Arrestato l'imprenditore coratino Francesco Casillo

Custodia cautelare in carcere per il “re del grano” Francesco Casillo

Cronaca
Corato martedì 10 gennaio 2006
di La Redazione
Gli stabilimenti del Molino Casillo
Gli stabilimenti del Molino Casillo © CoratoLive.it

Questa mattina alle 8.00 l'imprenditore coratino Francesco Casillo è stato arrestato nell'ambito delle indagini relative al grano canadese contaminato da ocratossina sequestrato nel porto di Bari.

Guarda il servizio del TG5 sull'arresto dell'imprenditore coratino.

In data odierna militari del Gruppo Repressione Frodi del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria “Puglia” della Guardia di finanza, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Trani, Dr. Michele Nardi, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di  Francesco Casillo, trentanovenne di Corato, “coamministratore e gestore di fatto” della “Molino Casillo Francesco S.r.l.” di Corato. La misura restrittiva è stata richiesta dal Sost. Proc. della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Dr. Antonio Savasta, al termine di ulteriori e approfondite attività di polizia giudiziaria eseguite dalle stesse Fiamme Gialle nel mese di dicembre del 2005.

Allora, il Pubblico Ministero competente, dispose una serie di perquisizioni e sequestri, provvedimenti finalizzati, da un lato a porre in sequestro preventivo d’urgenza il prodotto alimentare ormai avviato alla commercializzazione e, dall’altro, a reperire tutta la documentazione igienico sanitaria relativa alle analisi chimiche eseguite da laboratori pubblici e privati.

Ciò perché le analisi disposte dalla Procura della Repubblica di Trani - a seguito del sequestro probatorio eseguito nel mese di settembre 2005 sull’intero carico di grano duro di origine canadese, ammontante a circa 58.000 tonnellate, trasportato dalla motonave Loch Alyn, attraccata nel porto di Bari -, eseguite da laboratori dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, e rese note agli inizi di dicembre, avevano evidenziato la presenza nell’intero carico di Ocratossina, una tossina altamente nociva per la salute, sia per assunzione diretta del prodotto contaminato, sia indirettamente, attraverso il consumo di carni di animali nutriti con mangimi ottenuti dalla decorticazione dei chicchi di grano. Le percentuali della sostanza cancerogena accertate erano superiori, in alcuni casi, a tre volte i limiti massimi consentiti dalla normativa sanitaria comunitaria in materia di alimentazione umana.

L’attività di polizia giudiziaria eseguita il 15 dicembre u.s. riguardò, oltre le quattro società importatrici del carico contaminato (“Molino Casillo Francesco S.r.l.” di Corato, acquirente di circa 48.000 tonnellate; “Louis Dreyfus Italia S.p.A.” di Ravenna; “Candeal Commercio S.r.l.” di Foggia e “Agriviesti S.r.l.” di Altamura), l’”Industria agroalimentare semolerie Giuseppe Sacco S.r.l.” di Lucera, la “MOLINI Molini Tandoi Pellegrino S.p.a.” di Corato, la “Giannetta s.a.s.”di Castelluccio dei Sauri, la “De VIta Industria Agroalimentare S.r.l.” di Casalnuovo Monterotaro, società a cui il grano contaminato era stato ceduto dalla “Agriviesti S.r.l.” di Altamura, noché la “Molino Loiudice Donato & C. s.a.s.” di Altamura, il “Semolificio Loiudice.n.c.” di Altamura e la “Cerealsud S.r.l.” di Altamura, società quest’ultime che avevano acquistato il grano inquinato dalla “Louis Dreyfus Italia S.p.A.” di Ravenna.

Attività che ha, tra l’altro, costituito motivo di spunto per l’amministrazione comunale di Altamura di apposita mozione consiliare volta a tutelare il grano e i prodotti tipici derivati, nonché di iniziative legali da parte di alcuni imprenditori dell’agro coratino, acquirenti del grano contaminato, formalizzate all’Autorità giudiziaria inquirente.

Ulteriori elementi probatori sono stati forniti dalle testimonianze rese dai responsabili dei laboratori chimici indipendenti a cui Francesco Casillo, in occasione del primo sequestro operato nello scorso settembre, si era rivolto per ottenere, anche con raggiri e false promesse di future commesse, una certificazione della assoluta salubrità del cereale e della totale assenza in esso di sostanze tossiche quali la Ocratossina.

Questo, nonostante lo stesso imprenditore coratino, che vanta una posizione di monopolio di fatto nel settore della commercializzazione dei cereali e dei suoi derivati, fosse in possesso, sin dal momento dell’acquisto concluso in Canada, di una certificazione della competente Autorità di controllo canadese attestante la presenza, seppur nei limiti previsti dalla normativa comunitaria, di una contaminazione da Ocratossina del prodotto da importare.

In tal modo, producendo analisi di laboratorio da cui emergeva falsamente l’assenza di agenti patogeni o contaminanti pregiudizievoli alla salute pubblica, Francesco Casillo , inducendo in errore l’Autorità Giudiziaria inquirente, riusciva nei primi giorni del mese di ottobre dello scorso anno ad ottenere il dissequestro dell’intero carico contaminato, così da poter introdurre in commercio un prodotto acquistato a prezzi sensibilmente inferiori ai mercuriali dell’epoca, realizzando dolosamente spregiudiucati margini di guadagno e destabilizzando l’equilibrio dell’intero settore.

Francesco Casillo è stato contestato il reato di cui agli artt. 439 (avvelenamento di acque o di sostanze alimentari) e 440 (adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari) del codice penale, per aver, al fine di trarre ingiusto profitto, trasformato, mediante miscelazione con altro grano, grano duro contaminato da Ocratossina (sostanza cancerogena rilevata oltre i limiti di legge) in semole destinate all’alimentazione e al consumo, adulterando e corrompendo in tal modo il prodotto, in violazione delle norme comunitarie vigenti (che vietano di mescolare grano con percentuale superiore ai 5 pbb - parti per bilione - per grammo con altro prodotto), rendendolo pericoloso per la salute pubblica.

La Procura della Repubblica di Trani, infine, ha provveduto ad informare il competente organo regionale - Assessorato alle Politiche della Salute - in ordine all’esito delle analisi di laboratorio di sanità pubblica, al fine di porre l’ente nelle condizioni di avviare le eventuali procedure di allerta, previste per legge, sino a livello comunitario.

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