Alla stesura hanno contribuito la psicologa Marinella Di Gioia (per la prefazione) e la Chiara Arbore, educatrice professionale, storica volontaria di Gocce nell’Oceano onlus

Dieci anni vissuti con un figlio Down: «Non è come sui libri»

L'8 ottobre la presentazione ufficiale del primo libro scritto da Nunzio Calò, il fondatore di Gocce nell’Oceano onlus

Attualità
Corato mercoledì 05 ottobre 2016
di La Redazione
Non è come sui libri
Non è come sui libri © n.c.

L'8 ottobre Corato incontrerà due concittadini in una veste diversa, Nunzio e Vittorio Calò, rispettivamente come autore e protagonista di "Non è come sui libri".

Un libro che racconta come dieci anni vissuti con un figlio Down possono rivelarsi i migliori della propria vita. Per questo «non abbiate il timore di far nascere un bambino Down» scrive Calò nel sottotitolo.

Alla stesura hanno contribuito la psicologa Marinella Di Gioia (per la prefazione) e la Chiara Arbore, educatrice professionale, storica volontaria di Gocce nell’Oceano onlus e autrice di una tesi di laurea su Vittorio e sull’importanza del gioco. Nessuno degli autori e dei collaboratori percepirà alcun compenso dalla distribuzione del libro. Tutto sarà devoluto a Gocce nell’Oceano onlus.

Il libro è reperibile da maggio nella libreria Sonicart Book Play Ciak, in via Dante 2, luogo scelto per la presentazione dell'ottobre (ore 19). Sul sito www.gocce.eu, nella sezione “Pubblicazioni” è possibile trovare indicazioni sulla vendita on line.

La pubblicazione del libro ha ottenuto il sostegno della Regione Puglia, Assessorato all’Industria Turistica e Culturale, nell’ambito del Programma delle Attività Culturali per il triennio 2013/2015.

Com’è nata l’idea di scrivere un libro
«Abort it and try again. It would be immoral to bring it into the world if you have the choice». Ha suscitato un acceso dibattito questa frase pronunciata da un noto scienziato britannico che, tradotta in lingua italiana, significa più o meno «vai ad abortire e riprova ancora. Sarebbe immorale metterlo al mondo se puoi scegliere».

Come abbiamo raccontato nell’agosto 2014 i due coniugi Calò, fondatori di Gocce nell’Oceano onlus, sono stati invitati da Rai Uno per raccontare la loro esperienza di genitori di Vittorio, un bambino Down, nato con diagnosi prenatale.

«La sindrome di Down non è come la descrivono sui libri, solo chi non ha mai vissuto con un bambino Down (e magari si è accontentato della lettura dei manuali di medicina) può consigliare a una mamma in attesa di abortire» hanno argomentato.

I tempi televisivi e l’emozione delle telecamere hanno resto difficoltosa l’esposizione di una storia così complessa come quella di far nascere un bambino Down. In libro, paradossalmente, il papà di Vittorio aiutato come sempre da amici, parenti e affini, ha trovato lo spazio necessario.

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I commenti degli utenti
  • salvatore di gennaro ha scritto il 05 ottobre 2016 alle 08:30 :

    E’ un argomento delicatissimo, dove tutti hanno torto e tutti hanno ragione, dove chi ritiene di aver ragione non può assolutamente pensare di convincere l’altra parte sulla bontà della sua scelta. C’è però, secondo me, un equivoco sul ruolo dei nascituri: noto che un lieto evento viene considerato come un bel "regalo" per genitori e nonni, mai come un bellissimo, perfetto regalo per il figlio. Rispondi a salvatore di gennaro

    Nunzio Calò ha scritto il 07 ottobre 2016 alle 11:31 :

    Buongiorno Salvatore, vorrei precisare alcuni punti, anche con riferimento a un suo precedente commento. La religione, il cattolicesimo, non c’entrano nulla almeno con la mia scelta. Nel libro è spiegato sufficientemente bene. Gli aborti dovrebbero far comprendere che non sempre i nascituri sono un regalo per i genitori. Non è mia intenzione convincere altri a fare scelte diverse dalla mia. Ci ho provato una sola volta, su richiesta, ma senza riuscirci. Un aborto in più. Per sapere se la nascita è un regalo per i figli dovremmo chiederglielo, sperando sappiano rispondere. La felicità è un concetto troppo astratto per Vittorio. Non sa rispondere. Dovrei capire se è felice da fatti concludenti: Vittorio non ha radici, non ha catene e non è chiuso in una gabbia. Dovrebbe esserlo. Un abbraccio! Rispondi a Nunzio Calò