Da sei anni è tornato al Sud e ha deciso di rilevare l’antica bottega di un calzolaio in via Gravina

Via da Milano, giovane calzolaio sceglie Corato: «Rispettate il lavoro dei piccoli artigiani»

La storia controcorrente di Francesco Scandamarro, 26 anni, che è tornato in Puglia invece di restare al Nord Italia

Attualità
Corato sabato 16 marzo 2019
di La Redazione
Francesco Scandamarro
Francesco Scandamarro © CoratoLive.it

È cresciuto a Milano, dove ha imparato il mestiere. Da sei anni è poi tornato al Sud, a Corato, e ha deciso di rilevare l’antica bottega di un calzolaio in via Gravina. È una storia controcorrente quella di Francesco Scandamarro, 26 anni, che ha scelto la Puglia invece di restare al Nord Italia.

A raccontarci di lui è stata una lettrice, Rosanna Procacci: nella sezione www.liveyou.it dedicata alle “notizie dei lettori”, ha proposto una riflessione che da un lato strizza l’occhio ai mestieri in via di estinzione e dall’altro fotografa la difficile realtà dei nostri giorni.

«Fino a qualche anno fa - dice Rosanna - trovare un buon calzolaio era diventata una vera chimera, almeno in determinati quartieri. Spesso si finiva per rinunciare alla riparazione, preferendo l'acquisto di un nuovo paio di scarpe o di una nuova borsa. Da un paio di anni invece c'è un giovane tranese che svolge la sua attività di "riparatore di borse e calzature" mettendo nel suo lavoro passione, professionalità e simpatia. Sulle labbra “dell'allegro calzolaio” c’è sempre il sorriso, il "buongiorno signora!" è assicurato e il cartello degli orari racconta la sua simpatia: "apro quando arrivo", visto che prima ci sono le consegne da fare».

Eppure sembra che qualcosa non vada nel verso giusto. E per Francesco il ripensamento si nasconde dietro l’angolo. «Il rischio che la bottega rimanga chiusa per sempre sta diventando reale» continua Rosanna. «Francesco sta meditando di tornare a lavorare in Lombardia. Lì non gli chiedono sconti su una riparazione per cui lui magari chiede un solo euro e non è costretto a ritrovarsi una montagna di scarpe riparate e non ritirate da settimane».

«È tutto vero - ci conferma Francesco - qui c’è qualcuno capace di pretendere anche sconti di venti centesimi su lavori per cui io chiedo pochi spiccioli. Tante volte mi accorgo che a stancarmi non è il lavoro, ma la fatica psicologica per farne capire il valore alle persone: svolgo la mia professione con passione, l’ho scelta quando ero a Milano e sono fiero di averla imparata. La mia bottega è sempre piena di scarpe, i clienti non mancano e si sentono a loro agio. Tanti incarichi mi vengono commissionati anche da Trani, la città in cui vivo con la mia famiglia dopo il rientro da Milano. Quello che mi stupisce è che si faccia fatica a capire che le riparazioni richiedono capacità, impegno e dedizione. E vanno pagate al giusto prezzo: tante volte invece sembra che chiedere 3 euro sia un furto. Tutto questo a Milano non mi è mai successo: lì le botteghe come la mia sono pochissime e nessuno chiede sconti, c’è rispetto per il lavoro di tutti».

«Perché - si chiede Rosanna - i coratini, sempre in prima linea nella solidarietà, attenti a chi ha bisogno ed è in difficoltà, non sono capaci di pagare il giusto ad un giovane artigiano che vuole crescere professionalmente e fare il suo umile lavoro con onestà e passione? Perché prima di comprare un nuovo paio di scarpe o una nuova borsa non passano dal “Francesco” di turno per chiedergli se è possibile riparare, cambiar colore e riutilizzare, aiutando anche l’ambiente e riducendo i rifiuti? Dimostriamo un po' di attenzione e stima per Francesco e per tutti i giovani artigiani che scelgono ancora una volta i lavori più umili ma densi di tradizione, passione e arte».
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I commenti degli utenti
  • Giuseppe loiacono ha scritto il 16 marzo 2019 alle 18:29 :

    I carrelli dei supermercati sono sempre pieni però. Su quello i Coratini non risparmiano. Ma mai sia a dare il giusto valore al lavoro altrui. L'unica fatica che conta è la propria. E si risparmia per comprare casa, l'unico investimento che si fa al Sud, ahimè destinato a brutta fine. Io sono andato via, con dolore, ma non tornerei mai indietro. Rispondi a Giuseppe loiacono

  • Raffaele falco ha scritto il 16 marzo 2019 alle 18:20 :

    Fatti lasciare il 50 x 100 del dovuto Rispondi a Raffaele falco

  • salvatore di gennaro ha scritto il 16 marzo 2019 alle 14:07 :

    Francesco deplora la differenza che vi è tra nord e il sud: è un argomento che molte volte ho affrontato, avendo oltretutto vissuto la mia relativamente lunga vita tra nascita e gioventù, lavoro, pensione, divisa tra nord, centro, sud Italia. Cambiare le abitudini di un popolo, era assai difficile prima: le informazioni, gli incentivi a comportarsi in un certo modo, giungevano alla gente in modo vago e frammentato, e le usanze locali avevano sempre il sopravvento. Ora, con la facilità e la velocità delle trasmissioni, con una elasticità cerebrale diversa, per cambiare la mentalità di un popolo è sufficiente una persona assai valida. E, lo ripeto, almeno qui nel meridione, non autoctona. Rispondi a salvatore di gennaro

  • Falco ha scritto il 16 marzo 2019 alle 09:45 :

    Quanto dichiara al fisco un povero calzolaio ? Rispondi a Falco

  • Francesco Mazzilli ha scritto il 16 marzo 2019 alle 06:19 :

    Caro Francesco ,hai ragione non c'è rispetto del lavoro altrui. Io sono stato tanti anni a lavorare al nord, e non ti nascondo il desiderio di ritornare in quei luoghi dove c'è più rispetto e civiltà. Ti do' un consiglio: Fatti pagare prima o fatti lasciare un piccolo acconto,evitando accumuli di scarpe e anticipando le spese del materiale e il tuo paziente lavoro, come fanno le lavanderie ed altre attività. Buon lavoro. Francesco Rispondi a Francesco Mazzilli

    Carla ha scritto il 16 marzo 2019 alle 21:17 :

    Viva il lavoro artigianale.Cari Francesco sii più rigido,in questo paese la gente è abituata a pagare un po'per vilta.Facendo debiti.Mi capita di recarmi in negozi del paese ,certo non a basso costo,per acquistare,e mi ritrovo con i titolari alle prese con agende per prendere l'acconto.Penso che se non si ha la possibilità immediata nel poter acquistare un capo costoso,non li compri.E mi dispiace ma i negozianti sbagliano con questa politica.In questa maniera fermano solo l'economia..... Rispondi a Carla