Sono quattro donne le fondatrici

“Ramania”, un ponte fra Corato e la Romania

Un gruppo misto di coratini e romeni ha fondato un'associazione socio-culturale italo-romena, senza scopo di lucro, che punta allo scambio proficuo fra due popoli e culture, all’insegna della condivisione del patrimonio comune

Attualità
Corato martedì 16 luglio 2013
di Cenzio Di Zanni
Il viadotto Basarab di Bucarest
Il viadotto Basarab di Bucarest © n.c.

L’integrazione fra storie e culture diverse è sempre ragione di arricchimento, mai di detrimento. Tuttavia - e le recenti ingiurie rivolte all’indirizzo del ministro Kyenge sono lì a dimostrarlo - perché i vantaggi di questo assunto siano percepiti e valorizzati dai più, c’è parecchio lavoro da fare.

Un lavoro che tocca da vicino la cosiddetta società civile, prima delle istituzioni dello Stato, i cittadini quindi, quello che i costituzionalisti chiamerebbero “Stato-Comunità”. E per superare la barriera del pregiudizio e dell’ignoranza - in senso non dispregiativo - quale migliore ricetta di un’associazione che crei un ponte fra persone e culture diverse?

Sulla scorta di queste considerazioni, un gruppo misto di coratini e romeni ha fondato “Ramania”, associazione socio-culturale italo-romena, senza scopo di lucro, che punta allo scambio proficuo fra due popoli e culture, all’insegna della condivisione del patrimonio comune e della conoscenza delle reciproche diversità, oltre che del valore ad esse sotteso.

Una conoscenza diffusa, come noto, è la strada maestra per abbattere il pregiudizio. Nello statuto sociale, infatti, si legge: “l’associazione si rivolge alla generalità della popolazione e non esclusivamente ai suoi aderenti”.

Sono quattro donne le fondatrici di “Ramania”: Ene Liliana, presidente; Gabriela Cristina Balasoiu, segretaria; Florica Sarbu, tesoriera e, nel ruolo di vice presidente, una coratina d’eccezione, Teresa De Meo, già presidente della Fidapa.

La comunità romena è una delle più numerose, fra quelle che la città ospita. Molte le donne che, alla ricerca di un reddito più dignitoso, intraprendono la strada dell’emigrazione verso il belpaese e, spesso, si avviano al lavoro come collaboratrici domestiche, con mansioni che sempre meno italiani sono disposti a svolgere. Così, entrano a far parte delle nostre famiglie, spesso convivendo lo stesso tetto, e imparano la  nostra lingua, e si integrano fino a dar luogo a propri nuclei familiari.

Se loro si considerano integrate, il rapporto con gli autoctoni, tuttavia, sconta ancora l’immagine dell’extracomunitario (a proposito, la Romania è entrata nella U.E. dal 2007) da rispedire al mittente. Un’immagine ammantata di luoghi comuni, generalizzazioni e pregiudizi duri a morire che “Ramania” si prefigge di smussare.

Per raggiungere questo obiettivo a lungo termine, l’associazione intende “promuovere e valorizzare la cultura di origine romena”, attraverso “l’informazione e la sensibilizzazione della collettività sui temi e sui problemi afferenti il mondo romeno nel suo complesso, attraverso lo studio, la ricerca […] e la promozione di attività che favoriscano lo scambio interculturale in un’ottica europea”.

Ancora, fra le attività che lo statuto prevede, quelle legate alla formazione hanno un peso specifico di tutto rispetto. Si parla - al riguardo - di corsi di lingua italiana e romena, seminari e ricerche sociali. Senza trascurare l'assistenza legale per “la tutela dei diritti civili e di quelli socio-economici e di ordine sindacale”.

«Da molti anni, per motivi professionali, seguo molte persone appartenenti a comunità di immigrati e, con quelle di nazionalità romena, ho instaurato rapporti di amicizia duraturi, così ho potuto conoscere la loro cultura più da vicino», spiega la vicepresidente.

«L’esigenza di costituire un’associazione italo-romena - continua la De Meo - è nata, innanzitutto, per creare un luogo in cui potersi conoscere, in cui potersi riunire; il primo bisogno che avvertono è quello di creare occasioni di socialità, infatti».

Circa trecento - secondo recenti stime - sono i cittadini romeni che risiedono o, comunque, operano a Corato e spesso vivono "confinati" nelle mura domestiche, con poche occasioni di contatto con il mondo esterno.

Un aneddoto, fra i molti citati, svela gli ottimi presupposti nella relazione con i coratini soci di "Ramania".

«Il nostro primo incontro è stato un incontro più o meno di prova - racconta Liliana, la Presidente, e visibilmente emozionata, continua - è stato meraviglioso, non siamo stati tanti, però in questo incontro l'emozione è stata fantastica. Forse non credi - dice - tutti piangevano».

Le donne di "Ramania" non lesinano le proprie energie.

«Possiamo sfatare tanti pregiudizi, dimostrando che siamo più di quello che si vede», questa la sfida dell'associazione, nelle parole di Felicia, una delle socie.

C'è molto lavoro da fare e un primo scoglio da superare: "Ramania" è alla ricerca di una sede, una sede che vada oltre quella legale, in cui avviare progetti e attività, con ricadute positive per tutti. Romeni e non.

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Teresa De Meo ha scritto il 12 agosto 2013 alle 20:35 :

    Ringrazio tutti per gli auguri e per l’ incoraggiamento che ci date con le belle ed affettuose parole, voglio solo evidenziare che le donne rumene e non comprese le italiane sono tutte brave e tutte da rispettare, la sofferenza di ognuna di noi è silenziosa e molte volte non lo si dà a vedere, l’ apparenza spesso inganna anche nelle situazioni + agiate. Collaborare e socializzare con tutti voi sarà per le signore straniere che rappresento un vero piacere, conoscere usi e costumi di altri paesi è un modo per ampliare le nostre conoscenze. Grazie Rispondi a Teresa De Meo

  • Giacomo De Lillo ha scritto il 12 agosto 2013 alle 15:45 :

    Un’iniziativa apprezzabile perché rinsalda i vincoli di amicizia tra cittadini di diversa nazionalità, tiene vive ed alimenta le radici che legano i romeni al loro Paese di origine e rende onore allo spirito di ospitalità dei coratini. Un plauso alle signore romene ed alla Sig.ra Teresa De Meo che dimostra, ancora una volta, la sua "attenzione" al sociale ed ai processi di integrazione. Rispondi a Giacomo De Lillo

  • 38special. mazzilli ha scritto il 12 agosto 2013 alle 14:38 :

    bravi sono molto contento di questa associazione anche perche le rumene sono molto brave a svolgere i lavori domestici molto più brave delle italiane e poi sono persone con gran cuore perche capiscono cosa significa la sofferenza spero che diventi una associazione importante . auguri. Rispondi a 38special. mazzilli

  • sereno variabile ha scritto il 12 agosto 2013 alle 09:35 :

    Ben vengano iniziative di questo genere, la civiltà di un paese si denota anche dal grado di integrazione di persone straniere, se al timone ci sono persone in grado di guidare questa barca in acque così agitate (mi riferisco alla vicenda Bossi), non posso che complimentarmi per l’ iniziatva e augurare a questa nuova associazione i migliori auguri. Rispondi a sereno variabile

  • luisa berardi ha scritto il 12 agosto 2013 alle 09:00 :

    faccio tanti auguri per il futuro di questa associazione. Io sono stata molte volte in Romania poichè mio figlio studia lì ed è una nazione molto belle con gente cortese e disponibile. Rispondi a luisa berardi