Un coratino alla Scuola Nazionale di Cinema

E' Nico Capogna, secondo coratino dopo Nicola Nocella.

Cultura
Corato domenica 11 gennaio 2009
di Nicolò Marino Ceci
© CoratoLive.it

“Il montaggio sceglie i punti di vista ed è un’arte che tende a evidenziare le emozioni, facendole giungere inconsciamente allo spettatore: il cinema è fatto anche di queste piccole cose”.

Dopo Nicola Nocella, diplomatosi in Recitazione nel 2006, ad entrare nella Scuola Nazionale di Cinema a Roma è un altro coratino, Nico Capogna, per il corso triennale di Montaggio, al termine del quale otterrà il diploma di “assistente montatore”.

Ventiduenne amante del cinema, Capogna è riuscito ad avere accesso a questa prestigiosa scuola - fondata nel 1930 da Mussolini e strutturata in 9 corsi: regia, sceneggiatura, recitazione, fotografia, montaggio, tecnica del suono, produzione, scenografia, arredamento e costume - grazie al cortometraggio “Identità” realizzato proprio quest’anno.

Tre le prove d’ammissione: la prima, consistente nell’analisi di un cortometraggio; la seconda: il colloquio con la commissione e un test scritto; e infine la terza: un mese intensivo di lezioni nella Scuola, con prova finale di rimontaggio di una pellicola.

Dei centinaia di corti giunti da tutta Italia, alla seconda prova hanno avuto accesso solo 24 candidati di cui 12 sono passati alla terza, mentre i fortunati finalisti sono stati solo 6, tra cui Angelo Domenico Capogna – unico pugliese.

Immagini il suo ingresso al Centro Sperimentale di Cinema a Roma.
Il centro sperimentale è considerata la migliore scuola di cinema in Italia; il nostro prof. di montaggio – Roberto Perpignani - infatti a lezione ci disse: ”purtroppo coloro che usciranno da questa scuola non avranno alternative altrettanto valide, dato che non ci sono altre scuole di livello pari a questa e quindi dovranno arrangiarsi”. E’ una fondazione statale ma non è un’università e non costa molto.

La maggior parte delle persone che sono entrate nel cinema dopo aver frequentato una scuola preparatoria sono uscite da questa, come Verdone o Piva - che ha seguito la stesso percorso che piacerebbe a me: dopo i tre anni di montaggio ha iniziato a fare il regista. Quindi coloro che ci insegnano sono persone che si sono formate nel nostro stesso contesto e ora lavorano nel cinema.

“Identità” è il cortometraggio che le ha permesso di superare la prima selezione: cosa crede abbia colpito la giuria che lo ha scelto?
Penso due aspetti: il suo essere ‘sperimentale’ - dato che non è un corto prettamente narrativo; e un montaggio coerente con il messaggio del corto: l’oppressione della gabbia e dell’identità. Nella gabbia infatti i tempi si allungano e quindi il montaggio doveva essere lento e ripetitivo, cogliendo anche i più piccoli particolari: la ciotola, i primi piani, le mani, una scopa - perché per quella persona erano particolari importanti.

“Identità” è nato da un libro - “i folli” di Franca Romano – che l’ha subito ispirato. Ricordi un passo in particolare di questo libro.
C’è un passo in cui in una casa famiglia ci sono alcuni di questi ‘folli’ che continuano a convivere e a mantenere lo stesso stile di vita del manicomio, pur essendone usciti: continuano a prendere medicine che ‘fanno male’, senza che nessuno li obblighi; hanno i soldi e non li sanno gestire. C’è un’assuefazione implicita; hanno la libertà ma non sanno che farsene.

Veniamo alla seconda prova.
Nella seconda prova la commissione era costituita da tre persone tra cui Perpignani - “uno dei più grandi montatori d’Italia”. Bisognava sostenere un colloquio con la commissione e un test scritto di cultura generale e cinematografica, con una parte specifica sul montaggio.

Cosa le è rimasto della terza prova?
E’ durata tutto il mese di novembre; si andava a lezione la mattina - dove tutti i candidati dei corsi si trovavano insieme per vedere un film, dopo il quale il regista o lo sceneggiatore venivano a discutere con noi di un tema attinente a quella pellicola - e il pomeriggio – che era specifico per ogni corso.

La parte più interessante era la mattina, perché capivi che l’ambiente era serio per i docenti che venivano a insegnare – come per esempio Giannini, Garrone, Sorrentino, De Laurentiis, Cerami, Giordana – e perché così entravi subito nel vivo della scuola e del cinema. La terza prova si concludeva con il ri-montaggio di una sequenza del film “cemento armato”, del quale ho rimontato la sequenza dell’interrogatorio.

