​«Restiamo uniti, no alla regionalizzazione»

Autonomia differenziata, Extra nos riflette su “Chi vuole spaccare l’Italia?”

Dopo il dirigente scolastico, Savino Gallo, interverranno i professori Marina Calamo Specchia e Michele Capriati (università di Bari) e Marina Boscaino, portavoce nazione della Lip per la scuola della Repubblica

Attualità
Corato domenica 14 aprile 2019
di La Redazione
L'ingresso del liceo artistico
L'ingresso del liceo artistico © CoratoLive.it

“Chi vuole spaccare l’Italia? Il regionalismo differenziato e i rischi per il Sud: comuni, sanità, scuola”. È questo il titolo della conferenza a più voci che l’associazione culturale Extra Nos ha organizzato per il 17 aprile nel liceo artistico “Federico II, Stupor Mundi” di Corato.

Dopo i saluti del dirigente scolastico, Savino Gallo, interverranno i professori Marina Calamo Specchia (Diritto costituzionale comparato, università di Bari), Michele Capriati (Politica economica, università di Bari) e Marina Boscaino, portavoce nazione della LIP per la scuola della Repubblica (Liceo “Vivona”, Roma). Inoltre, sono programmati interventi dei segretari/coordinatori regionali dei sindacati scuola che hanno firmato l’appello unitario contro la regionalizzazione della scuola: Claudio Menga (Flc Cgil), Roberto Calienno (Cisl Scuola), Gianni Verga (Uil Scuola), Chiara De Bernardo (Snals), Vito Carlo Castellana (Gilda – Bari) e Stefano Bufi (Cobas Scuola).

«L’obiettivo - spiegano gli organizzatori - è quello di interrompere l’impressionante silenzio che avvolge il progetto dell’autonomia differenziata, giunto ormai in dirittura d’arrivo, che avrà una grande valenza politica, in quanto capace di scardinare i principi di parità dei diritti di cittadinanza degli italiani e il funzionamento di alcuni grandi servizi pubblici nazionali, tra cui scuola e sanità.

Il progetto dell’autonomia regionale differenziata, che prendeva avvio con la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 e targata centro sinistra, prevedeva una possibile devoluzione di competenze dallo stato alle regioni. Il 22 ottobre 2017 l’attuazione dell’articolo 116 della Costituzione subisce una rapida accelerazione con i referendum consultivi delle regioni Lombardia e Veneto, che chiedevano l’assenso a un generico aumento della autonomia regionale. Il 28 febbraio 2018, a fine legislatura, il sottosegretario Bressa del governo Gentiloni sigla accordi di preintesa con i governatori del Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Infine è entrato a far parte al punto 20 del contratto di governo dell’attuale esecutivo.

In sostanza, le regioni più ricche d’Italia vogliono gestire per conto loro l’istruzione e la sanità, oltre a tante altre materie, sottraendole al principio di solidarietà. Se ogni regione trattenesse il 90% del gettito erariale riscosso nel proprio territorio, così come ha deliberato la regione Veneto a seguito del referendum regionale del 22/10/2017, sarebbe la fine della scuola statale, della sanità pubblica e di qualunque azione politica su infrastrutture e sviluppo di respiro nazionale.

Non potendo fare deficit, lo Stato ridurrebbe le risorse per i servizi sanitari, sociali, culturali e le infrastrutture delle regioni più povere. Significa chiudere una università, un ospedale, una scuola su 4 al Sud. Senza fondi da destinare alla perequazione fra le regioni più e meno ricche, il divario storico fra Nord e Sud aumenterebbe. Inoltre, l’autonomia regionale differenziata porterebbe alla frantumazione del sistema unitario di istruzione, minando alla radice l’uguaglianza dei diritti e la libertà di insegnamento previsti dalla Costituzione».
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I commenti degli utenti
  • Maria ha scritto il 15 aprile 2019 alle 05:12 :

    La Lombardia e il Veneto hanno fatto un referendum per il quale i cittadini si sono espressi e quindi va data una risposta. Spero che in questo incontro si ragioni sul fatto che ormai quasi tutte le regioni hanno presentato al governo centrale richiesta di autonomia..compresa la Puglia. Chissà perché. Non è questione di regioni ricche o povere... Rispondi a Maria

  • salvatore di gennaro ha scritto il 14 aprile 2019 alle 08:12 :

    Ci si dovrebbe chiedere il perché si è giunti ad un tale punto. Per uno studioso di politica, di economia, del sociale, questa situazione di sgretolamento era annunciata da tempo. Il senso dell'unità permane in un popolo solo fino a quando ne esistano i presupposti: orgoglio nazionalistico "in primis". E' da molto che l'Italia si è trasformata in un caotico, lercio contenitore assistenziale, dove nemmeno l'idioma viene difeso, svenduto alla lingua inglese. E se esce uno che la pensa diversamente, viene preso per "fascista". Il Sud unito al resto dell'Italia? Né V.E.II (cugino di Francesco II di Borbone) né il Cavour desideravano che avvenisse. Fu Garibaldi, tutto cuore e niente cervello, a farlo. Con Napoli allora terza città d'Europa, fu un errore. E si vede la fine che ha fatto. Rispondi a salvatore di gennaro