Il bipolarismo concettuale non equilibrato degli italiani

salvatore di gennaro LiveYou - Politica
Corato - sabato 05 ottobre 2019

I tragici fatti di Trieste, assieme alle cronache giornaliere non lusinghiere sull'incongruo comportamento di qualche straniero, non abituato alle regole sociali di un mondo a lui sconosciuto, sicuro anche della assai nota bonarietà della nostra giustizia, fa affiorare il duplice e contrastante atteggiamento delle variegate tribù che formano il cosiddetto "popolo italiano": da una parte la rabbia verso questa sempre più scomoda presenza, dall'altra il forte condizionamento contrario che esse subiscono in modo martellante, proveniente da una certa ideologia politica e dal mondo religioso. Per entrambe queste realtà, l'Italia deve esistere solo come contenitore assistenziale, e lo Stato deve essere al servizio dell'individuo e non viceversa, così come invece viene inteso nel resto del mondo, dove il concetto di "patria", da noi legato indissolubilmente e furbescamente da chi ci specula, al mito negativo fascista, è assai sentito. La "lotta allo Stato", retaggio degli anni '70/'80, è rimasta ancora viva nella mente di molti, anche di chi decide per noi, quando lanciavano, tra uno spinello, tra qualche occupazione di scuola, qualche corteo violento di protesta e qualche "esproprio proletario", molotov o "sanpietrini" alla polizia. In questo doppio e quasi incerto aspetto comportamentale della gente comune si fanno largo due fattori, caratteristici di un popolo assai debole: la rassegnazione, diventata fatalismo, e l'assuefazione, che si è ormai trasformata in completa indifferenza dinanzi a qualunque tipo di disgrazia. Rimane la stizza di una minoranza del popolo, che nulla però può fare per cambiare le cose.

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