Nei giorni scorsi un errore materiale su una delibera della Regione ​aveva suscitato il timore che Corato potesse essere stata esclusa dal tracciato ufficiale della via Francigena​. Il refuso è stato corretto

«Evviva! La via Francigena ce l’abbiamo. E ora che ne facciamo?»

Ora che il dubbio è stato dissipato, cosa comporta per Corato essere parte della via Francigena? L'interrogativo e la riflessione sono di Claudio Rocco, docente e giornalista, con l'intento di «aprire un dibattito, anche politico»

Attualità
Corato lunedì 15 aprile 2019
di La Redazione
Il percorso coratino della Via Francigena
Il percorso coratino della Via Francigena © CoratoLive.it

Nei giorni scorsi un errore materiale su una delibera della Regione aveva suscitato il timore che Corato potesse essere stata esclusa dal tracciato ufficiale della via Francigena. Il refuso è stato corretto a stretto giro ed è quindi arrivata la conferma che la nostra città era ed è parte integrante dello storico percorso.

Ma, ora che il dubbio è stato dissipato, cosa comporta per Corato essere parte della via Francigena? L'interrogativo e la riflessione sono di Claudio Rocco, docente e giornalista, con l'intento di «aprire un dibattito - anche politico - sulla mancanza di interesse per questa strategica opportunità».

«Mi ha sorpreso il silenzio delle forze politiche cittadine alla notizia dell’esclusione di Corato dal tracciato della “via Francigena”» scrive Rocco. «Come se si trattasse di una quisquilia, di qualcosa di poco conto che vale appena il gesto delle spallucce. La notizia è stata poi aggiornata con la comunicazione da parte della Giunta della Regione Puglia che ha adottato il tracciato, di aver corretto l’errore.

Tutto bene quel che finisce bene? Non credo sia così semplice. Quel silenzio che sorprende dà l’impressione, forte, di una scarsa capacità di comprendere la portata della questione e degli interessi in gioco. O, quantomeno, di una mancanza di reattività politica che non è proprio il miglior viatico per le prossime elezioni. Ricordo:

  • Nel 2011 è nata l’Associazione Europea delle vie Francigene, soggetto abilitato dal Consiglio d’Europa a promuovere il patrimonio delle identità culturali europee quale è testimoniato dall’ itinerario percorso da pellegrini, crociati, commercianti, viaggiatori, per secoli.
  • La Città di Corato è tra gli Enti pubblici pugliesi aderenti all’Associazione Europea delle vie Francigene.
  • Il Consiglio d’Europa ha raccomandato nel 2015 di estendere il percorso della “via Francigena” da Roma a Gerusalemme, sulla base delle ricerche svolte dalla Società Geografica Italiana.
  • La Regione Puglia ha approvato il tracciato pugliese della “via Francigena” e, con il Ministero dei Beni culturali, ha finanziato l’infrastrutturazione dei primi 45 chilometri di percorsi nella Daunia.
  • L’idea che muove il Progetto riguarda lo sviluppo sostenibile dei territori europei attraversati dalla “via Francigena”.

Non esiste una “via Francigena”. È esistito, invece, per quanto oggi ne sappiamo, dal IX al XVI secolo, per gran parte insomma del Medioevo, un fascio di percorsi tenuti insieme dalla medesima destinazione, Roma. Percorsi stabiliti in parte da antichi tracciati, in parte creati dagli stessi pellegrini in viaggio verso il centro della cristianità occidentale. Percorsi che nei secoli si sono sostituiti gli uni agli altri, a volte integrandosi.

Il primo di cui si abbia notizia è nel racconto del viaggio di ritorno del vescovo Sigerico di Canterbury, nel 990 da Roma alla sede vescovile in Inghilterra. In realtà il monaco Bernardo il Saggio aveva già esteso il pellegrinaggio ai luoghi santi oltre la sede di Pietro, lasciando testimonianza scritta del viaggio che nell’867 lo aveva condotto dall’abbazia benedettina di Mont-Saint-Michel prima a Roma e da qui a Taranto e a Gerusalemme, per un lungo tratto interno segnato dalla via Appia e dalla via Traiana.

