XVII secolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Marilena Torelli
Nel 1600 la città di Corato si andava estendendo da tutti e quattro i lati delle antiche mura normanne (1046 ca.) modificando così la planimetria della città che da quadrangolare stava divenendo circolare. Infatti nuovi edifici e nuovi quartieri stavano sorgendo fino al limite circolare interno dell’attuale stradone, cosicché le mura e le torri andavano via via scomparendo. Tra gli edifici eretti in questo secolo quelli storicamente importanti sono Palazzo Capano, la Chiesa sotterranea di Santa Maria Greca, la Chiesa di S. Giuseppe e il palazzo Lastella in Piazza di Vagno che durante il 1600 era sede del Municipio.

Corato quindi si spinse aldilà dello Stradone già nel 1605 con l’edificazione della chiesa di S. Giuseppe, voluta forse dalla categoria degli artigiani. La città infatti nel 1600 non era tutta e solo contadina ma anche artigiana e commerciante. La chiesa è un esempio di semplice stile barocco riconoscibile dalla cupoletta e dalla facciata con alzata frontale curvilinea e una finestra centrale anch’essa leggermente curvilinea. Anche la chiesa conventuale di S. Benedetto risale al XII secolo, più precisamente al 1627, quando fu eretta sul sito di un precedente convento intitolato all’Annunziata, in perfetto stile barocco riscontrabile soprattutto nel suo campanile.

Tra gli edifici privati sorti in città in questi anni degno di nota è il Palazzo Capano: si tratta di un antico e ben conservato palazzo di pianta quadrangolare ad un solo piano. Anch’esso come i precedenti edifici religiosi citati, presenta elementi tipici del linguaggio barocco come la facciata a bugne grezze e due piccole chiavi di volta che ornano due porte poste all’interno dell’atrio dove c’è un bellissimo pozzetto. Proprio l’atrio rettangolare interno è la caratteristica di spicco di questo semplice e bel palazzo secentesco. Così nei primi decenni del secolo 1600 Corato aveva ormai tracciato la larga fascia circolare dello stradone e si era espansa aldilà di questo grazie alla costruzione dei già citati edifici civili e religiosi. Nel frattempo anche la popolazione subiva una notevole crescita:all’inizio del secolo infatti si potevano contare 8005 abitanti che alla fine dello stesso secolo toccarono soglia 10.000.

Ma la storia della città e la sua crescita demografica subirono però una brusca battuta d’arresto:il trentennio che va dal 1627 al 1657 fu infatti di dolorosa storia per Corato. Un terremoto si abbattè sulla città e su i suoi monumenti proprio nel 1627 e fu tra i più disastrosi che a Corato si registrarono, mietendo numerose vittime e danneggiando anche gli edifici più imponenti. Tra questi la vecchia chiesa Matrice fu quella che riportò i danni più gravi: la volta restò pericolosamente lesionata come pure i muri perimetrali, per cui i tecnici pensarono di rinforzare tutta la fabbrica gettando un alto arco, ancora visibile, che abbracciasse la parete laterale sinistra. Ma le tragedie si susseguivano alle tragedie.

Dopo il terremoto si abbattè sulla popolazione di Corato una tremenda carestia dovuta ad una devastante invasione di cavallette che distrussero campi e raccolti. La normalità alla quale poi si giunse nel tempo era destinata a durare poco. Con l’estate del 1656, e poi in quella del 1657, si ripresentò, dopo l’epidemia del 1483, la peste, più mortale e drammatica della precedente. I malati vennero portati fuori dalla città, nella chiesetta della Madonna di S. Giovanni che funse perciò da lazzaretto; anche le sepolture, vietate in paese, furono scavate poco oltre quella chiesa ed ecco perché il cimitero di Corato è poco oltre la chiesa suddetta.

In occasione del contagio si sparse la voce che nel sotterraneo di una delle torri che circondavano la città fosse nascosto un quadro con l’immagine della Madonna, la quale avrebbe potuto allontanare il morbo, se venerata dalla cittadinanza. La scoperta della miracolosa immagine allontanò infatti il flagello dal paese e in seguito, nei sotterranei dell’antica torre, detta appunto “la greca”, sorse nel 1664 una bella chiesa dedicata a S. Maria Greca. La piccola chiesa venne poi rimodernata e ampliata nel 1680 con la costruzione del coro e delle cappelle laterali;solo al XVIII secolo si deve invece la costruzione del nuovo tempio dedicato alla Vergine. Si sa che nei momenti di maggiore difficoltà si cerca conforto e aiuto nella fede ed è per questo motivo che contemporaneamente alle due epidemie il Capitano del Popolo (il Sindaco), i Magistrati e le massime autorità religiose si impegnavano a nome della città e con un atto pubblico ad onorare il Santo patrono della città (S. Cataldo) con maggiore zelo e solennità il 10 maggio, giorno della traslazione, nella speranza che S. Cataldo potesse rinnovare il miracolo che debellò la peste due secoli prima.

Riferimenti Bibliografici
Storia di Corato, N. Fiore, Corato 1984.
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