L'inaugurazione

Musica ed effetti speciali svelano il nuovo volto di largo Abbazia. Foto e video

Un taglio del nastro a tratti cinematografico ieri sera ha simbolicamente restituito alla città uno degli scorci più caratteristici del centro storico

Attualità
Corato sabato 20 agosto 2016
di La Redazione
Il taglio del nastro in largo Abbazia
Il taglio del nastro in largo Abbazia © Alessia Scarpa

Luci basse, musiche "da film" e la magia del "videomapping".

Un taglio del nastro a tratti cinematografico ieri sera ha simbolicamente restituito alla città uno degli scorci più caratteristici del centro storico. A quasi due anni dall'avvio del cantiere, largo Abbazia è così tornato ad essere pienamente vivibile dai cittadini.

Il suo nuovo volto si è rivelato abbastanza diverso da quello del 1991, quando la regista Lina Wertmüller scelse questa piazzetta suggestiva ma degradata per girare alcune scene del film "Io speriamo che me la cavo" con Paolo Villaggio.

Oggi la breccia ha lasciato spazio alla pietra bianca, sono state realizzate delle sedute anch'esse in pietra e piantati alcuni alberi. Mentre è stata conservata la pendenza naturale che contraddistingue da sempre questo luogo, dando così l'effetto di un anfiteatro. Molto particolari le luci, che hanno entusiasmato alcuni e fatto storcere il naso ad altri.

Diversi cittadini hanno voluto assistere all'inaugurazione, avvenuta con la piazza quasi al buio mentre il sindaco Mazzilli ha tagliato il nastro illuminato da un "occhio di bue". Con lui anche il presidente del Consiglio, Ignazio Salerno, l'assessore ai lavori pubblici Luigi Musci e gli altri esponenti della Giunta. Subito dopo, la benedizione del vicario episcopale don Peppino Lobascio.

Poi la parola è passata alle immagini. Quelle del "videomapping" realizzato dai "Dual Bit", ovvero il coratino Alessandro Vangi e il ruvese Leandro Summo, che hanno già stupito i coratini con le proiezioni effettuate sulla facciata del teatro comunale nel Natale 2014 e nell'atrio di Palazzo Gioia nel Natale 2015.

Stavolta a prendere vita e a trasformarsi, sulle note di una musica incalzante, è stato l'arco Abbazia. Tra luci e ombre, l'intera facciata su cui insiste l'arco si è scomposta e ricomposta in mille modi, tra illusioni ed effetti speciali. Ad un tratto, sullo sfondo, si è stagliata anche la grande figura del patrono San Cataldo. Sul finire, il cuore rosso fuoco dei coratini e lo stemma della città.

«Con la realizzazione di questo progetto abbiamo voluto ancora una volta far tornare a vivere il centro storico e fare in modo che tutti possano ritornare a frequentarlo - ha detto il sindaco Mazzilli - evitando che diventi degrado, che sia abbandonato a se stesso, che peggiori o addirittura cancelli la storia della nostra città. 

Buona parte di ciò che si trova oggi in largo Abbazia esiste dal 1200. In questo luogo non c'era una piazza ma c'erano dei fabbricati. La pavimentazione è articolata in maniera tale che si possa ben riconoscere la sagoma di tutti gli edifici preesistenti. Al centro del largo c'era anche Torre Petrucci, una delle quattro torri che costituiscono il logo della nostra città. Poi queste strutture sono venute giù nel 1922 (quando si verificò l'innalzamento della falda freatica, ndr) e nei crolli successivi».

Al centro dello slargo, anche due aperture che guardano verso il basso e mostrano l'interno di alcuni scantinati sorretti da archi in pietra. Sono i seminterrati degli edifici crollati. «Per adesso a proteggerli c'è solo una rete metallica, ma più avanti veranno installati dei cristalli» ha precisato il sindaco.

«Voglio ringraziare i progettisti, l'ufficio tecnico (presente con il dirigente Pinuccio Amorese, ormai prossimo alla pensione, e il suo staff), l'ex assessore ai lavori pubblici, Mario Malcangi e l'attuale assessore, Luigi, Musci» ha continuato Mazzilli, che ha aggiunto: «la riqualificazione di largo Abbazia fa parte di un progetto più ampio. Si è partiti diversi anni fa con il recupero dei passeggiatoi di corso Mazzini e piazza Cesare Battisti. Poi largo Abbazia e tutti i vicoli, via Luisa Piccarreta, via Lomando, via Arco Santa Rita e a breve chiuderemo con via Santa Maria Greca a via Niglio di prossima apertura. Poi, finito il periodo delle ferie, completeremo i lavori in piazza Di Vagno e in tutti i vicoli circostanti come via Tenente Lamonica e via Torre Gisotti. 

Lo scopo - ha concluso il sindaco - è quello di fare in modo che la nostra città possa dare soddisfazione anche a quanti vorranno aprire delle attività. Spero che i cittadini possano avere cura di questo spazio così come di tutti gli altri».

Il videomapping in largo Abbazia continuerà ad essere proiettato anche questa sera a intervalli di dieci minuti.

*Nel video in alto, le immagini pubblicate sulla pagina Facebook del sindaco Mazzilli.

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I commenti degli utenti
  • corvo rosso ha scritto il 21 agosto 2016 alle 18:42 :

    Il progetto di uno spazio urbano (piazza o semplice slargo) è una operazione tecnico-concettuale molto difficile perchè si tratta di dare forma ad un vuoto, di plasmare una "assenza". Non si tratta quindi di riempire un’ area di oggetti grandi e piccoli ma di servirsi della geometria per costruire un reticolo ideale che suddivida, che articoli una superficie cosicchè essa rimanga al tempo stesso unitaria ma anche definibile in parti diverse tra loro connesse. Un esempio è la sistemazione di Piazza Mentana ove la attenta disposizione di pochi elementi regolari e il disegno della pavimentazione permettono sia di realizzare uno spazio unitario per eventi collettivi sia di disporre angoli o porzioni minori per il gioco e le attività di piccoli gruppi. Ciò non accade in Largo Abbazia:quì una accozzaglia casuale di manufatti rivela il disordine dellla Materia non sostenuta dal Pensiero. Rispondi a corvo rosso

  • salvatore di gennaro ha scritto il 20 agosto 2016 alle 13:22 :

    "Anfiteatro" o semplicemente..."teatro"..? Lo so che pronunciando il primo, ci si riempie la bocca di squisitissima eleganza, ma la forma "a ventaglio" è esclusiva del "teatro". Esempi classici di anfiteatri sono, invece, il Colosseo e l’Arena di Verona. Rispondi a salvatore di gennaro