XVIII secolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Arcangela Tarantini
Cenni Storici
Nel 1700 Corato conobbe un periodo di grande espansione al di là della cerchia dello stradone, allora la periferia del paese. Contemporaneamente anche la popolazione, dopo la decimazione provocata dalla peste del 1656, riprese a crescere numericamente passando da circa 7000 abitanti, all’inizio del XVIII secolo, ai 10.000 abitanti alla fine dello stesso secolo. In questo periodo le classi sociali esistenti a Corato, come in genere nel Mezzogiorno d’Italia, erano due: da un lato i nobili feudatari e il clero e dall’altra plebei, contadini, pastori, commercianti, artigiani. I nobili feudatari imponevano e riscuotevano le tasse, i plebei eseguivano i lavori più duri e umili e pagavano le tasse. Questa condizione di miseria e soprusi sfociò in moti popolari che dal Regno di Napoli si estesero anche in Puglia, nella quale la maggior parte della popolazione insorse contro gli oppressori feudali e fiscali. In realtà le rivolte in Puglia furono sedate ben presto e Corato ripiombò sotto il vassallaggio della famiglia Carafa di Andria.

L’esercito napoleonico, dopo aver invaso il nord Italia, nel 1798 invase il Regno di Napoli proclamando la Repubblica partenopea. Ben presto le idee liberali si sparsero tra le popolazioni anche in Puglia e molti patrioti, tra cui un nostro concittadino Federico Quinto, insorsero per difendere le nuove idee e innalzarono la nuova bandiera della libertà sulla torre dell’orologio del Municipio. Con la caduta di Napoleone nel 1815, ci fu la ritorsione reazionaria da parte dei re borboni e della nobiltà feudale. Sul finire del secolo, con l’avvento delle teorie illuministe e soprattutto della rivoluzione francese, sotto l’influsso dei principi liberatari, anticlericali, cominciarono anche a Corato moti di intolleranza anticlericale ed eversivi. Sul piano pratico le idee progressiste ed illuministiche portarono all’abolizione per sempre del feudalesimo con tutti i suoi risvolti negativi sulla società, specialmente quella contadina del sud.

Sviluppo Architettonico e Urbano
La pianta urbana di Corato nel XVIII sec. presentava alcune caratteristiche ancora visibili oggi : arterie e sentieri campestri che raggiungevano e raggiungono tuttora la città, vecchie masserie alcune delle quali conservano ancora l’antica funzionalità. Il grande borgo era circondato da edifici religiosi che sorgevano lontani dall’intero abitato, in terreni spaziosi utili per l’insediamento di nuove abitazioni con l’aumentare della popolazione. Una testimonianza dell’espansione di Corato al di là della cerchia dello stradone è la costruzione, nel 1727, della chiesa dei Cappuccini. E’ una chiesa costruita in stile barocco, semplice settecentesco con annesso il convento dei Cappuccini. A questo periodo risale anche la costruzione della chiesa superiore della Madonna Greca, su corso Garibaldi. Questa chiesa sorge sotterranea nel 1656 con il ritrovamento dell’icona della Madonna Greca, nel periodo dell’ultima peste a Corato. Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 si concluse la costruzione della chiesa superiore.

Del ‘700 è anche Palazzo Lamonica, detto anche palazzo Bracco, con pregevole fattura dei tre balconi con gattoni scolpiti in pietra. Poiché la popolazione in questa secolo tendeva a crescere rapidamente, aumentarono anche i bisogni sociali e le istituzioni civili. Si rese necessaria dunque la costruzione di un vero e proprio ospedale per la cura degli ammalati che, in questi tempi di miseria e povertà, erano numerosi. Crebbe anche il numero degli orfani e dei bambini abbandonati e fu costruito, di conseguenza, un orfanotrofio. Va detto però che nel 1700 sia l’ospedale che l’orfanotrofio erano strutture che esistevano a livello caritativo, non come istituzioni sociali quali lo diventeranno nel secolo successivo con l’avvento in Italia delle idee liberali napoleoniche, l’abolizione della feudalità e la proclamata libertà di tutti i cittadini.

Al XVIII sec. risale la creazione della nuova statua in argento di San Cataldo, testimonianza della grande devozione per il Patrono di Corato. La vecchia e secolare statua del Santo Patrono, costruita nel 1490, con il passare del tempo si era corrosa e annerita; nel 1770 il sindaco di Corato, don Ottavio Lamonica, d’accordo con il Reverendissimo Capitolo Ecclesiastico, fece forgiare una nuova statua tutta in argento massiccio da eccellenti scultori di Napoli. Questa statua è diventata un vanto per la città di Corato e ogni anno viene esposta nella solenne processione di San Cataldo.

Riferimenti Bibliografici
Storia di Corato, N. Fiore, Corato 1984, Tip. Andrea Tarantini;
Storia del suo territorio, F.Galise, Corato 1995, Tip Arti Grafiche Graziani.
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