Citi un aneddoto che l’ha impressionato.
Il regista Sorrentino una volta a lezione esclamò: ”quelli che non entreranno in questa scuola saranno più fortunati di quelli che entreranno – tutti rispondemmo con una grassa risata e lui continuò – perché questa scuola vi mette in una campana di vetro, non tenendovi a contatto con la vita e la realtà.”

Tre aggettivi per questo traguardo.
E’ la fine di un volere fare, l’inizio di un fare ed è anche una possibilità.

Lei diverrà un montatore. Poniamo che con il suo ingresso al Centro si concluda un film, il film del personale percorso che ha seguito per giungere fin qui. Ci elenca tre scene salienti di questo film?
Questo film inizierebbe 6 anni fa: nel 2003 ho infatti partecipato al primo corto, che ho solo scritto. Allora riuscì così a dare sfogo ad un’instabilità - difficoltà nell’adattarmi alle altre persone: la voglia di fare cinema è nata in me quando ho capito di poter comunicare con questa arte emozioni alle persone in maniera semplice e immediata.

Nella prima scena mi vedrei mentre mi avvicino a questo mondo, dato che prima di allora non avrei mai pensato di poter intraprendere questa strada. La seconda scena è stata il mio primo cortometraggio, con 50 bambini di 8 anni: lì mi sono reso conto che ‘fare cinema’ è molto difficile e richiede molta elaborazione.

Mi sono stupito perché a un certo punto della lavorazione pensavo non riuscissi a portar tutto a termine e mi sentivo schiacciato dalle difficoltà e dai limiti; mentre ora ogni volta che lo rivedo continuo a chiedermi come abbia fatto a comunicare semplicemente alcuni concetti. La terza scena risale a un anno fa, quando provai per la prima volta questa scuola: passai la notte precedente alla seconda selezione in un bed & breakfast senza chiudere occhio, teso ed eccitatissimo com’ero.

Con quale scena lo concluderebbe?
Lascerei il film sospeso, con il dubbio nello spettatore se sono o meno entrato alla scuola. L’ultima scena sarebbe questa: mentre montavo la sequenza dell’interrogatorio nel corso della terza prova, la montatrice Luciana Pandolfelli venne alle mie spalle e disse soddisfatta:”ecco questo è quello che dicevo quando bisogna seguire la narrazione nel montaggio”.

Erano ormai venti giorni che seguivo le lezioni ed ero con i nervi a pezzi, dato che nessuno giudicava come lavoravamo, senza darci consigli o suggerimenti; quel giorno invece tornai a casa felicissimo: non sapevo se sarei entrato ma ero contento che ciò che facevo fosse piaciuto ad un esperto.

Altro da aggiungere?
Voglio ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine, gli amici e in particolare i miei genitori che hanno saputo credere in me, pur sapendo che la strada che ho intrapreso è molto difficile.

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I commenti degli utenti
  • molinini ha scritto il 05 febbraio 2009 alle 15:42 :

    Del resto adesso basta fare due accordi alla chitarra per diventare gli idoli di tanti mitomani ignoranti, per cui tanto meglio pubblicizzare là dove del talento creativo ce n'è davvero. E' il primo passo per valorizzare la meritocrazia, morta e sepolta da circa vent'anni nella nostra sporca meravigliosa italia. Rispondi a molinini

  • molinini ha scritto il 05 febbraio 2009 alle 15:42 :

    ho conosciuto nico nel novembre 2007 e sono rimasto positivamente colpito da alcuni suoi lavori, magari non da tutti.. chiaramente ognuno di noi a volte riesce meglio e a volte meno bene, ma ritengo che sia importante mettere in luce il talento dei giovani. Rispondi a molinini

  • Asia ha scritto il 11 gennaio 2009 alle 23:34 :

    E' lodevole e positivo che dei coratini si facciano strada e tengano alto il nome della nostra città. Però, mi sento di aggiungere, non è che i coratini lodevoli siano solo quelli che vanno a scuola di cinema, che diventano attori, registi o cantanti...ci sono altri che hanno superato prove difficili per arrivare dove sono, avvocati che hanno vinto premi, coratini che occupano posti di tutto rispetto anche in altri campi non così in vista...perchè non dedicare un po' di spazio anche a loro??? Rispondi a Asia

  • star86 ha scritto il 11 gennaio 2009 alle 22:39 :

    grande Nico:) Rispondi a star86

  • darksideofthemoon ha scritto il 11 gennaio 2009 alle 16:53 :

    sono davvero molto contenta per te! In bocca al lupo! Rispondi a darksideofthemoon