XIX secolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Marianna Lotito - Maria Teresa Malcangi
L’800 si caratterizza per il ritorno neoclassico verso le forme dell’arte greca e romana. Cade l’artificiosità e l’elaborazione del barocco, a vantaggio di un ripristino della sobrietà ed equilibrio tra gli elementi. Questo fenomeno si manifesta concretamente attraverso il riuso di paraste e colonne doriche, ioniche, corinzie. Anche Corato risente dell’influsso di queste tendenze e si procede alla realizzazione del teatro comunale, voluta dal sindaco Patroni-Griffi, del cimitero, e si edificano nuove abitazioni e nuovi quartieri. Al processo di modernità del centro urbano contribuisce anche la costruzione della strada provinciale Corato-Trani che favorì e facilitò gli scambi economici e culturali fra la due città.

E’ del 5 gennaio 1816 una delibera della Curia nella quale si legge l’avvenuta suddivisione in sei quartieri dell’intero abitato di Corato: <<…ed avendo prima diviso l’abitato in sei quartieri, cioè due per li sobborghi, e quattro per lo interno, ne ha fatta la elezione di detta Deputazione…>>. Da ciò si evince la presenza ancora delle mura antiche della città con due quartieri esterni e quattro interni suddivisi nel modo seguente: <<Quartiere esteriore del suborgo della strada denominata del Crocifisso, per lo tratto di S. Giuseppe, sino alla porta delle Moniche Vecchie. Secondo quartiere esteriore, o sia del suborgo dal punto della porta delle Moniche Vecchie, sino al punto che unisce la detta strada del Crocifisso. Terzo quartiere che comincia dalla Porta Vecchia dividendo la città per lo mezzo, sporge per la Piazza, ed abbraccia la strada del Crocifisso. Quarto quartiere che principia dallo stesso punto della Porta Vecchia alla mano dritta, sino alle Monache Vecchie, spezzando per la strada della Piazza. Quinto quartiere, principia dell’antica Porta Nuova, s’incammina verso la Piazza e si taglia nella strada del Crocifisso. Sesto quartiere, s’imbocca dal medesimo punto della Porta Nuova, percorre la Strada detta del Monte, e va a chiudere al punto delle Moniche Vecchie>>.

Le notizie sulle condizioni della città di Corato all’inizio dell’ ‘800 ci pervengono da una lettera che l’ingegnere comunale di Altamura Giannuzzi, scrisse al duca di Canzano, consigliere di Stato: <<La comune di corato giace situata in luogo basso ed umido, a segno che non vi è un Edificio che non goda il rispettivo suo pozzo per attingere le acque sorgenti. Moltissimi pozzi ancora di simile natura si vedono scavati da per tutto gli spazi delle strade per uso di quel Pubblico. Non esiste per le vicine Contrade di quella Comune una profonda valle e nemmeno un proporzionale pendio, che rendesse agitabile l’atmosfera. Tutti gli edifici che la compongono generalmente non godono una basa stabile nell’appoggio delle fabbriche fondamentali, ma tutte giacciono situate su di un certo strato di Arena rossa il più compatto nelle profondità di quindici in venti palmi (4-5 metri e mezzo), giù che sin tale altezza tutta è creta con terra paludosa. Abbonda quella popolazione di vigneti, onde i vini per formare capitali di industrie, sono il sostegno delle più distinte famiglie, e la maggior parte delle conserve di detti vini, ossidano cantine, sono distese sotto le strade pubbliche, come è notorio. Tutta la gente bassa di quelle popolazioni, quanto è circospetta, altro e tanto è sporca, perché educata a buttare le immondezze e feccie avanti l’uscio della sua abitazione. Dagli antichi si eseguì la costruzione di alcuni condotti esterni, che quei Naturali chiamano della torre di San Cataldo, del Crocefisso e Gisotti, e perché tali antichi condotti, che principiano dall’esterno dell’abitato, e si dirigono alla parte di San Domenico, luogo voluto da essi più basso di quelle vicinanze, non godono un pendio proporzionale a farli erogare col di loro sboccamento tutte le materie ivi radunate; si scorgono sempre pieni all’altezza di otto, in dieci palmi d’escrementi ed orine perché nello sboccamento incontrano il terrapieno, non scorrono e colle loro germiose esalazione in ogni Stagione Estiva rendono l’aere infetta, che reca a quei Naturali apidue febbri putride e petichiose. […] onde mi glorio che da Maggio 1806 per metà del 1807 aver ben servita quella popolazione nel farli battere quelle novelle selciate da me dirette pulite, ed asciutte e con poca spesa averlo fatto selciare tutte le strade maestre e Piazza che col di loro assegnatoli declivio, davano sistema alle grandi adiacenti da selciarli…>>.

Corato fu tra i primi Comuni d’Italia ad avvalersi della legge del 20/6/1865 N° 2359 sui piani regolatori che prevedeva una ristrutturazione ed un risanamento di antichi quartieri in cui bisognava rimediare alla viziosa disposizione. Il Comune affidò l’incarico all’Ing. Rosalba del genio civile di redigere tale piano, che fu approvato il 28 maggio del 1868 e costituisce il primo documento planimetrico della città di Corato. L’ordine dei lavori fu il seguente:
1. lastricamento generale di tutte le strade attuali
2. conduzione delle piovane ed acque luride
3. rettifica della parte più addensata di strade tortuose ed abitazioni con l’abbattimento di questo centro d’infezioni
4. abbellimenti diversi, vasche di raccolta delle piovane, progetto di una nuova strada esterna che determina l’ampliamento delle città e 2 quartieri di case operaie
La pianta mostra il nucleo centrale, costituito da costruzioni antiche, circondato da un largo Stradone sul quale sono presenti i principali edifici dell’ ‘800, quali palazzo Gioia, palazzo Addario, palazzo Lamonica, villa Capano e statue come quella dedicata a Matteo Renato Imbriani . Con questo piano viene data alla città una chiara impronta data da una strada a forma decagonale, i cui spigoli si allargano per avere funzione di piazza.

Riferimenti Bibliografici
Sviluppo urbanistico con note architettoniche, Francesco Galise;
Storia di Corato, Nicola Fiore.
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