Bibere: ecco la Birra artigianale 'made in Corato'

Tutto è nato da una passione, quella per la birra, che fin dai tempi dell’università ha unito goliardicamente le serate spensierate dei tre titolari Antonio Diaferia, Gianluca Pagano e Marcello Tedon

Attualità
Corato lunedì 27 giugno 2011
di La Redazione
© Bibere
Aveva ragione il letterato tedesco Goehte: «conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica vera, è geografia».

Annoverare oggi Corato, per antonomasia città dell’olio e solo di striscio del vino e della mozzarella, in questa ‘bionda’ geografia oggi è possibile visto che ormai da qualche mese ha dato i natali al birrificio Bibere, luogo di sperimentazione e di convivio che si affaccia in quella piazza Di Vagno che negli ultimi tempi è diventata, almeno in termini di animazione, divertimento e vita notturna, la Ramblas della nostra città.

Tutto è nato da una passione, quella per la birra, che fin dai tempi dell’università ha unito goliardicamente le serate spensierate dei tre titolari  Antonio Diaferia, Gianluca Pagano e Marcello Tedone.

Una passione che non solo li ha portati a documentarsi e a diventare degli esperti conoscitori di una delle più diffuse e antiche bevande alcoliche del mondo, ma che soprattutto li ha spinti a impratichirsi nella nobile arte della sua produzione.

«Era il 2002 e da studenti condividevamo un appartamento a Bari,” spiega Antonio “e la sera, dopo gli studi, ci univamo per degustare le nostre birre preferite.  Un bel giorno Marcello decise che dovevamo provare a produrcela da soli. Lo scopo era quello di bere tra di noi la nostra birra o al massimo offrirla a qualche amico. Muniti di secchi di plastica, di coperte di lana e di istruzioni demmo il via all’esperimento. Avevamo svuotato i nostri armadi che diventarono alcove perfette per i nostri rudimentali fermentatori. Una notte, in pieno sonno,  fummo svegliati da un borbottio che non avevamo mai sentito. Inizialmente pensammo che qualcuno di noi non stesse bene, poi realizzammo che il suono proveniva dal gorgogliatore e che era dovuto al fatto che era iniziata la fermentazione. Io non sono ancora padre e non so quindi cosa significhi stringere tra le braccia un figlio appena nato ma credo che l’emozione che provai quella notte sia qualcosa di molto simile».

La prima birra che i tre amici produssero, ci tengono a far sapere,  fu una India Pale Ale e il buon risultato li incoraggiò a continuare. Nonostante i percorsi diversi che ognuno di loro intraprese dopo gli studi, la birra rimase il motivo che li spinse ad incontrarsi e a sperimentare nuove tecniche di produzione e nuovi ingredienti.

Pochi anni dopo la Regione attiva Principi Attivi, un’iniziativa nata per favorire la partecipazione dei giovani allo sviluppo del territorio: «Nel luglio del 2008 io e Antonio eravamo sotto gli ombrelloni a goderci il sole estivo quando apprendemmo di questa opportunità.» fa sapere Marcello «In soli cinque giorni sbrigammo tutte le pratiche: la nostra idea era quella di aprire un birrificio che utilizzasse la cicoria, altamente diffusa dalle nostre parti, al posto de luppolo come sostanza amaricante. Nel dicembre dello stesso anno uscirono le graduatorie. Consultammo il sito della Regione scorrendo la lista degli esclusi sicuri che il nostro progetto fosse stato rigettato. Immaginate la sorpresa quando invece scoprimmo che non solo fu approvato, ma che eravamo anche nella parte alta della graduatoria».

Con i primi soldi del finanziamento, i tre allestirono subito il primo impianto e su questo, in una situazione ancora cantieristica e precaria, produssero la prima birra alla quale dettero il nome scherzoso di Arrangia Tale, la cui prima bottiglia capeggia tuttora come prezioso cimelio in bella mostra all’interno del birrificio.

Ovviamente la spesa finale, tra sala cottura, cantina, silos e ristrutturazione del locale, ha comportato un esborso ben più ampio del contributo regionale.  Nonostante questo i tre, ormai armati di voglia di fare e ambizione, si sono improvvisati architetti, elettricisti, muratori e, sacrificando le serate, hanno saputo autofinanziarsi partecipando a diverse sagre e fiere di settore riscuotendo i primi successi in termini di vendita e apprezzamento del prodotto.

Mentori, arbitri e oracoli del loro stesso progetto hanno finalmente aperto al pubblico lo scorso 13 maggio e il successo, a giudicare dal riscontro popolare, è ormai acclarato. «Il nostro è uno dei soli tre birrifici presenti nella provincia di Bari,» spiega Antonio «ma il nostro progetto non finisce qui. Partendo dalle ricette base continueremo a modificare gli ingredienti proponendo sempre offerte diverse e sperimentali perché crediamo che la gente oggi ha voglia di assaggiare nuovi sapori. Anche per questo affianchiamo alle nostre birre stuzzichini ricercati e mai banali come i taralli artigianali alla birra che stanno riscuotendo un successo inaspettato. In più vogliamo che il nostro ruolo si espanda fino a farci promotori della cultura della birra in questa città. Abbiamo già avuto un’approvazione verbale da parte del Sindaco e della Proloco per dar vita a Corato ad una fiera della birra che vogliamo organizzare con tutti gli altri birrifici pugliesi».

Certo è che nella storia della nostra città un posto spetta di rigore a questa iniziativa e chissà se un giorno, entrando nei nostri confini, forestieri e turisti  potranno leggere nei cartelli di accoglienza la dicitura “Benvenuti a Corato, città dell’olio e della birra”.

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I commenti degli utenti
  • cinghialotto ha scritto il 28 giugno 2011 alle 20:33 :

    ...e bravi! forza e coraggio e entusiasmo! e che siano contagiosi per tanti altri giovani! in gamba! Rispondi a cinghialotto