Di Lernia venerdì sera è stato capace di affascinare quanti lo hanno raggiunto nella sede di Itaca per l’incontro organizzato dalla cooperativa “Il Girasole” e da Corato Open Space

Un incontro con Felice Di Lernia per «capire in che mondo viviamo»

«Serve che accada qualcosa che consenta al mondo di svoltare, che ci permetta poi di guardare indietro e definire quella che stiamo vivendo come un’epoca folle». Serve una nuova America da scoprire per far rinascere l’umanità

Cultura
Corato lunedì 18 gennaio 2016
di Marianna Lotito
Felice Di Lernia mentre autografa il suo libro
Felice Di Lernia mentre autografa il suo libro © CoratoLive.it

«La differenza tra vita ed esistenza». Sarà questo uno dei temi portanti del prossimo libro dell’antropologo Felice Di Lernia, un «professionista dell’ascolto e della formazione» come l’ha definito il suo editore romano Bordeaux.

Arrivato a Corato venerdì sera per presentare il volume “Mio fratello è figlio unico (ma ha molti follower)”, Di Lernia è stato capace di affascinare quanti lo hanno raggiunto nella sede di Itaca per l’incontro organizzato dalla cooperativa “Il Girasole” e da Corato Open Space. Una vera e propria “lezione di vita”, senza cattedra e registro, fatta di esperienza, professionalità e grande amore per l’umanità. Ad accompagnarlo le letture di Sara Fiore del Teatro delle molliche e i commenti di Domenico Lobascio.

Ripercorrendo i lunghissimi anni di impegno sociale, Di Lernia riconosce «l’evento fatale» della sua vita: la fondazione della Comunità Oasi2 San Francesco realizzata nel 1986 insieme a Fernando Morano.

Oasi2 è una onlus che interviene sul territorio in risposta alle urgenze sociali, dall’abuso di sostanze stupefacenti alle terribili condizioni in cui versano i migranti. Da anni si prende cura anche di tanti coratini.

Da un po’ di tempo Di Lernia non è più il presidente della Comunità, oggi veste i panni di assessore alle politiche sociali a Trani. Gli abbiamo chiesto quali sono i bisogni che ha intercettato durante i lunghi anni di servizio all’Oasi 2.

«Ho scelto il titolo del mio libro proprio partendo da quello che mi ha consegnato Oasi 2, dall’esperienza quotidiana di stare accanto alle persone che vivono situazioni di disperazione e alle loro famiglie» ci ha spiegato.

«Negli ultimi anni si è persa l’identità collettiva che prima faceva sentire meno sole le persone. Posso dire con certezza che 25 anni fa essere genitori di tossicodipendenti spesso significava mettersi insieme ad altre persone che vivevano la stessa condizione e creare un’associazione e fare qualcosa per i figli. C’era la logica del mutuo sostegno che ad un certo punto si è dissolta».

Citando il sociologo Bauman, Di Lernia ci ha riconsegnato la domanda fatta a Caino: «che fine ha fatto tuo fratello?». Caino nella Bibbia risponde «sono forse io il custode di mio fratello?».

«C’è stato un tempo – ha commentato Di Lernia - in cui questa risposta era scandalosa, ora non lo è più. Chi oggi risponde “sì, sono io il custode di mio fratello” corre il rischio di essere tacciato di buonismo, di non aver capito come funziona il mondo. Regna il concetto di “siamo già tanti, non possono arrivare anche gli altri”.

E’ cambiato radicalmente il concetto di prossimità, prima era una esperienza quotidiana. Oggi, nella migliore delle ipotesi, il prossimo è colui che sta vicino a me perché stiamo facendo una battaglia, forse mi è utile, forse no».

Un cambiamento antropologico radicale «che sta in un rapporto di reciprocità con la globalizzazione. Oggi non sappiamo dove si produce ricchezza, la vediamo nell’aria, con un click si spostano miliardi e il mercato è completamente delocalizzato. Questa situazione ha prodotto una profonda rarefazione delle relazioni tra le persone, la società liquida che ormai è superata: siamo già allo stato aeriforme».

«Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: "Salve, ragazzi. Com'è l'acqua?" I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa "Che cavolo è l'acqua?"» scriveva David Foster Wallace. «Spesso non capiamo in cosa siamo immersi» ha tradotto Di Lernia.

Sincero, e al tempo stesso preoccupante, il «non lo so» che abbiamo ascoltato dopo aver chiesto se «si può ancora sperare in una società migliore».

«Abbiamo due possibilità» ha poi aggiunto Di Lernia: «o che cambi la nostra aspettativa e quindi ci faccia piacere quello che succede, oppure che accada qualcosa che consenta al mondo di svoltare, che ci permetta poi di guardare indietro e definire quella che stiamo vivendo come un’epoca folle». Serve una nuova America da scoprire per far rinascere, ancora una volta, l’umanità.

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I commenti degli utenti
  • salvatore di gennaro ha scritto il 18 gennaio 2016 alle 09:16 :

    L’epoca folle, della quale parla Di Lernia, è iniziata quando la Natura ha preso possesso del pianeta, caratterizzandolo con atteggiamenti, da parte della Flora e della Fauna, mirati ad una continua "durissima lotta per la sopravvivenza". Ora ce ne accorgiamo? Certamente ci sono stati, da parte dell’uomo (era l’ultima creatura nata e pertanto, come tutti i "giovani", un po’ anomala e anticonformista), dei tentativi, con la religione ed ancor più con le arti variegate, per contrastare questa tendenza, mettendoci anche qualcosa di "etico", ma siamo arrivati al punto in cui la "Grande Madre" ha ormai ripreso il sopravvento. Pochi uomini che nuotano controcorrente non sono in grado di fare un granché, dato che sono del tutto inascoltati, limitandosi ad auspicare nuovi mondi irreali o oramai irripetibili... Rispondi a salvatore di gennaro