«La situazione qui è critica e nei momenti di emergenza e di caos, la formazione militare è fondamentale per lavorare garantendo criteri di massima sicurezza»

Un infermiere militare coratino "in trincea" a Lodi: «L'ospedale sembra uno scenario di guerra»

Si chiama Michelangelo Tarricone, ha 31 anni: è nella task Force sanitaria della Difesa, composta da medici ed infermieri, per dare supporto nelle zone più colpite dall'epidemia

Attualità
Corato giovedì 26 marzo 2020
di Marianna Lotito
Michelangelo Tarricone poco prima di iniziare il suo turno di lavoro
Michelangelo Tarricone poco prima di iniziare il suo turno di lavoro © CoratoLive.it

Ha dovuto lasciare sua moglie e la loro piccola Elisa a Torino ed è partito per Lodi, destinazione pronto soccorso dell'Ospedale Maggiore. Michelangelo Tarricone è un giovane militare coratino, ha solo 31 anni. Per lui questa non è la prima missione ma, di sicuro, è una di quelle che maggiormente rimarrà scolpita nella sua memoria.

Da quanto sei fuori Corato?
«Dal 2008 anno in cui sono partito da Corato per intraprendere la mia carriera in Aeronautica Militare, poco dopo essermi diplomato come perito meccanico presso l’Itis Jannuzzi di Andria. Ho intrapreso quella strada con l'idea di diventare un tecnico specialista (una figura che si occupa della manutenzione degli aerei) ma poi un "cambio di rotta" ha fatto emergere in me una vocazione nascosta.

Ho scoperto che assistere il prossimo con dedizione e professionalità era molto più appagante. Mi sono quindi laureato in scienze infermieristiche indossando le stellette. Il primo impiego è stato presso il 50° Stormo Tornado Ecr a Piacenza. Lì ho dato il mio contributo in varie missioni nazionali in supporto all'attività di volo e di addestramento dello stormo. Nel frattempo un master in infermieristica legale e forense e dal 2016 sono in servizio presso l'istituto di Medicina Aerospaziale di Milano, una struttura della Difesa altamente specializzata in ambito sanitario».

E poi è iniziata l’emergenza sanitaria Covid19.
«Esatto. All'inizio di questa emergenza sono stato subito individuato nella task Force sanitaria della Difesa, composta da medici ed infermieri, per dare supporto nelle zone più colpite dall'epidemia. Io sono attualmente impiegato presso il pronto soccorso dell'Ospedale Maggiore di Lodi. I turni sono lunghi e impegnativi, circa 12 ore al giorno, sempre al fianco dei colleghi civili.

La situazione qui è critica e nei momenti di emergenza e di caos, la formazione militare è fondamentale per lavorare garantendo criteri di massima sicurezza. Un aspetto peculiare dell'iter formativo prevede infatti la preparazione e l'addestramento in campo NBC (nucleare, batteriologico e chimico) e nella gestione delle maxi emergenze».

C’è stato un episodio che ti ha particolarmente segnato?
«Appena arrivati abbiamo trovato una situazione drammatica con moltissimi accessi in PS, reparti in riorganizzazione per poter suddividere e gestire al meglio l'enorme numero di pazienti, personale sanitario ridotto ed allo stremo della sopportazione fisica e psicologica. L'impatto emotivo è stato davvero forte, uno scenario di guerra. Non c'è un attimo di sosta».

Alla luce di questa esperienza, sceglieresti di nuovo la strada lavorativa che hai intrapreso?
«Sono in prima linea, orgoglioso di esserci. Nessun rimpianto, sceglierei questa strada altre mille volte. Sono partito senza esitazione lasciando a casa mia moglie e la nostra piccola Elisa di 7 mesi. Loro sono la mia forza e il mio "pensiero felice" nei momenti più critici».

I tuoi genitori sono qui a Corato. Come stanno vivendo la tua missione?
«Continuo a ripetere ai miei genitori di stare a casa e non uscire se non strettamente necessario. Loro mi incoraggiano nonostante le preoccupazioni e il fatto di essere rimasti da soli. Per fortuna la tecnologia ci viene in aiuto e con una videochiamata sembra quasi di stare a casa, di poter sentire il profumo della focaccia di mamma e assaporare i formaggi di papà».

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