Il racconto

Gli studenti del Tannoia ad Auschwitz: «Esperienza indelebile». Le immagini

Dall’8 al 16 febbraio otto ragazzi del Tannoia sono stati in Polonia con il Treno della Memoria

Attualità
Corato lunedì 29 febbraio 2016
di La Redazione
Gli studenti del Tannoia ad Auschwitz: «Esperienza indelebile»
Gli studenti del Tannoia ad Auschwitz: «Esperienza indelebile» © n.c.

Anche quest’anno l’Istituto tecnico commerciale Tannoia di Corato e Ruvo ha onorato l’appuntamento con il Treno della memoria.

Otto studenti, due provenienti dalla sede di Corato e sei dell’istituto ruvese, accompagnati dalla professoressa Rosa Anna Ippedico, hanno colto positivamente l’occasione straordinaria di intraprendere un viaggio unico, dal quale, come raccontano tutti coloro che in questi anni vi hanno partecipato, non si torna più come prima.

Giunto alla sua undicesima edizione, il Treno della Memoria nasce come ricerca della nostra memoria e delle nostre origini nel periodo in cui le testimonianze dirette dei terribili accadimenti della Seconda guerra mondiale iniziano a dissolversi definitivamente. Nel corso delle sue edizioni il Treno ha saputo maturare le proprie riflessioni sino ad arrivare a proporre un percorso di educazione non formale tra pari, per i suoi sempre più numerosi partecipanti.

Il viaggio
Gli otto studenti del Tannoia hanno vissuto questa eccezionale esperienza dall’8 al 16 febbraio. L'itinerario ha avuto come scopo ultimo la visita al campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Nelle settimane che hanno preceduto il viaggio a Cracovia, ai ragazzi selezionati per partecipare al progetto sono stati proposti quattro incontri formativi della durata di due. L'obiettivo è stato quello di contestualizzare il fenomeno della deportazione, inserendolo nel contesto della Seconda guerra mondiale. A ogni gruppo di partecipanti sono stati affiancati due animatori formati dall’associazione Terra del Fuoco, promotrice dell’iniziativa.

Cracovia
La città ha conosciuto l’occupazione tedesca e la sua popolazione ebraica, più di 15mila persone, è stata quasi interamente sterminata dai nazisti. I partecipanti hanno lavorato sul tema della deportazione, della propaganda e delle leggi razziali attraverso documenti, immagini e letture. Obiettivo: far percepire loro l'importanza e la profondità del viaggio e, soprattutto, il “filo rosso” che ha legato le propagande nazi-fasciste con le leggi razziali e i campi di sterminio.

Il secondo giorno a Cracovia è stato dedicato alla visita al ghetto ebraico. La storia del ghetto esemplifica al meglio quella che fu la realtà degli ebrei prima della deportazione: l’esclusione e la reclusione in aree degradate e sovrappopolate a ridosso delle città.

La visita
Il giorno successivo, dedicato alla visita al campo di concentramento, e al museo, è stato il momento centrale di tutto il progetto. I ragazzi sono stati invitati a immedesimarsi in un deportato partendo dal suo volto e dai pochi dati reperibili sulle istantanee negli immensi blocchi 6 e 7.

«Ho guardato una ad una quelle foto - racconta la professoressa Rosa Anna Ippedico -. Tutti avevano espressioni attonite, spaventate, gli occhi spalancati, stravolti. Tutti, tranne uno. Si tratta di Luis Krakaur, un giovane morto ad Aushwitz nel 1942, a soli 21 anni. Luis accenna un sorriso, ha uno sguardo più fiducioso in quella foto che lo ritrae con la tristemente famosa divisa a strisce indossata dagli internati. Ho scelto di ricordare proprio lui, di rendere omaggio alla sua speranza».

«Secondo me - continua la professoressa Ippedico -, la pena maggiore non è stata per queste persone la privazione della vita, ma la privazione della dignità. Mentre visitavo i luoghi dell’orrore mi ritornavano in mente le pagine tragicamente belle del romanzo di Primo Levi “Se questo è un uomo”… la memoria, però, ha valore solo se ha significato nel presente. Allora l’opinione pubblica ha girato lo sguardo, ma oggi di fronte ai nuovi orrori non ci si comporta in modo molto diverso».

In quattro diversi punti, inoltre, giovani attori hanno interpretato monologhi che raccontano le storie del campo: si tratta, ancora una volta, di un tentativo di superare la distanza che separa i giovani dalla storia. Questo genere di approccio ha suscitato grande interesse nel Museo di Auschwitz-Birkenau, partner del progetto. Il pomeriggio è, invece, stato dedicato alla visita al campo di Birkenau (a pochi chilometri dal museo): qui la giornata si è conclusa con una commemorazione.

Le riflessioni
Nella terza ed ultima giornata completa trascorsa a Cracovia i partecipanti hanno riflettuto, divisi in gruppi, sulla portata e il significato dell’esperienza vissuta. A partire dalla riflessione sulla responsabilità di chi, con la propria indifferenza, rese possibile la barbarie, la discussione all’interno del gruppo protetto ha messo insieme la dimensione storica e quella dell’impegno personale.

Le testimonianze
Il viaggio di ritorno, come all’andata, è stato scandito dalle attività educative non formali predisposte dal centro studi di Terra del Fuoco. «Al termine di questa esperienza - raccontano gli studenti del Tannoia -, ognuno di noi è tornato a casa con un bagaglio più ricco. Abbiamo creduto in questa esperienza sin dal primo istante, perché ognuno di noi era convinto che tutto ciò potesse essere uno stimolo maggiore per la nostra crescita. Ed è stato davvero così. Saremmo tutti disposti a ripetere questa esperienza altre mille volte, nonostante le difficoltà, e i momenti in cui avremmo voluto mollare. Non si capisce la vera realtà dei fatti, ciò che davvero è accaduto guardando un film o una rappresentazione teatrale, ma solo essendo a contatto con l’orrore della Shoah, attraversandolo con le nostre mani...con i nostri occhi... e con i nostri cuori!  Ed è un’esperienza che dovrebbero avere tutti la forza e la voglia di fare».

«In più - aggiungono gli studenti -, abbiamo avuto la possibilità di conoscere persone fantastiche provenienti da tutta la Puglia. Siamo diventati parte di una grande famiglia per otto intensissimi giorni. Sono sicura che ognuno di noi avrà nel proprio cuore un ricordo saldo per il resto della propria vita. Perché è stata un’esperienza forte, ma allo stesso tempo indelebile. Mi auguro che, al termine di tutto questo, ognuno di noi, tornando a casa, sia riuscito a trasmettere tutto ciò che in quei luoghi ha provato, visto, e tutto ciò che ha portato nel cuore. Ogni volto, ogni persona conosciuta in quel luogo, ogni oggetto, tutto resterà per sempre».

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I commenti degli utenti
  • salvatore di gennaro ha scritto il 01 marzo 2016 alle 06:40 :

    Il genocidio degli ebrei è una delle tante atrocità che hanno caratterizzato, caratterizzano e caratterizzeranno il comportamento dell’uomo nei confronti dei propri simili e, mettiamolo pure, dell’ambiente. Non è più importante degli altri che l’hanno preceduto, ma è più risonante, più significativo, più "testimoniato". I pellegrinaggi verso i luoghi più famosi di deportazione e di massacro hanno un significato educativo solo se servono a far capire quanto sia crudele l’uomo in generale, e non a far notare quanto sia stato efferato il solo nazismo... Rispondi a salvatore di gennaro