Nel tempo si strutturarono tre direttrici fondamentali: sommariamente, una dal Nord Europa, attraverso i passi alpini, verso Roma, un’altra da Roma e dall’Europa mediterranea verso Santiago di Compostela, una terza dall’Europa del Nord e dell’Ovest verso i porti pugliesi di Taranto e di Brindisi con destinazione Terra Santa.

Questo è il sistema plurale delle vie Francigene. Lungo queste direttrici si moltiplicarono le occasioni del pellegrinaggio religioso sui segmenti che uniscono i centri di devozione di San Michele, per esempio dall’abbazia benedettina in Bretagna, più sopra ricordata, a San Michele sul Gargano. Oppure -tanto per trovarne uno limitato al tracciato pugliese- il segmento devozionale del martire San Vito che univa la Chiesa di San Vito appartenente ai vescovi di Troia alla chiesetta templare di San Vito a Corato.

La posizione di Corato sul tracciato della via Traiana, ne fa una tappa del sistema delle vie Francigene in Puglia, attestata dai miliari della via Appia-Traiana che la attraversava, e dalla ricordata chiesetta di San Vito appartenuta ai templari, non soltanto luogo di preghiera ma “commenda”, per il ristoro, per il ricovero e per la protezione dei pellegrini, che i Templari erano tenuti ad assicurare. In un circondario, fra l’altro, che annovera altre sedi templari con le medesime funzioni.

Si poteva rinunciare alla collocazione di Corato fra le tappe dello snodo viario tra Santiago di Compostela, Roma e Gerusalemme? Si poteva rinunciare a dare inizio alla progettazione, o alla implementazione, degli itinerari sacri, degli itinerari ambientali e floro-faunistici, degli itinerari storici, artistici e architettonici, degli itinerari enogastronomici, degli itinerari turistici, degli itinerari educativi e formativi per i giovani europei, entro la cui rete si trova Corato? Sull’asse di una cittadinanza europea anti-retorica nell’unità della cultura e della storia comuni? E si poteva rinunciare all’occasione di mobilitare le risorse professionali e intellettuali, associative, imprenditoriali, e giovanili, che sarà necessario impiegare nel grande cantiere della Corato “francigena”?

Si può restare con le braccia incrociate invece di darsi da fare per attivare sinergie tra enti locali, istituzioni di ricerca e formative, pubblico e privato, per capitalizzare i tesori inestimabili di un territorio che ne ha tanti? Si può continuare a tenere separato quel che è unito dalla storia naturale e culturale di un territorio e delle sue popolazioni? O forse si ritiene impossibile fare sistema di quei tesori che sono un solo tesoro fatto della pseudo-steppa murgiana, degli uccelli migratori, degli ulivi, del lupo e della volpe, dell’orchidea selvatica, delle masserie storiche e dei trulli, del dolmen e delle tombe di San Magno, del Parco nazionale dell’Alta Murgia, dei muretti di pietra a secco, dell’olio, del pane, del vino e dei piatti unici della cucina tradizionale, delle abbazie, delle cattedrali, e delle torri di avvistamento, delle feste tradizionali e delle maschere apotropaiche del Carnevale?

Si può rinunciare alle tante ragioni di uno sviluppo sostenibile che occorre soltanto promuovere perché è già lì, che attende di essere coltivato in una visione ampia e alta della politica? Ne sono convinto: c’è bisogno di una visione più alta di quelle espresse finora dagli appelli all’unità che le forze politiche e i loro degnissimi simpatizzanti elevano in questi giorni ma per farne cosa è difficile capire».

