Parturient montes, nascetur ridiculus mus

Giacomo De Lillo LiveYou - Politica
Corato - venerdì 02 agosto 2019

Parturient montes, nascetur ridiculus mus

Qualcuno, in questi giorni, ha scritto, traducendo un aforisma di Orazio, che la montagna avrebbe partorito un topolino, probabilmente intendendo per montagna la destra. Devo dissentire. Il topolino è quello che non riesce ancora a trovare la quadra dell’assetto di governo locale e che ha inscenato una indecente pantomima con le dimissioni del Sindaco , ma la montagna che l’ha partorito è il centro-sinistra.

Prima della data delle elezioni avevo previsto, probabilmente come altri, che al ballottaggio avrebbero partecipato i candidati alla carica di Sindaco Amorese e D’Introno. Avevo aggiunto che, all’esito del ballottaggio, Amorese sarebbe stato eletto col 70% dei voti. Non è andata così, ma i risultati del primo turno mi danno ragione: infatti i Partiti, le liste delle formazioni di centro-sinistra, tutte, esclusa quella del M5S, hanno ottenuto il 70,2%, mentre le liste della destra, compresa quella del Movimento nazionale per la Sovranità, hanno ottenuto il 18,6. Non doveva esserci partita e, invece, qui a Corato i miracoli si ripetono con la stessa frequenza con la quale si scioglie il sangue di S. Gennaro.

Non credo che Carlo V d’Asburgo sia mai stato a Corato, ma, anche senza di lui, questa ambizione ad attribuirsi il titolo di “caballero” è una delle ragioni delle divisioni insanabili nel centrosinistra.

Sarebbe stato sufficiente un atto di generosità e di coraggio da parte dei tre o quattro candidati di centrosinistra, per testimoniare la volontà vera di difendere i valori democratici e di anteporre gli interessi dei cittadini a quelli di parte o personali.

E’ mancata, prima della presentazione delle liste, la politica vera, quella che alimenta e che lascia prevalere lo spirito di coalizione, il dialogo fra le forze politiche affini intorno a un programma comune. Si è imposta, invece, la personalizzazione senza prospettive che ha lacerato un centrosinistra che, unito, avrebbe sicuramente portato al ballottaggio il proprio candidato. E dire che sono stati proprio i Comuni a rappresentare la rampa di lancio delle prime aggregazioni di centrosinistra, favorite dallo strumento democratico delle primarie che hanno aperto spazi effettivi di partecipazione dei cittadini alla vita politica. Le primarie avrebbero potuto portare alla coesione tra il leader, liberamente scelto, e la coalizione politica rappresentata, ma, inspiegabilmente, solo uno dei tre candidati, e non quello sostenuto dal PD, ha dichiarato la propria disponibilità a parteciparvi. Supponenza e sconsideratezza, condite da nuove, ardite teorie sulla democrazia elitaria, hanno portato, com’era facile prevedere, all’harakiri dei candidati di centrosinistra.

Ma al turno di ballottaggio i fatti hanno superato il teatro dell’assurdo di Samuel Beckett. Dai talebani della sinistra, mai pentiti, è partito l’invito ad andare al mare o in montagna; a dedicarsi alla preparazione delle “brasciole” e degli “strascinati” ovvero, in via subordinata, a votare scheda bianca o nulla. Indicazione, quella di astenersi dal voto, ai limiti dell’eversione e, comunque, offerta in spregio dell’art. 48 della Costituzione che definisce l’esercizio del voto un “dovere civico”. Sta di fatto che al turno di ballottaggio si sono recati alle urne 11780 cittadini in meno rispetto al primo turno e le schede nulle sono passate dalle 591 del primo turno alle 1397 del turno successivo. Risultato finale: D’Introno che al primo turno aveva raccolto complessivamente 4555 voti di lista, al secondo turno ottiene 8614 voti, Amorese che al primo turno aveva raccolto 5220 voti di lista, al secondo turno raccoglie 6472 voti. Orbene, gli elettori di destra avevano espresso tutto il loro potenziale già al primo turno, con i loro 4555 voti, tutte le altre liste potevano considerarsi di centro o di centrosinistra e, presumibilmente, portate a sostenere un Candidato Sindaco di centro. Così non è stato. Non solo perché molti non hanno votato o hanno espresso un voto nullo, ma anche perché moltissimi di centro e di sinistra hanno votato il candidato di destra. Lapalissiano. Non c’è bisogno, dunque, di richiamare la Ricerca IPSOS secondo la quale il 40% degli iscritti alla CGIL avrebbero scelto Lega e M5S alle ultime elezioni politiche. Succede, anzi continua a ripetersi anche da noi, che elettori ferocemente critici , sui social media, nei confronti della destra e dei suoi rappresentanti, diventino poi, nel segreto dell’urna, le cariatidi del potere perpetuo di personaggi locali. E ciò è potuto accadere anche perché molti untori , non avendo argomenti politici da utilizzare, si sono dati all’attività che Corrado De Benedittis ha descritto, purtroppo dopo le elezioni, nella seduta di Consiglio comunale del 31 luglio scorso: “Mi rendo conto che il modo di far politica in questa città è caratterizzato dal gettare fango sulle persone, dalle insinuazioni, da maldicenze senza fondamento e da molta grettezza”. Forse queste valutazioni sarebbe stato più opportuno esprimerle nel corso della campagna elettorale, ma tant’è! E’ avvenuto, così, che complicità e connivenze di sedicenti progressisti hanno favorito, anzi determinato la inimmaginabile vittoria della destra di Salvini, di Meloni, di Perrone. Né è stata mai presa in considerazione, dopo il 1° turno, l’idea di un apparentamento con il candidato di centro, sostenuto peraltro da liste integrate nella maggioranza che sostiene il Governatore della Puglia Emiliano. Una scelta che avrebbe potuto rendere determinante la presenza in maggioranza, delle liste Demos e Rimettiamo in moto la città ( che affinità con i titoli dei film di Lina Wertmuller!). Per non dire delle tante altre ipotesi di apparentamento, a due, che, previo accordo sulle linee programmatiche, avrebbero potuto determinare l’elezione di Amorese e vedere assegnati 7 Consiglieri alle liste di Bovino; 6 Consiglieri alle liste di Lenoci e, addirittura, 4 Consiglieri alle liste di Loizzo. E, com’è evidente, ogni atto, per essere approvato in Consiglio comunale, deve poter contare su almeno 13 voti favorevoli. E’prevalsa la voluptas dolendi, l’impreparazione dei gruppi dirigenti, la vanità personale e/o idenditaria. O la complicità e la connivenza? Non so dire. So che la politica locale non si esaurisce in una o due tornate elettorali. Se viene a mancare la cultura della coalizione e di governo della città, se non si superano gli steccati mentali dell’individualismo esasperato che porta in Consiglio comunale non costruttori del bene comune ma evanescenti “don Chisciotte”; se non parte dalle città la lotta alla barbarie della società in cui viviamo, per dare spazio alla solidarietà e alla speranza, il centrosinistra non potrà aspirare ad essere forza di governo.

Anzi, dovrà continuare ad assistere alla presenza di un Sindaco che, non avendo mai pensato di essere eletto, diventa protagonista e vittima di una metamorfosi kafkiana che lo rende protagonista di una amara tragicommedia paesana.

Giacomo De Lillo

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