Secondo Umberto Eco «abolire la cultura classica serve solo a perdere la memoria»

Notte del liceo classico, la cultura umanistica diventa spettacolo

Seminari, concerti e proiezioni hanno invaso le aule dell'"Oriani" e l'agorà "Felice Tarantini". La presunta patina opaca dei licei più antichi d'Italia è una pura illazione

Attualità
Corato sabato 17 gennaio 2015
di Giuseppe Gallo
La Notte bianca del liceo Oriani
La Notte bianca del liceo Oriani © CoratoLive.it

Conoscere il passato per comprendere il presente e catapultarsi nel futuro. È la notte del liceo classico, che alla prima edizione ha già coinvolto oltre centocinquanta scuole. E, quando la cultura chiama, l'”Oriani” risponde - unico tra i licei dell'immediato circondario - con una miriade di attività.

Il fittissimo programma della notte bianca di ieri pullula di seminari, mostre e idee originalissime. Impossibile elencarli tutti.

Gli ultimi fatti di cronaca hanno ispirato un paio di incontri in cui i ragazzi si sono confrontati con spirito critico sul fanatismo religioso e hanno anche cercato di conoscere meglio l'Islam grazie al prezioso aiuto di un loro coetaneo musulmano. C'è chi è Charlie e indossa anche una t-shirt per dirlo a tutti e c'è chi non vuol esserlo, preferendo distinguere tra satira e blasfemia.

E poi ancora il book sharing, il buffet a cura degli studenti dell'indirizzo alberghiero del “Tandoi”, intermezzi musicali dal jazz al rock in onore delle vittime del fondamentalismo e proiezioni cinematografiche, tra cui una per ricordare il grande Francesco Rosi, recentemente scomparso.

Un tocco in più di ironia e leggerezza ci hanno pensato a darlo i tableaux vivants, i quadri viventi. In mostra alcune “opere” di Caravaggio, Antonello da Messina, Émile Vernon ed altri ancora, con ottime “audioguide” - viventi anch'esse – a spiegarne storie e segreti.

Non più severo tempio dorico, lo storico liceo coratino ha oggi più le sembianze di un laboratorio di idee, di fermento culturale, di realtà perfettamente inserita nell'odierno contesto sociale. Si è scrollato di dosso una patina opaca, facendosi ora attraversare da una fresca ventata di ottimismo, in netta controtendenza al trend nazionale.

Complice forse la crisi e l'alto tasso di disoccupazione giovanile e i timori da esso provocati, nell'ultimo anno scolastico solo il 6% degli studenti ha imboccato la strada del liceo classico su scala nazionale a fronte del boom di iscrizioni presso gli istituti professionali.

L'”Oriani” è tuttavia un'isola felice. La dirigente Adduci non ha dubbi e lo dimostra con fatti e cifre. Sono seicentoventuno gli alunni attualmente iscritti nell'anno scolastico corrente. Non la si può di certo definire un'annata buia.

Il segreto? «La costante evoluzione per mezzo della creazione di nuovi indirizzi», rivendica con un pizzico d'orgoglio. Tutti al passo coi tempi. Poi racconta la genesi dell'iniziativa: «L'idea nasce dal liceo "Gulli e Pennisi" di Acireale per potenziare il ruolo del liceo classico. Questa è “la buona scuola” e non ho avuto esitazioni nel proporlo agli studenti, che hanno accettato di buon grado, organizzando un evento di tale portata con rapidità ed efficienza».

«Abolire la cultura classica serve solo a perdere la memoria», ha tuonato Umberto Eco durante il  “Processo al liceo classico” andato in scena un paio di mesi fa al teatro Carignano di Torino. Il semiologo, nella fattispecie avvocato difensore del liceo più antico d'Italia, ha dovuto controbattere colpo su colpo le illazioni del “pm” Andrea Ichino, noto economista e convinto detrattore della cultura classica, a suo parere incapace di preparare i giovani alle sfide dell'oggi.

La sentenza, pronunciata dal vero giudice Armando Spataro, ha assolto il liceo classico “per non aver commesso il fatto”, in barba a chi crede ancora nella sterilità di latino, greco e filosofia.

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I commenti degli utenti
  • sother ha scritto il 17 gennaio 2015 alle 06:52 :

    I giovani di oggi, diventati più emancipati e padroni di sé grazie al (o a causa del) crollo della cultura e delle tradizioni sociali protrattesi fino agli inizi degli anni ’60, che li vedeva molto legati al concetto di "famiglia-centro del mondo", dimostrano di sapere il fatto loro. Hanno capito che lo studio di una professione potrebbe essere l’unica via per la ricerca del lavoro e tollerano, nel caso del liceo, il latino e greco come "mali" inevitabili (per il momento). La pecca più grossa che purtroppo li contraddistingue, e lo dico sempre, è lo scarsissimo impegno a livello politico: lì i loro vari interessi si sono arenati e affidano il futuro a soliti, assai discutibili personaggi o partiti. Costoro hanno convinto le menti aperte e rivoluzionarie dei ragazzi, che i privilegi della "casta" sono essenziali alla vita del Paese. E così, lo stallo è irreversibile. S. Di Gennaro. Rispondi a sother