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I commenti degli utenti
  • Amina Zoubid ha scritto il 15 aprile 2019 alle 18:08 :

    Giustamente come constata il professor Claudio Rocco, non esiste "una via Francigena" bensì "un fascio di percorsi tenuti insieme dalla medesima destinazione sin dal Medioevo. Purtroppo questi percorsi spesso possono sembrare sconosciuti in quanto si da importanza ad altro rispetto a elementi culturali del nostro territorio. Le forze politiche per nostra sfortuna non daranno mai importanza a ciò che ci circonda bensì a ciò che fa a comodo loro è per questo che non si avanti! Però ciò non signifiva che non si debba provare e riprovare sperando di ottenere qualche risultato!. Rispondi a Amina Zoubid

  • salvatore di gennaro ha scritto il 15 aprile 2019 alle 17:35 :

    Mariacarla dimostra una sensibilità encomiabile. L'unica cosa sulla quale non sono d'accordo è la persona che vorrebbe invitare: dovrebbero, a lui e al padre (e anche a Giacobbo) legare le mani dietro la schiena, prima di farli parlare. Quel fittissimo gesticolare continuo a sproposito mi infastidisce a tal punto, da impedirmi di seguirli (mai io ho, purtroppo, un'ottica diversa dalla media). Poi la Rai: per giustificare gli altissimi stipendi dei dirigenti, devono, questi ultimi, per forza alzare quelli dei personaggi tv. E con i soldi che si prende il menzionato, potrebbero pagare lo stipendio a 20 giovani e validi veri laureati in Storia o Storia dell'Arte. Ma questo avviene, quando il popolo ingoia tutto... Rispondi a salvatore di gennaro

  • Costantino ha scritto il 15 aprile 2019 alle 17:01 :

    Fatevi un giro di estramurale e la stessa cosa(x chi non l'avesse capito,parlo dei fossi). Rispondi a Costantino

  • Mariacarla Quaranta ha scritto il 15 aprile 2019 alle 15:13 :

    Effettivamente, io da forestiera non ero a conoscenza di Corato come tappa del percorso della via Francigena, la stessa chiesetta di San Vito dovrebbe essere valorizzata, invece, è sconosciuta ai più. Il nostro territorio è così ricco di beni storico-artistici che potrebbe vivere solo di turismo, purtroppo ciò non accade perché devono prima maturare una coscienza e una consapevolezza dei nostri tesori per poi poterli custodire, preservare e diffonderne tutta la bellezza. Professor Rocco, dovremmo invitare Alberto Angela da queste parti! Fuor del faceto speriamo che i futuri governanti locali sappiano cogliere la reale portata dell'inserimento di Corato nel percorso della via Francigena. Noi ci contiamo! Rispondi a Mariacarla Quaranta

  • Storia o Commercio ha scritto il 15 aprile 2019 alle 12:36 :

    In verità storicamente parlando Corato non ha niente a che vedere con la via Francigena . La via Francigena era il tracciato che dal Nord Europa portava a Roma Rispondi a Storia o Commercio

  • salvatore di gennaro ha scritto il 15 aprile 2019 alle 05:07 :

    Claudio si pone delle domande, alle quali si potrebbe dare la stessa risposta che davo io alla mia, quando mi interrogavo sul perché nel sud ci fosse così poco, anzi, del tutto inesistente, trasporto verso la politica, discorso superfluo in un regime dittatoriale, ma essenziale in uno democratico. E' proprio l'interesse che manca, e le radici di questo fenomeno negativo vanno ricercate nella Storia. Anche a chi di dovere, non interessa a quanto pare alcunché di questa via francigena, retaggio religioso del medio evo, e quindi percepito come avulso e lontano. Ma, in questi casi è compito di chi invece "sente" la sua importanza, chiunque egli sia, proporsi direttamente ai responsabili, per valorizzarla. Sarà un tentativo, ma limitarsi ad accusare di insensibilità, è inutile e dannoso. Rispondi a salvatore di gennaro