito, quasi come fosse una liberazione».

Ma quanto sono efficaci gli interventi delle ong? «Sicuramente non risolvono tutti i problemi dell'Africa perché sono radicati e necessitano di processi lunghi e importanti. Noi siamo felici di aiutare anche dieci famiglie a crearsi un futuro lì. Ecco, seminiamo». E seminare non significa semplicemente offrire un contributo economico. «Quando sono arrivata a nord di Accra (la capitale del Ghana ndr), mi sentivo in colpa perché ero nata nella parte giusta del mondo e ci si sente portati a donare qualcosa per aiutarli. Invece il giusto approccio è cooperare, fare un percorso costruttivo assieme. Così si dà una mano a quelle persone».

Una vocazione che continua a crescere. «Vorrei continuare a operare nel campo del child protection. Sebbene sia un lavoro estremamente precario, che si basa su progetti anche di breve durata e che ti porta a essere in parti del mondo diverse è quello che voglio in questo momento».

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I commenti degli utenti
  • M.D ha scritto il 24 novembre 2020 alle 21:53 :

    Brava.....ti ammiro tantissimo! Rispondi a M.D

  • Giovanni Strippoli ha scritto il 24 novembre 2020 alle 11:41 :

    Saluto con affetto Angela, mia ex studentessa di Liceo. Sono molto contento della sua evoluzione professionale ed umana e le auguro tutto il bene di questo mondo. Il suo coraggio, la sua determinazione e il suo spirito umanitario le faranno raggiungere grandi traguardi nel mondo della Solidarietà. Spero che tanti altri giovani seguano il suo esempio. Rispondi a Giovanni Strippoli

  • camilla pesce ha scritto il 23 novembre 2020 alle 17:30 :

    Un plauso al coraggio di questa ragazza che stimo. Anche se, da madre, preferirei più che mia figlia rimanesse nel suo paese. Sia perchè anche qui ci sono bimbi in difficoltà (italiani e non), sia perchè sarebbe più facile avere un beneficio per la nostra nazione ... e sia per avere meno rischi. Rispondi a camilla pesce

  • Antonio Caputo ha scritto il 23 novembre 2020 alle 10:12 :

    come si fa per contattare questa ragazza?? vorrei offrire un mio contributo a questo progetto cosi' nobile Rispondi a Antonio Caputo

  • Geremia ha scritto il 23 novembre 2020 alle 09:13 :

    Cosa fa delle doti innate un percorso di vita dignitoso? La capacità di una università di generare conoscenze, curiosità condivisa, relazioni viscerali che non conoscono confini. Mai l'università di Bari avrebbe creato queste opportunità, mentre l'università frequentata dalla dottoressa le ha donato questo prospettiva altamente umana. Cosa cambia? La volontà di un sapere che si fa relazione, di un sapere che si fa comunità, non arroccamento o paura dei più "savi" sugli inesperti laureati. Fiero di esserti concittadino. Ad majora for all! Rispondi a Geremia

  • teresa de meo ha scritto il 23 novembre 2020 alle 06:57 :

    una ragazza dal cuore d' oro , che sia d' esempio a tanti giovani ragazzi . Rispondi a teresa de meo