Una esperienza per cui i coristi ringraziano «il direttore Luigi Leo, perché - dicono - senza la sua guida non avremmo mai raggiunto risultati tanto importanti, e Padre Fabrizio che ha concesso questa grande opportunità»

Gli “Juvenes Cantores” conquistano Londra

Il concerto è nato grazie ad un articolo pubblicato su CoratoLive.it in cui si raccontava della particolare storia vocazione di don Fabrizio: è stato “un ponte” per il maestro Luigi Leo e il suo coro

Attualità
Corato mercoledì 12 settembre 2018
di La Redazione
Gli “Juvenes Cantores” conquistano Londra
Gli “Juvenes Cantores” conquistano Londra © CoratoLive.it

Grande successo per le voci bianche del coro “Juvenes Cantores” a Londra, nella chiesa anglicana guidata dal pastore coratino Padre Fabrizio Pesce. Il concerto è nato grazie ad un articolo pubblicato su CoratoLive.it in cui si raccontava della particolare storia vocazione di don Fabrizio: è stato “un ponte” per il maestro Luigi Leo ed il suo coro.

Il risultato fa già pensare al bis. «L’atmosfera del concerto è stata magica - commenta padre Fabrizio - Non ho mai visto così tante persone emozionate per un concerto. Luigi Leo oltre ad essere un brillante direttore di coro e d’orchestra è un fine artigiano musicale che sa forgiare con pazienza e dedizione il talento musicale di questi ragazzi e far dar loro il meglio. Meraviglioso! È stato commovente ed emozionante allo stesso tempo avere un pezzo di Corato qui a Londra. Non ho parole per ringraziare il maestro Luigi e i suoi ragazzi per questo spettacolo. Il pubblico inglese si è commosso e si alzato in piedi per una standing ovation, tante persone erano visibilmente emozionate, in lacrime.

Jarrett Wilson, il rappresentante della Leprosy Mission, a cui saranno devoluti i proventi del concerto, mi ha scritto dicendo: “è difficile immaginare un evento migliore di quello a cui abbiamo assistito sabato in termini di atmosfera e qualità musicale”.

Elise Valmorbida, una scrittrice italo-australiana presente al concerto ha definito il concerto semplicemente “sublime”. Tutti mi hanno già chiesto quando torneranno a cantare a Londra. Presto, rispondevo a tutti».

E lo stesso entusiasmo lo si legge nei commenti dei ragazzi che fanno parte del coro, gli stessi che a luglio hanno inaugurato il “Salerno Festival”.

«Qualsiasi esperienza corale vissuta - scrive Camilla Saragaglia - ha sempre evidenziato particolarità che caratterizzano noi Juvenes Cantores dal punto di vista artistico e umano: il frutto di un lungo ed impegnativo lavoro e di un percorso di crescita viene fuori.

Così anche il nostro breve soggiorno a Londra fa parte del nostro bagaglio sempre pronto ad essere chiuso per partire ed aperto per accogliere ciò che portano le nuove avventure.

Appena arrivati a Londra siamo stati accolti dalle generose famiglie che ci hanno spalancato le porte impegnandosi nel farci sentire a casa. C’è stato il tempo anche per fare tappa nelle mete principali londinesi: Buckingam Palace con il cambio della guardia, il palazzo di Westminster ed il Big Ben, l’abazia di Westminster e il British Museu, per citarne solo alcuni.

Durante l’esibizione abbiamo cantato esprimendo il meglio di noi stessi, cercando di trasmettere al pubblico le nostre emozioni. Ci siamo riusciti, a giudicare della commozione che abbiamo letto negli occhi della gente subito dopo il concerto».

«È proprio questo il bello del canto: unisce in una sintonia inspiegabile, le vibrazioni delle mie corde e quelle delle orecchie di chi mi ascolta. Sabato scorso – racconta Martina Arbore - abbiamo visto nei volti di chi ci ascoltava esattamente ciò che ogni cantore desidera suscitare: empatia. Torno a casa più grande, come dopo ogni esperienza nuova. Ma questa volta con qualcosa in più: l’aver fatto bene ai presenti ma soprattutto a chi, lontano, in qualche modo riceverà quanto di bello la Musica (oltre al canto) riesca a portare nelle nostre vite».

Il concerto infatti, ha perseguito uno scopo benefico: sono stati raccolti dei fondi per un’associazione che in Niger si occupa dei bambini malati di lebbra, la Leprosy Mission Project.

Una esperienza per cui i coristi ringraziano «il direttore Luigi Leo, perché - dicono - senza la sua guida non avremmo mai raggiunto risultati tanto importanti, e Padre Fabrizio che ha concesso questa grande opportunità».

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