Un incontro organizzato dai Rotary Club di Corato e di Bitonto-Terre dell’Olio, con il patrocinio del comune di Corato e la collaborazione con la Fondazione Casillo

Migrazione: un'opportunità verso la civiltà

L'altra sera in Comune un acceso dibattito per fare chiarezza sul tema dell'immigrazione e sugli inevitabili fraintendimenti

Attualità
Corato domenica 19 novembre 2017
di Ingrid Vernice
L'incontro sull'immigrazione organizzato dai Rotary Club di Corato e di Bitonto-Terre dell’Olio
L'incontro sull'immigrazione organizzato dai Rotary Club di Corato e di Bitonto-Terre dell’Olio © CoratoLive.it

L'immigrazione in Italia e non solo è stato il tema al centro dell'acceso dibattito che si è svolto venerdì sera nella sala verde del Comune.

Partendo da un titolo dell'incontro - “Immigrazione: problema o risorsa”, prontamente corretto dal presidente Gianfranco Tarantini del Rotary club Corato in “Immigrazione: problema o opportunità”, per ovviare al senso di sfruttamento che la parola risorsa porta con sé - si è giunti, dopo non pochi scontri di pensiero, ad associare il termine immigrazione ad un maggiore livello di civiltà del paese ospitante e quindi dei suoi cittadini.

«Ospitare deve essere un dovere umano, prima che civile» ha affermato il direttore della Caritas diocesana Bari-Bitonto, Don Vito Piccinonna.

I luoghi comuni, che la cattiva informazione contribuisce a diffondere, sono difficili da dissipare, in particolar modo se gli interessi economici e politici si sostituiscono allo spirito critico. Proprio questo è stato l'invito rivolto dal vice sindaco Francesco Scaringella agli studenti delle tre classi dell'istituto Oriani-Tandoi presenti all'evento.

L'incontro, organizzato dal Rotary, non si è posto l'obiettivo, irrealizzabile, di elaborare soluzioni efficaci. Ma, piuttosto, quello di confrontare esperienze, storie e studi. La giusta chiave di lettura del problema non può che essere lo sviluppo di uno studio interdisciplinare dell’argomento, che spazi dagli approfondimenti statistici e demografici, all'ambito puramente giuridico, senza tralasciare le politiche italiane ed europee.

Gli ospiti
Per impegni istituzionali il magnifico rettore dell’Università degli Studi di Bari “A. Moro” ha dovuto cedere il posto alla professoressa Michela C. Pellicani, esperta di demografia e statistica che, in veste di studiosa, ha dato il suo contributo spiegando come le migrazioni siano eventi strutturali che appartengono alla società sin dai tempi dei primi insediamenti.

Don Vito Piccinonna, direttore della Caritas diocesana Bari-Bitonto, è intervenuto per fornire la propria testimonianza diretta sulle condizioni delle persone, e non migranti, che approdano sul territorio. Dario Belluccio dell’associazione Nazionale Studi Giuridici sull'immigrazione, ha fornito un interessante spunto di riflessione sulle leggi vigenti in Italia (Bossi-Fini) ed in Europa (trattato di Dublino). Intervenuto anche Cosimo Zanna della Fondazione Casillo, che da tempo si occupa di istruzione e reinserimento lavorativo per migranti e non.

Durante la serata, moderata dal giornalista Cenzio Di Zanni, non sono mancate le occasioni di scontro, come era facile prevedere, soprattutto tra Michele Karaboue, docente presso l'Università di Napoli ed esperto di politiche per l'integrazione, e Rossano Sasso, docente ed esperto delle politiche della non accoglienza.

Per saperne di più
Durante l’incontro è stato più volte nominato il trattato di Dublino la cui modifica è, da pochi giorni, stata oggetto di una votazione all'interno del Parlamento europeo. L'Assemblea di Strasburgo ha approvato la sua posizione sulla riforma del trattato che da tempo risultava obsoleto ed inadatto alle esigenze odierne. Il testo, con le nuove modifiche, porrebbe fine al principio del paese di primo ingresso responsabile dei richiedenti asilo che arrivano sul suo territorio, favorendo un meccanismo di ridistribuzione dei flussi migratori tra Stati membri dell'Ue.

In assenza di legami tra richiedente e stato membro, i richiedenti asilo verrebbero automaticamente assegnati ad uno Stato membro dell'Ue in base ad un metodo di ripartizione fisso, dopo essere stati registrati, sottoposti ad un controllo di sicurezza e ad una rapida valutazione dell’ammissibilità della loro domanda di protezione internazionale. Il nuovo regolamento di Dublino fondato sulla solidarietà dovrebbe risultare meno artificioso e più efficace.

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Maurizio ha scritto il 20 novembre 2017 alle 19:45 :

    Benvenuti, consiglio di non sostare vicino solo ai supermercati, ma di spostarsi anche vicino ai tanti negozi di abbigliamento e accessori che ci sono nella nostra città. Fatelo prima che vanno gli italiani a chiedere l'elemosina ( magari in modo insistente). Questa è integrazione e migrazione: complimenti. Rispondi a Maurizio

  • Piero Duf ha scritto il 19 novembre 2017 alle 22:42 :

    Con quel po' di lavoro che c'è si preferisce darlo a chi, oltre agli aiuti statali, con quel po' di salario richiesto riesce a vivere. E viene pure ritenuta persona rispettabilissima. Mentre noi italiani sottostiamo all'abbassamento del costo del lavoro e dobbiamo vergognarci di fare lavori umili. Se non ci si sposa e non si prolifica è perché non tutti sono disposti a vivere in 10 in un monolocale. Si dovrebbero cambiare un po' le cose e la mentalità. Rispondi a Piero Duf

  • Pino Risi ha scritto il 19 novembre 2017 alle 16:56 :

    Se li portassero alle proprie case i benpensanti Rispondi a Pino Risi

  • "salvatore di gennaro" ha scritto il 19 novembre 2017 alle 05:24 :

    Al di là delle belle parole, dei "condizionali" (...il nuovo regolamento di Dublino "dovrebbe"...) quasi mai trasformati in "presenti", della inesistenza di un solo emigrato nelle case dei più accesi fautori della loro accoglienza, rimane il fatto che tale problema sta sconvolgendo del tutto l'assetto storico, quello cioè voluto dai nostri risorgimentalisti, dell'Italia in particolare, Paese più propenso di qualunque altro, per carattere ed influenza religiosa, all'ospitalità. Tutti noi saremmo felici di vedere volti realizzati di migranti, entrare da noi, e noi stessi ci sentiremmo lusingati: ma notare, nelle grandi città: dormitori dappertutto, cumuli d'immondizia, tracotanza di bande, stupri, spaccio di droga, gente che gira, e non si sa chi è e cosa fa, non rende noi del tutto sereni. Rispondi a "salvatore di gennaro"

    giuseppe ha scritto il 20 novembre 2017 alle 14:11 :

    vorrei vedere se un cristiano va in africa se riceve lo stesso trattamento dei migranti,vergognatevi lucrare sulla pelle di poveri indifesi Rispondi a giuseppe

    giuseppe giuseppe ha scritto il 20 novembre 2017 alle 14:07 :

    e' cosi bravo ,vengono fatti venire perche' sono fonte di guadagno per qualcuno,non portano ne' benefici per la comunita' ne cultura ,perche' e' gente perennemente sfruttata nel loro territorio che non ha avuto modo di emergere in nessun modo,resta un solo motivo per accoglierli la pieta' cristiana ma solo per chi scappa dalle guerre.voglio vedere i compensi che hanno ricevuto e ricevono chi li accoglie. Rispondi a giuseppe giuseppe