La lotta alla criminalità parte da una seria battaglia per la formazione e l’integrazione dei giovani

La ricetta anticriminalità del Pd: «Formazione e integrazione dei giovani»

E' il binario che ha indirizzato l’incontro organizzato ieri dal Pd. Ospiti Pino Arlacchi, ex vicesegretario generale dell’Onu, Guglielmo Minervini, assessore regionale alle Politiche giovanili, e il candidato sindaco Tommaso Loiodice

Politica
Corato venerdì 09 maggio 2014
di Vincenzo Pastore
L'incontro anticriminalità organizzato dal Pd con Minervini, Loiodice e Arlacchi
L'incontro anticriminalità organizzato dal Pd con Minervini, Loiodice e Arlacchi © CoratoLive.it

La lotta alla criminalità parte da una seria battaglia per la formazione e l’integrazione dei giovani. E' il binario che ha indirizzato l’incontro organizzato ieri dal Pd coratino in piazza dei Bambini. Una location scelta non a caso, visti i recenti casi di cronaca in cui il centro storico è stato teatro di episodi di criminalità giovanile. 

Ospiti della serata due politici che hanno incentrato l’azione di governo su questi temi: Pino Arlacchi, eurodeputato uscente ed ex vicesegretario generale dell’Onu, e Guglielmo Minervini, assessore alle Politiche giovanili. In mezzo, tra i due, Tommaso Loiodice, candidato sindaco dei Democratici. Moderatori del confronto, Francesco Mazzilli e Luca Gagliardi, candidati al Consiglio comunale.

«Bisogna combattere contemporaneamente sia la criminalità, sia le cause. Non c’è un prima e non c’è un dopo», è stato l’incipit di Arlacchi. Sociologo ed esperto di sicurezza, è stato uno dei protagonisti della lotta alla mafia tra gli anni ’80 e ’90 portata avanti da Giovanni Falcone e Paolo Borsellno, che conosceva personalmente.

«Dobbiamo eliminare le basi umane di questi fenomeni, spesso la criminalità violenta è legata alla presenza di giovani. I ragazzi devono crescere ispirati da esempi positivi e non dai boss locali».

Pino Arlacchi si ricandida con il Pd al Parlamento europeo, nella circoscrizione Sud. «La grande sfida è trasformare l’Europa in risorsa aggiuntiva, a sostegno dei cittadini e della pace». Europeista convinto ma conscio «anche dei limiti dell’Ue». Come il Patto di stabilità, definito un «patto di stupidità, di chi non crede nel futuro».

O come il contrasto, finora sterile, alla disoccupazione: Bruxelles finora non si è rivelata «adeguata ad affrontare questa emergenza. I poteri forti, come Usa e Germania, ci condizionano. Quando ero all’Onu, siamo riusciti a dimezzare la povertà mondiale con un bilancio di due miliardi di euro. L’Ue, che ha 130 miliardi di euro di bilancio, non riesce a risolvere un problema che riguarda 27 milioni di disoccupati».

Lo stesso progetto europeo “Garanzia giovani”, per favorire l’accesso al mercato del lavoro, «ha una dotazione finanziaria troppo bassa, di soli sei milioni». Una possibile misura di sostegno, ha proposto Arlacchi, è il reddito di cittadinanza.

Acclamato come «il padre delle politiche giovanili pugliesi», Guglielmo Minervini ha confessato di «sentirsi a casa a Corato». Ma prima di raccontare la genesi delle sue “creature” (i bandi “Bollenti spiriti” e “Principi attivi”), c’è spazio per una riflessione sulla partecipazione: «Perché siete qui stasera? Nessuno vi ha dato incentivi, altri lo fanno – ha punzecchiato – Siete qui perché ci sono dimensioni della vita che dipendono dalla capacità di mettersi insieme».

Nel tragitto che lo ha portato in piazza dei Bambini, Minervini ha rivelato di aver notato la proliferazione di comitati elettorali, «mi sembra di vivere la campagna elettorale di 10-15 anni fa, con tanto denaro, tanto clientelismo, tanto mercimonio del voto».

C’è una sola domanda chiave, secondo il politico molfettese, a cui le amministrazioni locali dovrebbero rispondere: «Cosa possiamo fare con le risorse limitate che abbiamo? E non cosa non possiamo fare con quello che ci manca. Perciò chiediamoci: cosa possiamo fare, ad esempio, con questo centro storico? Con la grande tradizione agroalimentare che può vantare Corato. Cosa potrebbero fare i giovani in termini di innovazione?». E ha citato, a proposito, l’esempio di due giovani di Monopoli che, con i 25mila euro di Principi attivi, hanno fondato un’azienda di aeronautica.

«Un sindaco può fare questo – ha suggerito rivolto a Loiodice – rendere la città amica dei giovani. Paradossalmente meno soldi stanno, più cose si possono fare. Sono finiti i tempi in cui arrivavano i soldi da Roma. Molfetta si è disintossicata, Corato mi auguro lo faccia, è ora che entrambi vadano in pensione», ha chiosato sarcasticamente, con riferimento ai senatori Azzollini e Perrone.

Giovani e rinnovamento fanno rima con rottamazione. «Il grande merito di Renzi è di aver detto all’Italia: puoi farcela - ha riconosciuto l’assessore alle Politiche giovanili – Siamo in una fase di passaggio e non è detto il mondo che sta nascendo sia peggiore di quello che sta morendo».

Dopo Arlacchi, e prima di Minervini, Tommaso Loiodice e la sua ricetta anticriminalità: «Creiamo esempi di correttezza, collettività e comunità. Ripartiamo dalle scuole e dalla messa in sicurezza degli edifici, dalla politica con la P maiuscola, rifuggiamo dal clientelismo». Il candidato sindaco del Pd ha ribadito la volontà di riconvertire la struttura dell’ex liceo “Oriani” in open space culturale mentre ha annunciato due nuove misure in caso di elezione: «Rivalorizziamo il centro storico concedendo sgravi fiscali a chi apre nuove botteghe artigiane e ripensiamo ad uno sportello antiusura e antiracket».

La chiusura è per un clic finale: foto di gruppo dei tre protagonisti della serata con i candidati del Pd e della lista civica “laCoratomia”.

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I commenti degli utenti
  • sother ha scritto il 09 maggio 2014 alle 12:40 :

    Si parla di scuola, di clientelismo (trasformazione in negativo della semplice condivisione di idee), di politica in termini poco lusinghieri: ma si conoscono bene i motivi per i quali si è costretti ora a parlare in termini dispregiativi di questi fattori ? Ripeto per l’ennesima volta: solo facendo la nostra anamnesi storica, cioè con lo sviscerare obiettivamente le cause che ci hanno portato a questa situazione (e quanti "mea culpa" verrebbero fuori!), si possono, forse, trovare i rimedi. Alla base di tutto comunque, la incolpevole impreparazione del popolo italiano all’autogestione e l’illusione che bastasse una sconfitta in guerra per cambiare la nostra mentalità. Il primo effetto deleterio di queste cause è stata l’ esasperata partitocrazia, intesa come vari assegni in bianco dati a degli sconosciuti. S. Di Gennaro Rispondi a sother