Diario dal Congresso Eucaristico

Le due giornate più importanti che hanno concluso il XXIV Congresso Eucaristico Nazionale raccontate da chi era lì, assieme a 200mila persone.

Attualità
Corato martedì 31 maggio 2005
di Giuseppe Cantatore
Papa Benedetto XIV nella Papamobile
Papa Benedetto XIV nella Papamobile © CoratoLive.it

I nove giorni di un Congresso Eucaristico intenso come questo hanno avuto uno degnissimo epilogo nella serata del Sabato e nella Solenne Celebrazione della Domenica. Accolti da una buona organizzazione, la spianata di Marisabella, teatro dell’evento, ha iniziato a riempirsi sin dalla mattina del Sabato, per godere dello spettacolo notturno e per guadagnare la miglior posizione per la messa domenicale. Su di un palco eccezionale per dimensioni e scenografia, di forma ellittica per richiamare l’Eucarestia, alle 21 è iniziata la serata in festa, battezzata “Notte di Luce…aspettando domenica”, andata in onda su RaiUno.

Uno spettacolo molto originale, sotto forma di narrazione, che ha preso ispirazione dall’idea di fondo di tutto il Congresso “Senza la Domenica non possiamo vivere”, ricollegandosi soprattutto alla tradizione delle prime comunità cristiane che celebravano l’Eucaristia nella notte tra il sabato e la domenica. A presentare, una garbata e sorridente Tosca D’Aquino, che ha passato il testimone di volta in volta a tutti gli ospiti: Sergio Rubini, Caterina Verteva, Beppe Fiorello, un superbo Giancarlo Giannini, hanno sottolineato con la lettura di brani scelti, esaltati dalla proiezione di filmati, immagini e dall’uso di effetti sonori, i quattro momenti portanti dello spettacolo.

Il primo, “L’esperienza della notte come tempo della ricerca e dello smarrimento, del dolore e della speranza, persi nelle tenebre ma in fiduciosa attesa dell’alba, notte in cui sembrano chiudersi le speranze come la pietra che sigilla il sepolcro di Cristo”. Da queste tenebre sono state raccontate direttamente dai protagonisti quattro storie vere, toccanti, di persone comuni, della nostra terra: un ex alcolista , un padre eroinomane che ha trovato la forza di sconfiggere le ombre grazie alla nascita di suo figlio, una coppia di mezza età che ha raccontato il dramma della morte di un figlio adolescente ed una madre che ha vegliato il figlio in coma fino al suo risveglio.

Il secondo momento, “In questa notte vegliano figure femminili, donne che portano profumi di domanda e di ricerca: Chi ci rotolerà via la pietra dal sepolcro? Chi potrà farci ancora sperare? Tra le donne, Maria, la vergine di Nazareth si presenta come colei che spera contro ogni speranza e annuncia l’arrivo della luce“. Mentre sulla sagoma del palco venivano proiettate suggestive immagini, in alto, imbragate da due gru, 6 ballerine vestite di bianco fluttuavano nell’aria che danzando venivano lentamente calate su una scena illuminata a giorno.

“Ma l’arrivo della Parola di risurrezione, schiude la pietra e apre la possibilità a uomini e donne di tutti i tempi di testimoniare la forza della vita che viene da Cristo Risorto. Testimoni del risorto sono i martiri di Abitene del IV secolo ed i martiri di oggi, dall’Iraq, al Vietnam, all’Africa.” Ed allora la parola è andata a testimoni che venivano da lontano. Un sacerdote iracheno di Mossul ha raccontato cosa significhi celebrare l’Eucarestia tra le autobombe, mentre un giovane della Sierra Leone ha fatto rabbrividire descrivendo come nascono i bambini soldato, soggiogati dalle droghe pesanti e costretti ad imparare ad uccidere, per non essere uccisi a loro volta.

“L’incontro con il Risorto attraverso l’Eucaristia, nel giorno a Lui dedicato, diventa una danza contagiosa come fuoco che si spande e illumina una notte che sembra ormai non avere più oscurità” è stato il momento conclusivo, in cui l’assemblea ha espresso un commosso ricordo di un pastore che ha sempre testimoniato l’Eucarestia con la sua vita, Giovanni Paolo II… Tutta la serata ha vissuto l’alternanza di testimonianze e momenti di spettacolo, mai slegati dal contesto: oltre ad un magnifico coro gospel, Ron, I Matia Bazar, Linda hanno impreziosito molti momenti, ma davvero commovente è stata Antonella Ruggiero che ha intesamente interpretato l’Ave Maria di Fabrizio De Andrè. I riflettori sono calati sotto le scintille dei fuochi d’artificio che hanno dato inizio alla nottata di tutti coloro avevano deciso di dormire sul polveroso cemento del porto di Bari.

La notte è trascorsa senza sonno, tra i rumori di chi preparava il palco per il giorno dopo e le voci dei ragazzi, in una spianata che si presentava come una distesa di sacchi a pelo e coperte. Alle 6 della mattina il numero dei presenti aveva già raggiunto le duecentomila presenze annunciate alla vigilia, sfidando il caldo fortunatamente alleviato a tratti dall’acqua distribuita dalla Protezione Civile. L’attesa per il Papa è diventata fremente appena sorto il sole e finalmente alle 9.30 è sbucato nel cielo lo scortatissimo elicottero bianco che trasportava Benedetto XVI: tre lunghi giri attorno alla spianata per salutare la folla, poi l’atterraggio alle spalle del palco e l’ingresso in papamobile, con il passaggio attraverso tutti i varchi creati appositamente per salutare l’immensa mare di gente che lo attendeva.

Alle 10 è iniziata la celebrazione e Benedetto XVI ha fatto sentire forte e chiara la sua voce durante l’omelia. Partendo dal riferimento ai martiri di Abitene, sorpresi una domenica mentre, celebravano l’Eucaristia sfidando i divieti imperiali di Diocleziano, arrestati e uccisi - la loro risposta fu “Sine dominico non possumus”, senza la domenica non possiamo vivere -, Joseph Ratzinger ha sottolineato come neppure per noi oggi, senza divieti, sia facile vivere da cristiani: “Abbiamo bisogno di questo Pane per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio. La Domenica, Giorno del Signore, è l'occasione propizia per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo non è quindi semplicemente un dovere imposto dall'esterno. Partecipare alla Celebrazione domenicale e cibarsi del Pane eucaristico è un bisogno per il cristiano, il quale può così trovare l’energia necessaria per il cammino da percorrere.”

Poi la sua importante promessa: “L’Eucaristia è sacramento dell’unità. Ma purtroppo i cristiani sono divisi, proprio nel sacramento dell’unità. Tanto più dobbiamo, sostenuti dall’Eucaristia, sentirci stimolati a tendere con tutte le forze a quella piena unità che Cristo ha ardentemente auspicato nel Cenacolo. Proprio qui, a Bari, città che custodisce le ossa di San Nicola, terra di incontro e di dialogo con i fratelli cristiani dell’Oriente, vorrei ribadire la mia volontà di assumere come impegno fondamentale quello di lavorare con tutte le energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Sono cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo”.

Tra migliaia di applausi festanti, il Papa ha celebrato l’Angelus ed dopo un nuovo giro tra i fedeli con la papamobile, ha subito ripreso la via di Roma, lasciandoci negli occhi una luce di speranza. E ora portiamo a casa il vissuto di due giorni vibranti, ben organizzati, pieni di condivisione, le parole del nostro Papa, le sue intenzioni, le storie che abbiamo ascoltato, il nostro impegno da far fruttare.

 

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